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martedì, 6 Dicembre 2022

Risicoltura e siccità: quale futuro? 

Della stessa Rubrica

La grave carenza idrica sta avendo forti ripercussioni sulla risicoltura italiana, oltre che sulla produzione sementiera 2022,  sul  seme  necessario  per allestire  la campagna 2023. Ne consegue che, molto probabilmente, si assisterà ad una minore produzione, un minor panorama varietale disponibile e una minore possibilità di scelta all’interno delle partite di seme disponibili al fine di individuare e commercializzare il materiale di maggiore qualità.

La campagna agraria in corso è purtroppo caratterizzata dalla siccità. L’8 dicembre 2021, infatti, è stato registrato dalle centraline meteorologiche di Piemonte e Lombardia l’ultimo evento significativo di piogge o nevicate diffuse, a cui sono poi seguiti oltre 100 giorni senza alcuna precipitazione degna di rilievo. Le sporadiche precipitazioni, tra l’altro, non sono state in grado di invertire la tendenza negativa che si è osservata negli ultimi anni. Dai dati forniti dalla Rete Agrometeorologica del Piemonte (Regione Piemonte – Assessorato Agricoltura – Settore Fitosanitario), abbiamo estrapolato le precipitazioni del primo semestre in due località risicole (Trino Vercellese, VC; Granozzo con Monticello, NO): siamo passati da quasi 600 mm di pioggia del 2014, a meno di 

150 mm nel 2022, con un decremento regolare. 

Grafico n.1

Anche in Lombardia i dati dell’ARPA ci mostrano che nel semestre dicembre 2021-maggio 2022 le precipitazioni sono state inferiori al peggior livello registrato negli ultimi 15 anni precedenti. ù

Grafico n.2 – Lombardia: precipitazioni del semestre dicembre-maggio

Negli areali risicoli l’allarme deriva da un insieme di fattori che, presi singolarmente influiscono pesantemente sulla disponibilità idrica, ma che purtroppo quest’anno si sono verificati contemporaneamente, andando a sommarsi: 

  1.   la drastica riduzione delle piogge e delle nevicate; 
  2.   le temperature elevate; 
  3.   l’elevata percentuale di superficie risicola seminata in asciutta, che, rispetto ad una semina in acqua, di fatto posticipa di circa un mese la necessità di acqua . In questo modo la forte richiesta di acqua dovuta alla semina del riso va a coincidere con il periodo in cui altre importanti colture ne necessitano (es. mais). Inoltre, ciò avviene quando naturalmente si ha meno disponibilità idrica rispetto al mese precedente. 

A luglio 2022 la stima delle riserve idriche lombarde è risultata meno della metà di quella registrata nel peggior anno tra il 2008 e il 2020. Nonostante alcune precipitazioni di inizio agosto, il totale della riserva idrica invasata nei grandi laghi, negli invasi artificiali e sottoforma di SWE (equivalente idrico della neve) a     metà     agosto     è     risultato     inferiore     alla     media     del     periodo     2006-2020     (-61.0%) (https://www.arpalombardia.it/Pages/Meteorologia/Osservazioni-e-Dati/Il-tempo-di-ieri/Download- Bollettini.aspx?use=storico&isel=66359)

Grafico n.3 – ARPA TOTALE RISERVE

https://www.arpalombardia.it/Documents/Meteoreologia/2022-07-22_Osservatorio_ARPALombardia.pdf

Da dove arriva l’acqua per le risaie? 

Figura n.1

Nel territorio piemontese, le riserve idriche che partono dall’arco alpino piemontese e valdostano e che distribuiscono acqua alle principali fonti di approvvigionamento di quest’area sono i fiumi Dora Baltea, Po, Ticino, Sesia, i torrenti Cervo ed Elvo e il Lago Maggiore, oltre numerosi fontanili sparsi nella pianura ed agli invasi artificiali. Ai fini agricoli, l’acqua viene poi convogliata nei tre maggiori canali adduttori della risicoltura piemontese: il Canale Cavour, il Canale Depretis e il Canale Regina Elena. 

La rete irrigua spesso è ancora costituita da canali tradizionali in terra che causano forti perdite: sarebbero necessari interventi di ripristino e rivestimento. 

Figura n.2 – Grandi  consorzi  irrigui  tra  Dora  Baltea  e  Adda  (elaborazione  Est  Sesia,  https://www.estsesia.it/wp- content/uploads/2019/10/EstSesia-119.pdf) 

La siccità degli ultimi mesi ha causato riduzione della portata dei canali: 55-60% nel canale Cavour, 20% nel canale Depretis e una forte riduzione si registra anche nel Canale Regina Elena per il forte abbassamento del Lago Maggiore, il cui invasato da metà ottobre 2021 a metà agosto 2022 è sempre risultato inferiore alla media del periodo 2006-2020. 

Grafico 4 – livello del Lago Maggiore nel 2021 e nel primo semestre 2022 (fonte: astrogeo.va.it) 

Quali danni ha prodotto la siccità? 

I dati elaborati dall’Ente Nazionale Risi per la campagna 2021 evidenziano che la coltivazione del riso in Italia ha interessato una superficie di oltre 227 mila ettari, principalmente localizzati nelle provincie di Vercelli (36 

% del totale), Novara (14 %) e Pavia (36 %). I produttori agricoli interessati sono stati oltre 3.700, di cui oltre l’80% con aziende localizzate nelle 3 principali province.  La produzione è stata di circa 1 milione e mezzo di tonnellate destinate principalmente al consumo interno e all’esportazione nei paesi UE. Dalle prime indagini relative alla campagna 2022 la superficie seminata a riso è diminuita di circa il 4% attestandosi sui 218.000 ettari. 

Occorre sempre ricordare che la risicoltura italiana rappresenta oltre il 50% della risicoltura europea sia come superfici coltivate che come produzione totale. Inoltre, aspetto certamente non secondario, le produzioni italiane di sementi sono esportate e coltivate in tutti i Paesi dell’UE e anche nei Paesi dell’areale mediterraneo in cui si coltiva il riso.

Questo aspetto risulta ancora più importante se si considera la ricerca varietale: oltre il 70% delle cultivar iscritte al catalogo europeo sono di costitutori italiani e circa l’80% delle cultivar protette dall’Ufficio Comunitario per la Protezione dei Vegetali (Community Plant Variety Office – CPVO). 

La grave carenza idrica sta avendo forti ripercussioni sulla risicoltura italiana, in alcuni areali sarebbe più corretto parlare di ripercussioni irreversibili. Le zone in cui si evidenziano le maggiori problematiche sono localizzate in alcune aree del novarese e del pavese.  Ad oggi (fine agosto) non esistono valutazioni certe da fonti ufficiali, ma solo segnalazioni di carattere indicativo rilasciate da istituzioni quali i consorzi di bonifica o organizzazioni agricole. La superficie interessata da perdita del raccolto  sembra oscillare tra il 20 ed il 40% della superficie coltivata. 

In effetti una valutazione sufficientemente precisa dei danni causati dalla mancanza di acqua è di difficile quantificazione.   Le situazioni da considerare sono varie e disparate, infatti se in molte aziende l’acqua è totalmente mancata con conseguente perdita completa del raccolto, in molte altre la disponibilità di acqua è stata parziale, ma comunque non sufficiente per permettere una “normale” gestione agronomica delle colture. In questi casi solo al raccolto sarà possibile evidenziare le possibili perdite di prodotto.

Anche l’AIRI (Associazione Industrie Risiere Italiane) è intervenuta richiamando l’attenzione delle autorità sulla possibilità che, considerando gli areali particolarmente colpiti dalla carenza idrica, potrebbero mancare, nella prossima campagna di commercializzazione, importanti quantitativi delle varietà tradizionali che caratterizzano la produzione italiana, con ripercussioni sul ruolo di leader nell’Unione Europea che agricoltura e industria nazionale ricoprono.

Le ripercussioni sul prossimo anno

Un problema che ad oggi nessuno ha ancora evidenziato e sottolineato con la necessaria importanza è l’influenza  della  siccità  sulla produzione sementiera 2022,  ovvero sul  seme  necessario  per allestire  la campagna 2023. Ad oggi (fine agosto 2022) le domande di sopralluogo in campo per la produzione di sementi sono superiori ai 12.000 ettari, un dato più elevato rispetto a quello delle scorse annate, che si collocava tra i 9.500 ed i 10.500 ettari ma, a causa di problemi legati alla siccità, le ditte sementiere hanno rinunciato già a circa 500 ettari di colture.

La carenza d’acqua andrà sicuramente ad incidere fortemente sulla produzione sementiera, esattamente come per la produzione destinata al consumo, ma con un’aggravante: dove la somministrazione irrigua è stata altalenante, e quindi la cura degli aspetti agronomici è stata per forza di cose meno accurata, sarà ben difficile produrre seme di qualità. I diserbi, le epurazioni e tutte le operazioni che permettono al moltiplicatore di produrre un seme di elevate caratteristiche fisiche e fisiologiche, saranno state effettuate al meglio, ma sicuramente con una minore efficacia rispetto a quelle necessarie.

Ne consegue che, molto probabilmente, si assisterà ad una minore produzione, un minor panorama varietale disponibile (molti areali vocati per determinate produzioni hanno elevate carenze di acqua) e una minore possibilità di scelta all’interno delle partite di seme disponibili al fine di individuare e commercializzare il materiale di maggiore qualità.

Che fare in futuro?

L’andamento meteorologico di quest’anno ci ha mostrato chiaramente qual è la situazione climatica a cui stiamo andando incontro. Anche se per qualche anno dovessimo avere piogge abbondanti, che ci indurranno a dimenticare i danni subiti quest’anno, l’andamento dei prossimi 50-100 anni sarà inevitabilmente caratterizzato da innalzamento delle temperature e diminuzione delle riserve idriche di acqua dolce. Questo impone ad ognuno di noi una seria presa di coscienza, un immediato studio e una rapida applicazione di tutte le possibili strategie di contenimento dei danni.

Luigi Tamborini
Primo ricercatore – CREA Centro Difesa e Certificazioni

Si occupa di certificazione delle sementi dal 1986, dal 1992 è coordinatore delle prove per l’iscrizione al registro nazionale delle varietà di riso e dal 1998 dell’ufficio d’esame del CPVO per il riso.  Dal 2000 è responsabile dell’attuale sede di Vercelli del CREA Difesa e Certificazione.  A queste attività affianca progetti di ricerca applicata dedicati alle principali fitopatie che riguardano la specie riso e pubblicazioni di circa 60 articoli scientifici e divulgativi, 6 libri ed altrettante partecipazioni con capitoli a testi dedicati alla risicoltura ed alla sua storia. 

#lafrase La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro: leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare( A. Schopenhauer)

Patrizia Titone
Tecnologa – CREA Centro Difesa e Certificazioni

Inizia come patologa all’Università di Torino e dal 2008 entra a far parte del mondo della certificazione delle sementi. Oggi si occupa principalmente di certificazione delle sementi, di sperimentazione legata alla specie riso (prove l’iscrizione delle varietà al registro nazionale, prove di lotta ai più importanti patogeni), di sistema di qualità per le prove descrittive delle novità vegetali. Autrice di circa 90 articoli scientifici e divulgativi e di 2 libri sulle varietà di riso coltivate in Europa. 

#lafrase Essere donna non è un dono naturale, ma il risultato di una storia. Non è un destino biologico e psicologico che definisce la donna in quanto tale. Tale destino è la conseguenza della storia della civiltà e per ogni donna la storia della sua vita. (Simone De Beauvoir)

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