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lunedì, 26 Febbraio 2024

Patogeni delle piante & siccità: le relazioni pericolose

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Mentre gli agricoltori italiani sono alle prese con le sempre maggiori avversità atmosferiche e climatiche dettate dalla siccità e aggravate da fenomeni meteorologici estremi, abbiamo intervistato Pio Federico Roversi, direttore del CREA Difesa e Certificazione, istituto nazionale di riferimento per la protezione della piante, per comprendere perché fenomeni come la siccità possano favorire  insetti vettori di patogeni, che mettono a rischio le nostre colture

È vero che la siccità favorisce l’avvento di insetti e patogeni delle piante? In particolare di che tipo? Quali sono le specie di colture più esposte? E com’è cambiata in questo senso la realtà italiana?

Pio Federico Roversi
Direttore del CREA Difesa e Certificazione

Su una superficie relativamente limitata, l’Italia presenta una diversità di contesti biogeografici determinanti per lo sviluppo di un’agricoltura caratterizzata da produzioni agricole di grande valore, che hanno contribuito a diffondere a livello internazionale l’immagine di un Paese ricchissimo di prodotti tipici. A questo si aggiunge, per gli ambienti naturali, la presenza di un eterogeneo complesso di foreste e macchie in grado di disegnare paesaggi unici che attraggono innumerevoli visitatori ogni anno da tutto il mondo.

Foreste Alpine

I cambiamenti cui è andato incontro il nostro territorio per rendere possibile la coltivazione di specie agrarie e la produzione di prodotti forestali si è però quasi sempre accompagnato ad una diminuzione delle capacità di resilienza dei sistemi agricoli  e degli ecosistemi forestali, con una maggiore suscettibilità alle aggressioni di vecchi e nuovi agenti di danno, indigeni ed esotici.

A questo si vanno sovrapponendo con pressione crescente i cambiamenti climatici in atto, i cui effetti sono ancora in gran parte da comprendere, non solo per quanto attiene le azioni dirette sulle piante ma anche, in particolare, per quanto attiene l’influenza sulle comunità di organismi e microrganismi che possono danneggiare le piante stesse.

Il contesto subisce ulteriori complicazioni dall’intensificarsi di eventi meteorici estremi che, in alcuni casi, consentono la colonizzazione di ambienti in precedenza preclusi a specie nocive o mettono a disposizione grandi quantità di substrati di alimentazione favorevoli allo sviluppo epidemico delle popolazioni di fitofagi, come insegnano le disastrose infestazioni di Bostrico tipografo sui boschi alpini.

Ultime, ma non certo secondarie per importanza, vanno considerate le introduzioni accidentali di organismi e microrganismi alieni provenienti da altri areali, per i quali mancano quelle possibilità di equilibrio derivanti da una lunga storia di coevoluzione e coesistenza dinamica con le nostre piante, con scenari di estrema gravità che, in alcuni casi recenti, si configurano con crolli di produzione, come nel caso delle recenti infestazioni di Cimice asiatica nei frutteti del Nord Italia o come veri e propri collassi dei sistemi forestali, come nel caso delle infestazioni di Cocciniglia del Pino marittimo lungo le coste Tirreniche.

Nel loro complesso, i fattori di disturbo delle colture agrarie, delle foreste e del verde urbano rappresentano ormai in varie aree del nostro Paese vere e proprie emergenze in grado di condizionare i processi gestionali e la stessa possibilità di fare agricoltura e conservare gli ecosistemi, divenendo in alcuni casi elemento di criticità con cui confrontarsi costantemente nella definizione delle scelte colturali e selvicolturali.

CREA Centro Difesa e CertificazioneC – Spighe Controlli Certificazione

Per chiarezza espositiva le problematiche prese in esame possono essere suddivise in tre grandi raggruppamenti, illustrando per ciascuna di esse esempi di particolare rilevanza:

  • (a) organismi nocivi indigeni che stanno facendo registrare estese infestazioni con una frequenza non rilevata da decenni, in taluni casi con attacchi in ambienti fino ad oggi risparmiati;
  • (b) Insetti, acari e nematodi  provenienti da altre aree geografiche che si stanno diffondendo in modo epidemico, dando luogo a veri e proprie invasioni biologiche in grado di mettere a rischio coltivazioni agricole, aree verdi urbane e sopravvivenza di formazioni forestali;
  • (c) Insetti indigeni la cui dannosità è collegata alla capacità di trasportare patogeni alieni di recente introduzione, cui si aggiungono Insetti alieni capaci di favorire la diffusione di patogeni indigeni.

(a) Nella categoria degli organismi nocivi indigeni che stanno facendo registrare estese infestazioni non segnalate in precedenza, un caso emblematico è rappresentato dalla Processionaria della quercia, Lepidottero defogliatore primaverile-estivo, legato alle querce caducifoglie, diffuso in Europa centrale e meridionale, le cui larve possono causare gravi problemi non solo alle piante, ma anche alle persone ed agli animali domestici e selvatici in quanto sono dotate sul dorso di peli urticanti. Questo insetto era noto fino ad alcuni decenni fa solo per sporadici attacchi su piante isolate vicino abitazioni o lungo strade, ma negli ultimi decenni ha fatto registrare infestazioni su decine di migliaia di ettari in varie regioni italiane, oltre che in altri Paesi Centro e Nord Europei, rendendo impraticabili interi boschi.

(b) Con riferimento a specie provenienti da altre aree geografiche, una delle principali minacce a livello mondiale per i sistemi agricoli, sia a conduzione ascrivibile all’agricoltura biologica che per le aziende gestite con i sistemi di controllo integrato, è rappresentato dalla Cimice asiatica, insetto dannoso originario dell’Asia, introdotto accidentalmente e ormai acclimatato in Nord America  e in vari Paesi europei, dove è rapidamente diventato un temibile fitofago, in grado      di distruggere interi raccolti, non solo nell’ambito della frutticoltura, ma anche su colture erbacee. Con riferimento alle sole aree frutticole del Nord Italia, le stime indicano per il 2019 la compromissione di interi raccolti e perdite divenute insostenibili per il comparto, cui si aggiungono le perdite relative all’industria di trasformazione, rimasta priva di materia prima di provenienza nazionale. La Cimice asiatica è risultata infatti capace di danneggiare con le sue punture di alimentazione più di 300 specie coltivate e spontanee.

(c) Per quanto attiene le simbiosi, nelle quali Insetti vettori indigeni contribuiscono alla diffusione di patogeni delle piante di nuova introduzione, è ampiamente sufficiente richiamare il binomio Insetti del noto gruppo delle Sputacchine – Xylella dell’Olivo. Sono tristemente note ormai non solo al mondo agricolo, ma anche al grande pubblico le devastazioni degli oliveti della Regione Puglia, causate dalla diffusione epidemica di questo Batterio da quarantena, il cui trasporto da piante infette a piante sane è realizzato con le punture di Insetti con apparato boccale pungente succhiante che, alimentandosi su getti verdi di olivi attaccati da Xylella, si infettano e, nel momento in cui si spostano su altre piante, ancora indenni, trasmettono loro la malattia.

Cosa dobbiamo aspettarci in un futuro sempre più secco?

In questo quadro generale in continua evoluzione, sia per le nuove specie di fitofagi e fitoparassiti implicati che per l’intensificarsi dei trend climatici, a loro volta causa del cumularsi di fattori di stress, in particolare sulle piante arboree di interesse agricolo, forestale e ornamentale, alcuni organismi e microrganismi dannosi alle piante dovranno essere contrastati con maggiore efficacia, se si vorranno salvaguardare i sistemi produttivi del settore agro-forestale. Non dobbiamo infatti dimenticare che quando parliamo di Insetti, Acari, Nematodi, Funghi, Batteri e Virus parliamo di organismi e microrganismi con una grande plasticità ecologica e capacità di adattarsi alle mutate condizioni climatiche, utilizzandole a proprio favore. Basti pensare a quegli Insetti fitofagi provenienti da aree tropicali che, fino a pochi anni fa, non riuscivano a sopravvivere nei nostri ambienti a causa della rigidità degli inverni o ad altre specie capaci di svolgere più generazioni con il mitigarsi del clima, raggiungendo in poco tempo livelli numerici insostenibili per le colture.

CREA Centro Difesa e Certificazione, Azienda Sperimentale di Budrio

Cosa si può fare per prevenire e contrastare il fenomeno?

Per continuare nel nostro Paese a fare agricoltura di qualità e difendere foreste e verde urbano, è ormai ineludibile la necessità di affrontare in modo adeguato la difesa delle piante, potenziando da un lato le strutture e gli organici del Servizio Fitosanitario Nazionale in tutte le sue articolazioni, per una efficace azione di prevenzione all’ingresso di nuovi organismi e microrganismi nocivi alle piante, dall’altro – invece – favorendo al massimo livello la ricerca avanzata su mezzi e strategie di potenziamento delle difese naturali delle piante e di controllo sostenibile degli agenti di danno dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

Qual è il contributo in tal senso del CREA DIFESA e CERTIFICAZIONE, Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante?

In considerazione delle criticità nella difesa delle piante, emerse talvolta anche in modo drammatico nel corso di due decenni di applicazione del mercato unico, l’Unione Europea ha intrapreso una profonda revisione normativa del regime fitosanitario comunitario, che ha portato all’adozione di nuovi regolamenti, con l’obiettivo di contrastare l’ingresso e la diffusione di organismi e microrganismi nocivi per la salute delle piante, le produzioni vegetali, gli ecosistemi forestali, gli impianti di arboricoltura da legno, il verde urbano e periurbano, gli ambienti naturali e più in generale il patrimonio di biodiversità dell’Unione.

Al fine di garantire la piena applicazione delle novità introdotte dalla normativa europea e in linea con quanto indicato dalla Convenzione internazionale per la protezione delle piante, è stato intrapreso un percorso di riordino dell’attuale normativa nazionale e del Servizio Fitosanitario Nazionale (SFN). Tale riordino si è concluso con l’adozione del decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 19, con il quale si intende dare piena applicazione al nuovo regime fitosanitario europeo.

Le nuove norme hanno decretato la nascita dell’Istituto Nazionale di Riferimento per la Protezione delle Piante individuato nel CREA Difesa e Certificazione, quale organismo scientifico del Servizio Fitosanitario Nazionale per le attività di protezione delle piante, assegnando a tale struttura in collaborazione con gli organismi Ministeriali e i Servizi Fitosanitari Regionali e Provinciali, compiti primari:

  • effettuazione di approfondimenti scientifici sugli organismi nocivi che rappresentano un rischio fitosanitario;
  • redazione di Analisi di rischio fitosanitario ( Pest Risk Analisys – PRA) e di Analisi di rischio ambientale ( Environmental Risk Assessment – ERA);
  • diagnosi di conferma di secondo livello, nonché gli studi di caratterizzazione tassonomica di parassiti alieni introdotti o a rischio di introduzione sul territorio dell’Unione;
  • collaborazione con i Laboratori Europei di Riferimento (EURL);
  • coordinamento delle attività dei 6 Laboratori Nazionali di Riferimento, dei laboratori ufficiali, nonché dei restanti laboratori della rete nazionale, al fine di armonizzare e migliorare i metodi di analisi, prova o diagnosi di laboratorio;
  • organizzazione degli audit dei Laboratori Nazionali di Riferimento, dei laboratori ufficiali e dei laboratori della rete nazionale in applicazione del piano nazionale degli audit;
  • messa a punto e la validazione di metodi analitici, anche attraverso prove di sperimentazione, sia nei confronti di organismi nocivi di quarantena sia di organismi regolamentati non di quarantena (RNQP);
  • organizzazione di prove comparative interlaboratorio e prove valutative tra laboratori, assicurando il controllo ( follow-up ) dei risultati;
  • svolgimento di corsi di formazione per il personale dei laboratori nazionali di riferimento, dei laboratori ufficiali e dei laboratori della rete nazionale, in conformità alle previsioni del piano di formazione;
  • predisposizione di dossier per l’eliminazione delle barriere fitosanitarie.

A seguito dell’emanazione delle nuove norme il CREA Difesa e Certificazione ha assunto un ruolo chiave nella prevenzione dell’entrata e della diffusione degli organismi dannosi delle piante e, in tale contesto, dovrà supportare su molteplici fronti il Sistema Paese nella difesa delle piante e dell’agricoltura nazionale. Con riferimento a tali compiti, il nostro centro di ricerca ha avviato, con il pieno supporto dei vertici CREA, la realizzazione della Piattaforma Tecnologica Integrata CUSTOS-PLANTIS (Guardiano delle Piante) che include strutture imperniate su due Laboratori Nazionali da Quarantena, con livelli di biosicurezza definiti nell’ambito della Classificazione della World Health Organization. Elementi base della piattaforma sono il Laboratorio Nazionale da Quarantena per il Controllo dei Patogeni dannosi alle Piante Virus, Viroidi, Fitoplasmi, Batteri, Funghi (LNQ-VBF) e il Laboratorio Nazionale da Quarantena per il Controllo degli Insetti, degli Acari e dei Nematodi dannosi alle Piante (LNQ-IAN).

Nuovo Laboratorio Nazionale da Quarantena per la Difesa delle Piante

Infine, è importante ricordare che molto del futuro della nostra agricoltura si gioca fin dalle prime fasi di coltivazione in relazione alla scelta di sementi adatte certificate, premessa indispensabile sia per assicurare colture il più possibili indenni da malattie e infestanti che per realizzare rese idonee dal punto di vista quantitativo e qualitativo. La Certificazione delle Sementi, le azioni inerenti l’iscrizione al Registro delle nuove varietà vegetali e i controlli di supporto alle autorità nazionali sulla presenza di ogm nelle sementi, continueranno anch’essi a rappresentare un ambito di primaria importanza svolto, dal Centro Difesa e Certificazione per sostenere adeguatamente l’agricoltura del Paese nel contesto dei cambiamenti climatici in atto.

Giulio Viggiani
Giornalista pubblicista e componente dell’Ufficio Stampa CREA 

Svolge attività di branding, media relations, implementazione ed aggiornamento contenuti dell’area stampa del sito CREA, pianificazione eventi, rassegna stampa press e audio-video; news e comunicati stampa su seminari, convegni, eventi, studi e attività scientifiche dell’ente.

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