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martedì, 6 Dicembre 2022

A scuola di irrigazione con la Summer School “Digital water management for sustainable irrigation”

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La SUMMER SCHOOL “Digital water management for sustainable irrigation” ha fornito gli elementi teorici e operativi per ridurre al minimo l’impatto della siccità e aumentare la capacità del suolo di catturare l’acqua piovana e immagazzinarla per le piante. Riconoscendo l’importanza dell’agricoltura irrigua per la sicurezza alimentare, la Scuola ha indicato le strategie di gestione per migliorare la produttività dell’acqua all’interno dei sistemi agricoli attuali.  Le metodologie per l’irrigazione sostenibile hanno fatto riferimento all’agricoltura digitale.

Marcello Mastrorilli, Direttore del Centro Agricoltura e Ambiente

Il CREA in collaborazione con le Università di Parma, Bologna, e Teramo, IBF Servizi SpA e Canale Emiliano Romagnolo, ha organizzato dal 12 al 16 settembre 2022 una Summer School “Digital water management for sustainable irrigation” rivolta a dottorandi, ricercatori e fornitori di servizi. Le lezioni si sono tenute a Jolanda di Savoia (presso IBF Servizi), Cadriano (azienda sperimentale di UniBO) e Budrio (CER). La selezione, effettuata dai membri del comitato scientifico, ha limitato a 24 il numero dei partecipanti, che ne hanno usufruito gratuitamente.

Il sottotitolo dell’intenso programma – “l’acqua è la linfa vitale delle pratiche agronomiche in tutto il mondo” – riassume i motivi di questa iniziativa formativa, nata per aumentare le competenze degli studenti di dottorato e post-doc provenienti da diverse università (anche dall’estero). Oggetto di studio è l’irrigazione, vista come l’agrotecnica che garantisce la sicurezza alimentare. Questa diventa sostenibile se applicata per ridurre l’impatto degli stress idrici e se i suoli sono gestiti dal punto di vista agronomico per migliorare la capacità di invaso (a cominciare dall’acqua di pioggia). L’accento è stato posto sull’impiego di sensori e sull’analisi dei dati per la digitalizzazione della irrigazione.  Gli studenti si sono confrontati con docenti universitari, ricercatori ed esperti aziendali che si sono alternati in lezioni frontali, esercitazioni pratiche, casi studio direttamente in campo, su sistemi colturali erbacei e arborei.

Ne parliamo con Marcello Mastrorilli, membro del comitato organizzatore e del comitato scientifico.

Come è nata l’idea della Scuola?

Da una urgenza: le risorse idriche per l’agricoltura diminuiscono; da una offerta: la Ricerca ha sviluppato tecnologie mature per l’agricoltura digitale; e da un deficit formativo: non ci sono gli specialisti di campo. Parafrasando Massimo d’Azeglio, “Abbiamo fatto l’irrigazione di precisione, ora facciamo i tecnici”. Questo paradosso ci è chiaro ormai da qualche tempo. Con l’obiettivo di colmare questa esigenza formativa, il prof. Pisante (attuale membro del Consiglio Scientifico del CREA) ha mobilitato a Jolanda di Savoia (una sede dove opera IBF servizi del gruppo Bonifiche Ferraresi) le “facilities” e le competenze di IBF servizi a cui si sono aggiunte quelle delle Università dell’Emilia-Romagna e di Teramo, del CREA (i due centri “Agricoltura e Ambiente” e “Politiche e Bioeconomia”), del CER (Canale Emiliano Romagnolo). L’idea della Scuola è stata quella di concentrare in una settimana un corso fatto di lezioni, esercitazioni e sopralluoghi in campo. Essendo un corso “residenziale”, gli spazi di discussione e di reciproco apprendimento si sono protratti oltre il suono della campanella di fine lezione.

A chi si rivolge?

Ai nuovi agronomi. Quelli che, nonostante il riscaldamento globale e le risorse limitate, devono: assicurare il reddito alle aziende, assicurare gli standard richiesti dalla agro-industria, migliorare la fertilità del suolo e non inquinare. Questi agronomi, oltre che muniti di Agronomia e scienza delle coltivazioni, entrano in campo armati di computer e, in tempo reale, fondono le informazioni provenienti da sensori di diversa natura e scala e prescrivono agrotecniche irrigue “site specific”. Le modalità di somministrazione dell’acqua irrigua e le dosi variano a seconda della variabilità spaziale insita nel suolo con lo scopo di migliorare l’efficacia dell’acqua applicata e scongiurare impatti negativi sull’ambiente. A Jolanda di Savoia i nuovi professionisti dell’acqua in Agricoltura sono stati reclutati fra studenti di dottorato o laureati in agraria. E non solo. Sono stati accolti nella scuola anche studenti stranieri (per cui l’inglese è stata la lingua per l’intera settimana) e tecnici già occupati presso società agricole.

Quali sono le sue finalità e le sue ricadute?

La scuola non poteva avere l’ambizione di formare i tecnici in una settimana. Come in tutte le scuole, sono state fornite le informazioni di base perché ai partecipanti fosse facilitato il cammino sulla strada dell’agricoltura digitale.  Inoltre, la scuola ha affrontato un solo fattore della produzione: l’acqua, vista la drammatica attualità nel Paese (e non solo) di aziende agricole che operano con risorse idriche limitate e regimi pluviometrici non prevedibili. La crisi idrica appare meno drammatica con l’irrigazione “digitale” che ha come risultato la migliore efficienza nell’uso dell’acqua da parte dei sistemi colturali. E il massimo rispetto per l’ambiente.

Giuseppina Crisponi
Tecnologo CREA-Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia.

Referente per la comunicazione istituzionale e la divulgazione scientifica del Centro

#lafrase Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza. (Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, primo maggio 1919).

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