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martedì, 6 Dicembre 2022

Siccità e Desertificazione: alla Ricerca dell’acqua che non c’è

Della stessa Rubrica

Questa è stata l’Estate con la E maiuscola, quella che per la gran parte di noi ha segnato il punto di non ritorno sulla strada della consapevolezza che il cambiamento climatico è una realtà con cui già da ora dobbiamo fare i conti e che l’ambiente è una priorità non più rinviabile. Il caldo feroce, intervallato da eventi climatici estremi e violenti, i fiumi in secca, i suoli riarsi, piante e animali sia selvatici che addomesticati in sofferenza sono stati la campanella che la ricreazione è finita e che gli scenari evocati per decenni dagli scienziati sono usciti dai laboratori e dai pc per diventare vissuto quotidiano.

La Siccità ne è stata la manifestazione più evidente ed eclatante: dopo mesi e mesi di mancate piogge in inverno, le temperature record registrate da maggio in poi hanno fatto il resto. In tante località, non solo in Italia, sono state attuate misure estreme come i razionamenti. Il termine “oro blu”, con cui l’acqua viene chiamata dagli esperti – che prevedono addirittura guerre per aggiudicarsela in un futuro prossimo – è diventato improvvisamente e spietatamente chiaro a tanti di noi, anche se, senza andare tanto lontano, sono ingentissimi i danni all’agricoltura e all’agroalimentare, per cui la risorsa idrica è indispensabile.

Ed è proprio alla Siccità – ed alla desertificazione che ne consegue – che è dedicato questo numero, con l’intento di prenderne le misure, sia sul fronte dei problemi che su quello delle soluzioni su cui la Ricerca (a partire da quella del CREA) sta lavorando.

L’editoriale del Presidente Carlo Gaudio offre, come di consueto, una disamina esaustiva e documentata del fenomeno, che va oltre i numeri della scienza, per analizzarne le diverse ripercussioni su clima, ambiente, agricoltura e salute.

In realtà, come si diceva prima, il dibattito scientifico e ambientalista sull’importanza della gestione sostenibile dell’acqua è partito da diversi anni, per quanto, però, l’impronta idrica sia stato un passaggio metodologico fondamentale, che ha contribuito in modo determinante a far conoscere i termini della questione. Eppure, anch’essa è stata nel tempo aggiornata dagli studiosi e di ciò se ne giova soprattutto la carne bovina, che proprio l’impronta idrica ha collocato da anni tra i maggiori consumatori di acqua: ma è davvero così?

Una cosa è certa: c’è meno acqua – d’altronde piove di meno – e fa più caldo. Un esempio? Abbiamo studiato e messo in relazione l’ampia serie storica (dal 1964!) di dati meteo-ambientali e sull’andamento della falda relativi all’azienda sperimentale CREA di Casale Monferrato, scoprendo dati molto interessanti che, oltre al clima, chiamano in causa anche l’uomo. E ancora, sul fronte della raccolta dati, stiamo utilizzando anche le tecnologie più sofisticate, comprese quelle satellitari, per osservare e prevedere il rischio siccità e desertificazione di una determinata area, combinando dati di temperatura e umidità del suolo. E d’altronde, la presenza di acqua nel suolo è uno dei principali indicatori dello stato di salute degli agroecosistemi.

La siccità dei mesi scorsi è stata tale che si sono dovute irrigare più del consueto colture come gli alberi da frutto (frutteti, agrumeti e uliveti) che, normalmente, non ne avrebbero bisogno. Non una congiuntura, purtroppo, secondo i nostri esperti, ma una tendenza sempre più strutturale, da studiare e governare, per mettere al riparo agricoltori e raccolti. Purtroppo, però, a pagare il conto salato di questa lunga estate calda sono anche altre produzioni italiane di eccellenza come il riso – per cui si prevedono pesanti perdite – e il kiwi, perché le temperature elevate sono tra le concause della famigerata “moria del kiwi”, che sta imperversando da anni. Ma il caldo eccessivo è anche l’habitat ideale per parassiti e patogeni che trovano piante indebolite e sfibrate.

Non se la passano meglio i nostri allevamenti di bovine da latte e bufale: lo stress idrico può avere conseguenze negative che, però, come vedremo, grazie alla ricerca, possono essere contenute. E infine, a completare il quadro, scopriamo che in città fa ancora più caldo, ma che potremmo rinfrescarci, se solo riuscissimo a ripensare radicalmente il verde urbano, pianificandolo scientificamente: privilegiando, per esempio, piante a fabbisogno idrico ridotto, come le piante grasse e cactacee, perché coniugare bellezza, scienza e funzionalità è possibile.

Se il denominatore comune del contrasto alla siccità è – come abbiamo visto – l’ottimizzazione della risorsa idrica, l’irrigazione di precisione è forse la prima delle risposte possibili.  

Tuttavia, in un contesto ambientale e climatico in così rapida evoluzione, studiare non basta, occorre sperimentare sul campo le soluzioni e poiché il CREA è un Ente di sperimentazione, oltre che di ricerca, vi raccontiamo i nostri lavori in corso per il mais tollerante al caldo, i vigneti resilienti e infrastrutture irrigue innovative sempre più al passo con questi tempi asciutti.

Insomma, dobbiamo acquisire nuove consapevolezze e nuove competenze sulla risorsa acqua e, a tal fine, politiche ben strutturate possono fare la differenza. Il CREA assicura tutto il supporto necessario alle Istituzioni impegnate e un diverso approccio all’acqua è già realtà: basti pensare ai progetti Water4AgriFood e Goccia Verde (ce lo racconta Massimo Gargano direttore generale di ANBI) o a strumenti innovativi come, per esempio, le banche dati SIGRIAN e DANIA.

Ma non si può parlare di siccità e di acqua senza parlare di suolo, perché abbiamo sperimentato come una sua corretta gestione lo renda meno vulnerabile agli eventi piovosi estremi.

E infine, le nostre rubriche: considerando il tema del numero, era praticamente d’obbligo per “CREA incontra” intervistare il presidente ANBI Francesco Vincenzi, che ha condiviso con noi la sua analisi della situazione e ci ha illustrato le sue proposte.

Il podcast “Storie di Ricerca” è incentrato sul capitale acqua in agricoltura e sulla sua fragilità.

“CREA per la scuola” si occupa stavolta di 2 scuole molto speciali, di altissimo livello: quella di Agrometeorologia e quella di Water management per offrire nuove conoscenze e nuove competenze ad un’agricoltura che cambia.

Per “Presi nella rete” ci siamo fatti raccontare dagli esperti della Rete Rurale Nazionale le migliori esperienze italiane di gestione dell’acqua selezionate nell’ambito del progetto “Eccellenze Rurali” e ne scopriremo delle belle.

In “Uno sguardo al Futuro”, invece, capiamo come l’intelligenza artificiale possa imprimere una svolta epocale al monitoraggio e allo studio della siccità. Mentre in “Chiedilo al CREA” abbiamo dato voce e risposta ad un timore reale per il futuro del nostro Paese: esiste un rischio desertificazione in Italia?

Nell’ormai consueto appuntamento “Dal CREA con sentiment(o)” abbiamo interrogato i social su Siccità e desertificazione e sono emerse preoccupazione e richiesta d’intervento immediato da parte delle istituzioni, verso le quali, però, c’è poca fiducia che riescano a risolvere il problema.

Infine, CREA Break: siete pronti a scoprire con i nostri ricercatori tante altre storie di Terra, d’Acqua e di Natura?

Buona lettura, visione, ascolto.

Cristina Giannetti
Direttrice Responsabile CREA Futuro e Capo Ufficio Stampa CREA

Storica per formazione, giornalista per vocazione e comunicatrice per passione

#laFrase
vivere per raccontarla
(Gabriel García Márquez)

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