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Contrasto alla siccità in zootecnia/2: soluzioni dalla ricerca CREA per la bufala

Della stessa Rubrica

L’effetto del caldo sul comportamento (in particolare alimentare) della bufala, cosa emerge dall’avanzamento del progetto Agridigit.

Il cambiamento climatico anche in zootecnia richiede la disponibilità da un lato di animali resilienti dall’altro, invece, di tecnologie e strategie di mitigazione sempre più evolute.

Se allevare bufale fa ormai parte della nostra tradizione, la ricerca ci sta mostrando come queste possano essere considerate una specie d’interesse, anche in funzione dei cambiamenti climatici. Infatti, nell’ambito del progetto AgriDigit, finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF), il CREA-Zootecnia e Acquacoltura sviluppa di protocolli di allevamento e selezione per un maggiore benessere animale, in funzione dello stress termico ed idrico, regolando le pratiche aziendali e i piani di intervento.  

Bufala, caldo e siccità

Il bufalo è ritenuto un animale rustico, resistente e adattato a climi caldi. L’areale di diffusione, si estende in massima parte nella fascia tropicale e subtropicale. Gli unghioni, larghi ed appiattiti, permettono al bufalo di muoversi agevolmente su qualunque terreno, sciolto o molle e paludoso. Il mantello, presente alla nascita, diventa via via più rado (l’adulto è quasi privo di peli). La pelle è costituita da una spessa epidermide, ricca di melanina. Le molecole di melanina intrappolano i raggi ultravioletti e impediscono loro di penetrare gli strati ed i tessuti sottostanti. Sono presenti ghiandole sebacee ben sviluppate, con un’attività di secrezione maggiore rispetto ai bovini (Shafie e Abou El-Khair, 1970). Il sebo svolge funzione protettiva e impermeabilizzante. La lucentezza determinata dallo strato lipidico aiuta anche a riflettere la radiazione solare durante i periodi di maggiore esposizione. Secondo alcuni (Marai et al., 2010), il bufalo presenta una elevata capacità di dissipazione del calore, soprattutto se confrontata con quella del bovino (ghiandole sudoripare di maggiore dimensione ed efficienza). Tuttavia, come si desume dalla denominazione (bufalo d’acqua, a sua volta distinto in bufalo di fiume e bufalo di palude) il legame con l’elemento acqua è a doppio filo in quanto se non sono presenti sistemi di raffrescamento (artificiali o naturali), il bufalo rischia, nonostante gli adattamenti fisiologici naturali, di andare incontro a stress da caldo. Nei ruminanti, il metabolismo genera elevate quantità di calore (extracalore). Il calore, a sua volta, richiede energia per essere dissipato, in una sorta di circolo vizioso. Tale ciclo, se alterato da eventi o fattori esterni, può non essere più sufficiente a garantire l’equilibrio termico (omeostasi), con conseguenze anche gravi.

La ricerca CREA: monitoraggio, pratiche aziendali e i piani di intervento 

Al CREA-Zootecnia e Acquacoltura si segue da due anni un gruppo di bufale a cui è stato applicato un sensore auricolare in grado di quantificare le attività svolte nell’arco della giornata, oltre che di tenere sotto controllo la temperatura. Gli animali in prova non hanno a disposizione sistemi di raffrescamento e rimangono in stalla a stabulazione libera, senza la possibilità di sfruttare le pozze di acqua naturali, che invece sono a disposizione di quelli mantenuti allo stato brado presso lo stesso Centro.   Dal monitoraggio sono emerse indicazioni sulla modifica del comportamento alimentare (e non solo) durante le diverse stagioni. Nello specifico, durante il periodo caldo si assiste ad una fortissima concentrazione della presenza in mangiatoia in due specifici momenti della giornata (la mattina molto presto ed il tardo pomeriggio, Figura 1), coerenti con la fascia di confort termico (15-30 °C).

Figura 1 – Indicazioni sulla modifica del comportamento alimentare (e non solo) durante le diverse stagioni. Nello specifico, durante il periodo caldo si assiste ad una fortissima concentrazione della presenza in mangiatoia in due specifici momenti della giornata (la mattina molto presto ed il tardo pomeriggio).

Tale evenienza può sembrare, a prima vista, di poco conto, tuttavia, ci sono diversi ordini di fattori da tenere in considerazione e, tra questi, il benessere animale. Questo atteggiamento è legato probabilmente a stati di ansia e stress, dovuti all’affollamento in mangiatoia e alla competizione che vi si instaura. Gli animali sono abitudinari e qualunque variazione nella loro normale routine può provocare fenomeni di agitazione e sofferenza, che si ripercuotono sulle funzioni fisiologiche e regolatorie e che possono avere carattere acuto o cronico. Inoltre, la competizione, diffusa ad ogni livello dei regni vegetale e animale si esprime in misura maggiore quando le risorse diminuiscono e gli eventi esterni si inaspriscono, alimentando ulteriore stress. Osservando i dati, viene in mente ciò che accade nei buffet di alcuni villaggi turistici dove, appena è concesso, si verifica una sorta di assalto alla diligenza. Se ciò, nell’uomo, trasforma il piacere di mangiare in una specie di lotta di sopravvivenza (senza contare i risvolti sulla fisiologia della nutrizione e della digestione) pensate cosa può significare in una mandria dove vige solo la regola del più forte, del più veloce, del più opportunista, del più dominante. In definitiva, potrebbe verificarsi che i capi privilegiati passino più tempo in mangiatoia e lo facciano nelle ore migliori mentre, i loro omologhi in negativo, debbano accontentarsi di finestre temporali ridotte (a fronte di tempi di alimentazione che in questo tipo di animali possono arrivare a 8 ore al giorno) e svantaggiate, oltre che di razioni di valore nutrizionale, composizione, caratteristiche e probabilmente anche quantità diverse.

Quanto sopra implica che gli animali debbano trovare alimenti freschi ed abbondanti in mangiatoia, ad orari specifici e variabili in funzione della stagione e dell’andamento climatico. Nel caso esposto ad esempio, la distribuzione di alimento dovrebbe essere eseguita compatibilmente con gli orari evidenziati (2 picchi) mentre, se si ricorre ad un’unica foraggiata, occorre prevedere l’accostamento dello stesso nelle fasce critiche della giornata. Ciò chiaramente si ripercuote sull’organizzazione aziendale in termini di impegno di manodopera, orari di lavoro, preparazione ecc., ma porta sicuramente dei privilegi a livello produttivo e di benessere animale. È fondamentale che gli animali abbiano a disposizione acqua fresca e pulita in quantità, specie in concomitanza dei picchi alimentari (un grande ruminante consuma fino ad oltre 100 l/d di acqua). Si immagini, ad esempio, sull’onda dei recenti eventi, che si debbano adottare o prevedere dei piani di razionamento idrico. Ebbene, va da sé che il conduttore garantisca la disponibilità in quelle fasi critiche che abbiamo visto. Sarà quindi sua cura e suo interesse stoccare adeguate quantità di acqua di abbeverata e distribuirla al bisogno, prevedendo anche sistemi di recupero, ricircolo e purificazione, in modo da limitare perdite ed inefficienze.  

Conclusioni

In conclusione, la bufala, può essere considerata una specie d’interesse, anche in funzione dei cambiamenti climatici. Tuttavia, è importante controllare lo stato generale, la produzione ed il benessere, regolando le pratiche aziendali e i piani di intervento. Come abbiamo visto, infatti, deviazioni apparentemente secondarie, possono celare risvolti importanti e influire pesantemente sugli animali, abbassando gli standard di benessere, con conseguenze a livello etico e produttivo. In ciò gli allevatori possono trovare supporto in un ampio panorama di tecnologie e sensori, che nel complesso costituiscono la zootecnia (e l’agricoltura) di precisione, le quali saranno, auspicabilmente, sempre più alla portata di realtà aziendali anche medio-piccole.

Progetto AgriDigit e Obiettivo specifico

Il progetto AgriDigit è un programma finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MiPAAF) e messo in atto dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA). Si tratta di un maxi-progetto che si occupa di agricoltura digitale (applicazione di tecnologie di precisione al processo produttivo). I traguardi sono: accrescere il profitto, grazie alla riduzione dei costi di produzione, mantenendo o migliorando però la qualità dei prodotti; incrementare la sostenibilità, limitando input ed emissioni; aumentare la consapevolezza del consumatore, attraverso un accesso facilitato alle informazioni. In AgriDigit ci sono sei sotto-progetti, ognuno con obiettivi specifici per una sostenibilità a tutto campo del settore. Quello di zootecnia (PLF4MILK), si concentra sull’allevamento di precisione di bovini da latte e bufali. La parte relativa al bufalo è riportata come mappa nella figura 2.

Figura 2 – Progetto AgriDigit e Obiettivo specifico

Obiettivi

Uno degli obiettivi della scheda di ricerca sul bufalo è lo sviluppo di protocolli di allevamento e selezione per un maggiore benessere animale, in funzione dello stress termico ed idrico. La ricerca prevede l’analisi del comportamento, della produzione e del benessere in funzione della stagione; i rilievi vengono fatti attraverso sensori individuali, dati climatologici, marcatori specifici e consumi idrici. I dati vengono poi, tutti integrati con l’obiettivo di produrre un software per supportare le decisioni gestionali.

Strumentazioni finalizzate allo studio degli aspetti ambientali

Attività svolte presso il Centro di ricerca per la zootecnia e l’acquacoltura (CREA-ZA), sede di Monterotondo. La sede di Monterotondo è dotata di una stalla a stabulazione libera, con la capacità di 200 bufale (Figura 3).

Figura 3 – La sede di Monterotondo, dotata di una stalla a stabulazione libera, con la capacità di 200 bufale.

La stalla è dotata delle seguenti strumentazioni per studi legati ad aspetti ambientali: – Stazione meteorologica, con sensori di temperatura e umidità collocati anche in sala mungitura e in stalla, per l’acquisizione dei parametri climatici e per il calcolo del THI (indice bioclimatico che combina l’effetto della temperatura e dell’umidità, utilizzato come indice per lo stress da caldo nel bestiame (Bohmanova, et al. 2007)) – Sensori auricolari per la registrazione di attività, riposo, ruminazione e della temperatura all’orecchio che permettono di ottenere informazioni su salute, alimentazione ed attività riproduttiva. Le misure sono espresse in min/h (quanti minuti ogni ora l’animale esprime quello specifico atteggiamento). – Un telemetro laser per le misurazioni biometriche a distanza, come lo stato d’ingrassamento e il peso, parametri che contribuiscono alla valutazione dello stato generale dei capi. – Telecamere per videosorveglianza. Permettono di convalidare la classificazione delle attività dei sensori e di evidenziare comportamenti specifici o situazioni anomale in tempo reale.

David Meo Zilio
CREA Centro Zootecnia e Acquacoltura

Si occupa di nutrizione ed alimentazione degli animali da reddito, con particolare riferimento alla sostenibilità delle produzioni zootecniche, e di zootecnia di precisione. 

#lafrase Sbagliare è cosa umana, anche per questo: gli animali sbagliano poco o non sbagliano affatto (G.C. Lichtenberg)

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