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venerdì, 1 Marzo 2024

Cibo che si (r)innova/9: i vini del Lazio  

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Il CREA di Velletri a supporto della filiera regionale, ma non solo. 

Il CREA Centro Viticoltura ed Enologia, erede di una tradizione di ricerca e sperimentazione centenaria, punta al recupero di varietà antiche come la Malvasia puntinata, alla produzione di nuove varietà resistenti, incrociando varietà autoctone con le migliori resistenti sul mercato. Grazie alla pluriennale collaborazione con ARSIAL, contribuisce a diffondere le potenzialità della vitivinicoltura laziale, anche attraverso “Tutti giù in Cantina”, il Festival della Cultura del Vino di Velletri

Il Lazio, dopo una lunga stagione di profondi processi di ristrutturazione e riorganizzazione della filiera vitivinicola, in termini quantitativi non è più, come in passato, una Regione di punta nel panorama enologico nazionale.  

Tuttavia, il livello qualitativo attualmente espresso dalle aziende e la presenza stessa del CREA Centro Viticoltura ed Enologia a Velletri (RM), erede di una tradizione di ricerca e sperimentazione centenaria, sono il segno tangibile di una viticoltura che è stata parte fondante della quasi totalità del territorio regionale. Del resto, numerosi studi storico archeologici e di carattere genetico documentano ampiamente come la diffusione su scala continentale della coltivazione della vite si sia realizzata – nei termini che oggi conosciamo – grazie al lungo e profondo processo di espansione e consolidamento dell’Impero Romano, di cui la città di Roma è stata molto più che un simbolo. Questo conferisce al Lazio e ai suoi distretti enologici peculiarità uniche che meritano un’attenzione particolare anche da parte della ricerca.  

1. Stemma Regia Cantina Sperimentale e Regio Vivaio di Viti Americane

In questo percorso, la sede del CREA Centro Viticoltura ed Enologia di Velletri – erede della Regia Cantina Sperimentale e Regio Vivaio di Viti Americane fondata da Menotti Garibaldi nel 1891 – rappresenta indubbiamente un punto di riferimento in Italia Centrale rispetto alle tematiche emergenti in materia di innovazione, ricerca e sviluppo della filiera (Foto 1).

Si tratta di un complesso aziendale di circa cinque ettari (Foto 2) con vigneti sperimentali e collezione di vitigni autoctoni del Lazio interamente gestiti in collaborazione con ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio), sulla base di un originale accordo interistituzionale finalizzato alla condivisione di obiettivi, strutture e mezzi, all’interno del Centro dimostrativo regionale di filiera che coincide con la sede CREA. A corredo, una ricca dotazione strutturale complessiva, di cui il CREA dispone. La cantina sperimentale è una vera e propria infrastruttura tecnologica, dotata di laboratorio per l’analisi sensoriale, area didattica, aule e ampi laboratori per analisi chimico-fisiche delle uve, dei mosti e dei vini.

2. Veduta da satellite Google Maps complesso aziendale CREA Centro Viticoltura ed Enologia

Con il tempo questo spazio, dedicato da oltre 130 anni alla ricerca di filiera, ha sviluppato specifiche competenze nell’ambito delle tecnologie enologiche per la produzione di prodotti innovativi come vini speciali, passiti e succhi d’uva, riutilizzo dei sottoprodotti dell’industria enologica, estrazione di molecole bioattive. In particolare, da diversi anni il rapporto con ARSIAL si è concentrato, in ambito viticolo, sul recupero, conservazione e valorizzazione dei cosiddetti vitigni autoctoni, ovvero i vitigni la cui diffusione è limitata ad uno specifico territorio a dimensione regionale, se non di scala inferiore.  

Ma la tradizione, come avviene in tutti i settori dell’agro-alimentare, si valorizza e si propone anche attraverso un forte processo innovativo, non solo conservativo. Anche in questo caso il CREA Centro Viticoltura ed Enologia di Velletri è protagonista in collaborazione con ARSIAL. Infatti, è oggetto di approfondite valutazioni enologiche lo sviluppo di varietà resistenti alle principali patologie fungine della vite (Peronospora, Oidio e Muffa grigia) che hanno caratterizzato la ricerca genetica negli ultimi 20-30 anni: in un campo prova, si coltivano da circa 10 anni vitigni cosiddetti resistenti e se ne testano le attitudini enologiche.  

Parallelamente, si è consolidato il legame didattico e di ricerca con il mondo accademico. In primo luogo, con la Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi della Tuscia e con le tre Università di Roma; La Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre. Dalla costituzione del Centro di Viticoltura ed Enologia, grazie all’iniziative progettuali integrate insieme alle altre sedi dislocate sul territorio nazionale, Velletri è organicamente inserita in varie iniziative di ricerca finanziate da Fondi Europei, dai PSR delle regioni Lazio, Campania, Basilicata e Calabria; dai GAL (Gruppi di azione Locale); dal Programma ENI CBC MED di cooperazione per le aziende nelle aree protette del Mediterraneo.  

La Malvasia del Lazio: antico vitigno autoctono che guarda al futuro 

Il recupero e la valorizzazione dei vitigni minori, oltre a salvaguardare un patrimonio genetico spesso a rischio di erosione, consentono di differenziare l’offerta enologica e di caratterizzarla in modo da offrire alle aziende l’opportunità di potersi affermare sui mercati nazionali ed internazionali. Inoltre, valorizzare le produzioni autoctone, permette di esaltare l’integrazione tra vitigno ed ambiente al fine di tipicizzare i vini ed esaltare il forte legame con il territorio di origine. È il caso della Malvasia del Lazio, vitigno autoctono laziale che, dopo essere stato trascurato nel corso degli anni ’70 del secolo scorso, da qualche tempo è stato riqualificato, divenendo un punto di forza per l’affermazione dei vini laziali.  

La Malvasia del Lazio, anche chiamata Malvasia Puntinata per via del puntino molto evidente che si trova nell’ombelico dell’acino (Foto 3), rappresenta una delle cultivar autoctone a bacca bianca più interessanti della regione. Decantata dai grandi autori della Roma antica, questa varietà rappresenta senza alcun dubbio una delle eccellenze viticole del territorio laziale, anche se nel tempo ha subìto vicende alterne e controverse. Vitigno antico, testimonia una viticoltura arcaica, fortemente legata alle tradizioni colturali e culturali dei Castelli Romani – suo territorio d’elezione, alle porte di Roma, caratterizzato da terreni di origine vulcanica e da un’orografia del territorio articolata in colline. Questo vitigno, un tempo definito semi-aromatico ed in grado di produrre vini di grande qualità, storicamente rappresenta la base di numerose DOC e DOCG laziali, come Frascati, Castelli Romani, Marino, Velletri ed altre ancora. Il famoso Cannellino di Frascati, il vino dolce prodotto nell’areale del Frascati e oggi una delle DOCG della regione, era ottenuto proprio da uve di Malvasia del Lazio, in parte colpite da muffa nobile e raccolte in fase di surmaturazione.

3. Malvasia del Lazio grappolo

Oggi, con un approccio più orientato alla qualità che questo vitigno esprime, la Malvasia del Lazio è tornata a vivere una seconda giovinezza e ad essere un vitigno importante sul quale puntare per riqualificare il vigneto Lazio, in particolare quello della provincia di Roma. Se si parla di una rinascita dei vini del Lazio, certamente parte del merito è da attribuirsi a questa cultivar che ha notevolmente migliorato le produzioni enologiche, restituendo identità ad un territorio per troppo tempo scarsamente valorizzato.  

Tutti Giù in Cantina, il Festival della Cultura del Vino 

“Tutti giù in cantina – Festival della Cultura del Vino” nasce nel 2014 con l’intento di contribuire a valorizzare e far conoscere le produzioni enologiche del territorio, oltre a dare visibilità al lavoro di ricerca svolto presso la struttura del CREA Viticoltura ed Enologia di Velletri.  

Da allora, il Festival ha raggiunto un livello di notorietà e autorevolezza tale da collocarsi, a pieno titolo, tra le iniziative enoculturali più importanti della Regione Lazio e del Centro Italia, considerando le migliaia di visitatori che partecipano alle diverse edizioni (Foto in alto e foto 5).

5. Ingresso serale alla sede CREA Centro Viticoltura ed Enologia

“Tutti giù in cantina” si pone l’obiettivo di essere un punto di incontro per tutti gli appassionati di vino, ma anche neofiti e curiosi che desiderino conoscere e approfondire i temi legati alla cultura del vino e, in senso più ampio, all’enogastronomia. Punto focale e di prestigio del programma è il taglio internazionale dell‘evento, in grado di coinvolgere, di anno in anno, un Paese di forte tradizione vitivinicola per ampliare una visione culturale del vino e lo scenario della vitivinicoltura in altre zone del mondo. Negli anni, la Grecia, la Georgia, l’Argentina, la Germania, il Cile sono stati ospiti della manifestazione con le rispettive rappresentanze diplomatiche.  

Domenico Tiberi
Collaboratore Tecnico CREA Centro Viticoltura ed Enologia

Enologo laureato ha sviluppato negli anni un’articolata competenza in materia di vini speciali, passiti e spumanti elaborati sull’intero territorio nazionale, con specifiche esperienze di ricerca e sviluppo con le aziende del settore nella formulazione di protocolli innovativi

#lafrase Osservare oltre le apparenze

Paolo Pietromarchi
Collaboratore Tecnico CREA Centro Viticoltura ed Enologia 

#lafrase Il vino è la prova che Dio ci ama e che vuole vederci felici (Benjamin Franklin) 

Roberto Nuti
Tecnologo CREA Centro Viticoltura ed Enologia 

Agronomo con esperienza professionale nella gestione della Vite e difesa fitosanitaria e sulla legislazione nazionale ed europea dei prodotti fitosanitari

Massimo Morassut Collaboratore Tecnico CREA Centro Viticoltura ed Enologia 

Tecnico laureato specializzato nella filiera vitivinicola. Negli ultimi anni particolarmente impegnato, insieme a tutto il gruppo attualmente in servizio, nel rilancio della sede CREA di Velletri. Una struttura, che nel suo piccolo, rappresenta bene tutta l’evoluzione della ricerca nel settore, da oltre 130 anni

#lafrase La soluzione giusta c’è sempre, basta avere pazienza e competenza per saperla vedere tra tante

 

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