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martedì, 6 Dicembre 2022

Colture arboree e siccità/2: verso una nuova frutticoltura. Intervista a Marco Scortichini 

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L’intero territorio nazionale è stato investito questa estate da grandi ondate di calore e da una crisi idrica senza precedenti. La siccità ha imperversato ovunque nel nostro Paese, in particolare nella Pianura Padana, colpendo maggiormente l’agricoltura, con danni e perdite economiche incalcolabili. Il fabbisogno irriguo italiano richiede, quindi, un ripensamento complessivo della gestione della risorsa idrica, partendo dal fatto che colture che finora non avevano bisogno  di essere irrigate, in futuro, invece, ne avranno sempre di più e che la risorsa acqua non solo non è infinita, ma è sovrasfruttata.  Servono quindi non solo l’ agricoltura di precisione con le sue tecnologie all’avanguardia, ma anche metodi alternativi, quali ad esempio il riutilizzo delle acque reflue.  

Quanto il cambiamento climatico sta effettivamente impattando sulla nostra agricoltura e sulle nostre produzioni? Possiamo ancora permetterci varietà o colture a elevato fabbisogno di acqua? ne parliamo con Marco Scortichini, ricercatore del CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura, affrontando la questione dal punto di vista della frutticoltura e degli alberi da frutto. 

1. Come il cambiamento climatico ha modificato il fabbisogno idrico di frutteti? 

Tra le coltivazione agricole, i fruttiferi sono quelli dove l’irrigazione è maggiormente presente in tutti gli ambienti di coltivazione italiani. Il cambiamento climatico, con periodi siccitosi sempre più frequenti, ha reso il settore estremamente vulnerabile, richiedendo, pertanto, un ripensamento della gestione della risorsa irrigua per continuare ad assicurarne la produttività. 

Ne sono testimonianza non solo il crescente aumento del fabbisogno irriguo – circa il 30% negli ultimi 20 anni – legato ad una maggiore evapotraspirazione, conseguenza delle temperature più elevate, ma anche il ricorso ad irrigazioni straordinarie – nei mesi di marzo-aprile, quando solitamente non si irriga – che si rendono necessarie in molte coltivazioni, nei casi di stagioni primaverili poco piovose, per favorire l’accrescimento dei frutti.  

Ciò comporta, inevitabilmente, la modifica di alcune scelte basilari per i nuovi impianti, a partire dalle specie che dovranno, necessariamente, essere più tolleranti verso i periodi siccitosi, dalle varietà e dai relativi portinnesti. Bisogna sottolineare che, finora, il miglioramento genetico non ha quasi mai preso in considerazione la selezione e costituzione di varietà caratterizzate da una resistenza fisiologica nei confronti di bassi apporti di acqua. In alcune aree, solitamente caratterizzate da apporti irrigui più che sufficienti e quasi mai interessate dalla siccità, si sono espanse naturalmente coltivazioni esigenti in termini di apporto irriguo, quali actinidia, noce da frutto, melo e pero. Inoltre, gli impianti ad alta densità, a causa del ridotto volume di terreno colonizzato dalle radici, richiedono un maggiore apporto di acqua. 

L’irrigazione, quindi, sarà sempre più basata su modelli di precisione che affidano a tecnologie, più o meno sofisticate, decisioni sulle modalità di intervento – tempi e volumi – per consentire un netto risparmio della risorsa idrica. A tale scopo, saranno sempre più diffusi nei frutteti appositi sensori (tensiometri), in grado di rilevare il contenuto in acqua disponibile  del suolo o il potenziale idrico delle foglie, collegati a centraline che elaborano i dati e, in caso di necessità, inviano il segnale per l’attivazione dell’impianto irriguo.  

Anche gli impianti di irrigazioni sono stati adattati alle nuove esigenze di risparmio idrico, mediante la messa a punto di irrigazioni localizzate auto compensanti, in grado, cioè, di garantire la medesima quantità di acqua con ogni condizione di pressione lungo la tubazione. Esistono anche sistemi di irrigazione interrati, di bassa portata, da posizionare nei pressi dell’apparato radicale, in grado di somministrare le giuste quantità di acqua al frutteto. In quest’ultimo caso, si potranno utilizzare anche acque reflue opportunamente depurate. 

2. È possibile ipotizzare uno scenario futuro per i frutteti in Italia?  Con quali  possibili conseguenze per il consumatore, per chi produce e per l’ambiente?  

La gestione della risorsa idrica in frutticoltura in un prossimo futuro dovrà, necessariamente, prevedere una serie di interventi agronomici e tecnici atti ad ottimizzare l’utilizzo dell’acqua. Tra queste si ricordano tutte quelle tecniche che consentono di migliorare la struttura dei terreni, soprattutto nei suoli argillosi, per consentire all’acqua piovana di approfondirsi nel suolo, raggiungendo anche gli strati profondi. In questo ambito, un maggior ricorso alla sostanza organica può essere di grande importanza. La scelta del portainnesto sarà, quindi, fondamentale, in quanto si dovranno privilegiare quelli con apparato radicale che si approfondisce molto nel terreno. Mediante tecniche di pacciamatura si dovrà, inoltre, limitare l’evaporazione del suolo ed evitare, nel contempo, l’uso dell’inerbimento, in quanto causa di competizione con l’apparato radicale dell’albero. Si dovranno altresì adottare unicamente i sistemi con irrigazione localizzata, a “goccia” o sotterranea, da gestire mediante apposite centraline di rilievo, collegate con appositi sensori in grado di rilevare il tenore di umidità del suolo e indicare quando è il momento ottimale per effettuare l’adacquamento secondo le esigenze fisiologiche dell’albero. Infine, si farà sempre più ricorso alla fertirrigazione e alla concimazione fogliare. 

Particolare cura andrà posta alla “potatura verde”, quella che si effettua in estate, per eliminare le parti di chioma non necessarie, mentre si dovrà anticipare la potatura invernale per le cultivar a maturazione precoce o media, per ridurre le loro necessità del fattore acqua. Il volume di diradamento dei frutti dovrà essere aumentato per garantire una buona pezzatura dei frutti e si farà sempre più ricorso alle reti ombreggianti per ridurre l’incidenza solare nel frutteto e, conseguentemente, il fabbisogno in acqua. Nei nuovi impianti, infine, andranno preferite le forme di allevamento basse per ridurre l’evapotraspirazione della chioma. 

3. Come la ricerca può aiutare i frutteti ad adattarsi a questi nuovi scenari?  

La ricerca può fare tanto. Per prima cosa studiando la fisiologia e la genetica di quelle varietà in grado di resistere alle elevate temperature e che non necessitano di un elevato apporto idrico. Studiando i meccanismi e i fenomeni che sottintendono al gene della resistenza agli stress idrici è possibile, con le tecniche di miglioramento genetico, trasferire questo gene in altre cultivar. In secondo luogo, si può aiutare l’apparato radicale delle piante con la presenza di consorzi microbici, un pool composto in prevalenza da funghi e batteri, che vengono identificati in laboratorio, valutando i più idonei ad essere trasferiti e inoculati in altre piante.  Tali microrganismi, ricoprendo l’apparato radicale della pianta, sono in grado di fornire ormoni e fattori di crescita per l’albero, anche in presenza di condizioni di forte stress idrico.

Micaela Conterio
Ufficio stampa CREA

Giornalista pubblicista dalla comprovata professionalità sia come addetto stampa, con particolare riguardo ai social media (relations, strategy, event e content) e al web, sia come redattrice di articoli presso diverse redazioni di testate giornalistiche nazionali. Fotografa e scrittrice per passione.

#lafrase Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

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