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lunedì, 26 Febbraio 2024

Contrasto alla siccità/9: armi efficaci dalla biodiversità

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Il progetto DROMAMED per fronteggiare i cambiamenti climatici nell’area mediterranea

Le risorse genetiche di mais costituiscono una preziosa sorgente di nuovi caratteri utili per il miglioramento genetico, anche per fronteggiare le nuove sfide poste dai cambiamenti climatici e dallo stress idrico. Un patrimonio prezioso, costituito dagli oltre 600 campioni di popolazioni locali italiane raccolti da tutte le regioni italiane e conservati, a partire dal 1954, presso la Banca del germoplasma del CREA-Cerealicoltura e le Colture Industriali, Sede di Bergamo. Proprio in quest’ottica il Centro di ricerca sta sviluppando, insieme all’Università di Bologna, il progetto europeo DROMAMED che coinvolge ben nove Paesi.

Premessa: siccità e mais

La siccità sta fortemente colpendo le coltivazioni di mais italiano nel corso della campagna 2022 e potrebbe dimezzare la produzione di quest’anno; sono a rischio anche i raccolti futuri a causa degli effetti negativi dei cambiamenti climatici che portano sempre più frequentemente a stagioni calde e siccitose. Il mais viene seminato in primavera, si sviluppa durante l’estate e si raccoglie a partire da settembre. Pertanto, l’aumento delle temperature medie e la scarsa disponibilità di acqua nel periodo primaverile-estivo possono causare notevoli danni alla pianta di mais, oltre che favorire la diffusione e l’attacco di insetti e funghi dannosi con conseguente perdita di produzione e deterioramento della qualità del raccolto.

Il mais in Italia

Il mais è una delle principali colture agricole del nostro Paese; è la prima sia in termini di produzione che di rese; riveste un ruolo insostituibile nelle principali filiere nazionali dei prodotti zootecnici e svolge una funzione strategica per le svariate produzioni agroalimentari comprese quelle di eccellenza (DOP, IGP, tra cui Prosciutto di Parma, San Daniele, Grana Padano, Parmigiano Reggiano) che rendono prestigioso il Made in Italy nel mondo. Peraltro, a causa di una serie di diversificate e concomitanti criticità, ulteriormente inasprite dall’attuale drammatica crisi legata alla guerra in Ucraina, la coltura del mais ha subìto nel corso degli ultimi 15 anni una progressiva perdita di competitività che ne ha dimezzato la superficie coltivata in Italia. Nel 2022 si sono raggiunti livelli minimi, al di sotto dei 600mila ettari di superficie coltiva a mais, con un’ulteriore leggera flessione rispetto al 2021 (dati ISTAT, 2022). Per fronteggiare le esigenze delle filiere, il livello delle importazioni ha, viceversa, seguito un trend crescente, passando dal 2010 ad oggi dal 15 al 50% circa.

La ricerca: mais e cambiamenti climatici

Risulta pertanto evidente la necessità di contrastare tali criticità con azioni di ricerca, multidisciplinari e di filiera, per fornire risposte sul breve e medio periodo alle produzioni alimentari nazionali di eccellenza di origine animale vincolate a mangimi e foraggi del territorio, che sono e saranno poste a rischio, anche a causa di stress ambientali crescenti.

In questo contesto, la ricerca genetica su colture agrarie, compreso il mais, sta rivolgendo particolare attenzione all’importanza che la agro-biodiversità può rivestire, se adeguatamente valorizzata, nel fronteggiare le nuove sfide connesse con il cambiamento climatico.

Biodiversità del mais: risorse genetiche per contrastare i cambiamenti climatici

La strategicità delle risorse genetiche (insieme delle diverse varietà) di mais, conservate presso le banche del germoplasma in Italia e all’estero, consiste nel fatto che esse costituiscono una preziosa sorgente di nuovi caratteri utili per il miglioramento genetico, anche in nell’ottica di fronteggiare le nuove sfide poste dai cambiamenti climatici. Il germoplasma (l’insieme delle diverse risorse genetiche) di mais reperibile in Italia è tra i più ampi del Sud Europa; la variegata geografia e il clima diversificato del nostro Paese, in aggiunta alle distinte modalità di coltura maidicola, hanno infatti dato luogo a numerose varietà locali. La rapida diffusione degli ibridi, avvenuta a partire dagli anni ‘50, ha determinato la quasi completa sostituzione delle preesistenti varietà autoctone. Tuttavia, tale prezioso patrimonio genetico è ben rappresentato dagli oltre 600 campioni di popolazioni locali italiane raccolti da tutte le regioni italiane e conservati, a partire dal 1954, presso la Banca del germoplasma del CREA, Sede di Bergamo (Figura 1). Al fine di individuare risorse genetiche che possano contrastare i cambiamenti climatici, particolare interesse rivestono le varietà di mais tradizionalmente coltivate nelle regioni meridionali e insulari italiane, che, proprio perché coltivate in questi areali, potrebbero essere state selezionate dagli agricoltori per la particolare tolleranza alle alte temperature e alla siccità.

Figura 1 – Banca del germoplasma di mais del CREA, sede di Bergamo

Il mais italiano protagonista in ambito europeo: DROMAMED

Proprio in questa prospettiva il CREA sta sviluppando, insieme all’Università di Bologna, il progetto europeo DROMAMED che coinvolge ben nove nazioni (Figura 2 e Scheda informativa).

Figura 2 – Partecipanti al Progetto DROMAMED

Scheda informativa del Progetto DROMAMED

(www.primaitaly.it/wp-content/uploads/2021/06/Booklet-Progetti-2020-compresso.pdf – pag 86) Bando: PRIMA (Partnership for Research and Innovation in the Mediterranean Area) Call Multi-topic 2020 Section 2 Thematic area: Farming systems Topic 2.2.1 Re-design the agro-livelihood systems to ensure resilience. Titolo: Capitalization of Mediterranean maize germplasm for improving stress tolerance Acronimo: DROMAMED: DRO – drought – siccità/MA – maize – mais/ MED – Mediterranean Durata: 36 mesi Data inizio: 01/06/2021 Budget: 1.455.721 Euro Coordinamento: Spagna – CSIC Agencia Estatal Consejo Superior de Investigaciones Científicas Nazioni partecipanti: Algeria – ENSA Ecole Nationale Supérieure Agronomique, Francia – INRAE Institute National de Recherche pour l’Agriculture, l’Alimentation et l’Environnement, Germania -IPK Leibniz-Institute of Plant Genetics and Crop Plant Research (IPK), Marocco – INRA Institut National de la Recherche Agronomique; HIU Hassan I University Portogallo – UNL Universidade NOVA de Lisboa, Spagna – CSIC – Agencia Estatal Consejo Superior de Investigaciones Científicas, UVIGO – University of Vigo Tunisia – INAT Institut National Agronomique de Tunis, Turchia – BATEM Turchia – BATEM Bati Akdeniz Agricultural Research Institute Italia – Unità di ricerca e loro ruolo principale: CREA- Centro di Ricerca Cerealicoltura e Colture Industriali: contribuisce alla valorizzazione del germoplasma italiano di mais. Referente scientifico: Carlotta BALCONI Gruppo di lavoro Sede di Bergamo: C. BALCONI; R. REDAELLI; A. TORRI; G. MAZZINELLI; C. LANZANOVA; S. LOCATELLI Sede di Foggia: A. M. MASTRANGELO; A. TROCCOLI; N. PECCHIONI Sede di Bologna: M. MONTANARI- Alma Mater Studiorum – Università di Bologna – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL): contribuisce all’analisi genetica e alla formulazione dei modelli di breeding Referente scientifico: Elisabetta Frascaroli

Obiettivo e azioni del progetto

Obiettivo generale di DROMAMED è la capitalizzazione di risorse genetiche mediterranee, italiane ed europee di mais, per il superamento delle limitazioni attuali nell’adattamento di questa coltura alle condizioni agro-ambientali dell’area mediterranea ed alle mutate condizioni climatiche.  Le principali azioni sono articolate in cinque Work Packages (WP) riassunte in Figura 3.

Figura 3 – Azioni principali del Progetto DROMAMED

Impatti e risultati attesi

DROMAMED mira principalmente a:

  • evidenziare gli aspetti legati alla tolleranza del mais connessi alla geografia, latitudine, altitudine e agli effetti del cambiamento climatico in condizioni di pratiche agronomiche sostenibili;
  • individuare varietà di mais tolleranti alla siccità e alle temperature elevate da inserire in programmi di miglioramento genetico nelle aree temperate, in coltivazione direttamente dagli agricoltori in regime convenzionale o biologico.

Ruolo degli Stakeholders nel Progetto

DROMAMED è sostenuto da Associazioni di agricoltori e Stakeholders internazionali che interverranno tramite i loro rappresentanti in Comitati per poter seguire lo svolgimento delle attività progettuali al fine di rafforzare l’impatto sociale dei contenuti e dei risultati che via via emergeranno. Per l’Italia risulta molto preziosa la partecipazione in DROMAMED di AMI (Associazione Italiana Maiscoltori) e COPAGRI (Confederazione Produttori Agricoli).

Attività CREA in DROMAMED: siccità e campagna maidicola 2022

Nella primavera 2022 sono state avviate le prime prove sperimentali collegiali DROMAMED; dal CREA sono state allestite prove di campo presso le Aziende di Bergamo di Foggia, per la valutazione agronomica di 215 diverse varietà di mais provenienti da Algeria, Francia, Italia, Portogallo, Spagna. Le condizioni ambientali sono state monitorate presso le Aziende CREA tramite pluviometri (misurazione precipitazioni atmosferiche), sensori per rilevazione temperatura e umidità dell’aria e del terreno (Figura 4). Viste le estreme condizioni di siccità della stagione maidicola 2022, i dati che emergeranno dalle prove in corso risulteranno particolarmente interessanti per evidenziare le potenzialità delle diverse varietà sotto stress ambientale.

Figura 4 – Sensori per rilevazione precipitazioni, temperatura, umidità aria e terreno (prove CREA – DROMAMED 2022)

DROMAMED a sostegno delle criticità della filiera maidicola italiana

Nell’ambito del Piano Nazionale del settore Mais, redatto dal Tavolo tecnico, approvato in Conferenza Stato/Regioni il 20/02/2020, [Decreto 06/05/2019 n. 31929-https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/14335Mipaaf – Settore Maidicolo (politicheagricole.it)] sono state individuate Linee di intervento per aumentare e sostenere la competitività delle produzioni maidicole. Tra gli aspetti prioritari evidenziati nel Piano di settore per il rilancio della maiscoltura, la scelta della varietà coltivata risulta un elemento essenziale della produttività e della qualità in rapporto al contesto ambientale e di filiera, anche alla luce delle nuove sfide poste dal Green Deal. In questo contesto, DROMAMED propone un programma di ricerca innovativo e strategico per poter fronteggiare le criticità menzionate, in quanto prevede la capitalizzazione di risorse genetiche di mais mediterranee, italiane ed europee con tolleranza alla siccità e agli stress correlati al cambiamento climatico negli areali del Sud Europa e Nord Africa e, in prospettiva, in aree più ampie di diffusione di questa coltura. Infatti, la sfida affrontata dal progetto DROMAMED volta alla valorizzazione di nuova variabilità genetica di mais, unita allo studio di sistemi colturali innovativi, potrebbe mitigare la condizione di sofferenza di questa coltura dovuta all’inasprimento delle condizioni ambientali.  

Carlotta Balconi 
Primo tecnologo CREA Cerealicoltura e Colture Industriali

Si dedica alla valorizzazione delle risorse genetiche di mais italiano conservate presso la collezione del Centro nell’ambito di programmi di ricerca e gruppi di lavoro nazionali e internazionali volti all’identificazione di fonti di resistenza a stress biotici e abiotici; si occupa dello studio delle proprietà bioattive di composti vegetali per la protezione di colture cerealicole in un’ottica di economia circolare.

#lafrase La natura non fa nulla di inutile (Aristotele)

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