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venerdì, 1 Marzo 2024

Giorgia:  “ Si parla tanto di alimenti ultraprocessati: cosa sono? Dobbiamo averne paura?

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Risponde Stefania Ruggeri, Ricercatrice e nutrizionista del CREA Alimenti e Nutrizione e esperta di Agrobiodiversità e Dieta Mediterranea   

Innanzitutto, una premessa importante. Negli ultimi anni le industrie alimentari, soprattutto quelle italiane, stanno cercando di migliorare i loro prodotti, con una scelta sempre più accurata della qualità delle materie prime che utilizzano, una riduzione dell’uso degli additivi e l’utilizzo di processi “mild”, che mantengono il più possibile la qualità nutrizionale degli alimenti. Ricordiamoci che molti processi tecnologici hanno permesso di poter consumare con sicurezza gli alimenti – un esempio tra tutti la pastorizzazione del latte – e oggi abbiamo a disposizione prodotti industriali sicuramente migliori di quelli che i nostri genitori o i nostri nonni trovavano negli scaffali dei negozi e dei supermercati negli anni ’60 o ’70.  

Un tema importante sta però emergendo in questi ultimi tempi è quello dei cosiddetti alimenti “ultraprocessati”, che in modo rigoroso non dovrebbero essere chiamati così. 

I sistemi di classificazione che oggi abbiamo a disposizione – il sistema NOVA elaborato da un gruppo dia studiosi dell’Università di San Paolo e il sistema SIGA di matrice francese – includono in realtà in questa categoria, prodotti caratterizzati soprattutto da un elevato numero di ingredienti, additivi, e altre sostanze come gli esaltatori di sapidità e gli aromi, più che da processi tecnologici “drastici”. Forse,   più correttamente dovremmo chiamare questi prodotti: “ultraddizionati”.

L’aumento del rischio di malattie cardiovascolari,  diabete e obesità,   che alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato, è correlato, quindi, alla presenza di additivi e altre sostanze più che al processo tecnologico utilizzato.  

In attesa di un aggiornamento più rigoroso della classificazione degli alimenti “ultraprocessati”, per proteggere la nostra salute, le regole di base semplici da seguire sono quelle di scegliere alimenti freschi e prodotti trasformati con pochi ingredienti, come nella nostra tradizione alimentare mediterranea: frutta e verdura per esempio, fresche, ben conservate, ma anche surgelate se non abbiamo tempo,  e  di riprendere – se già non lo facciamo – a preparare noi in casa le ricette dei cibi da portare a tavola. Meno preparati pronti e più fantasia in cucina.   

Leggere sempre bene le etichette e gli ingredienti utilizzati, altre due cose importantissime da fare.  

Oggi più che mai, dovremmo essere tutti molto attenti alle nostre scelte alimentari: la scienza della nutrizione e l’epigenetica ci hanno oramai dimostrato, in maniera per ora inconfutabile, che il modo in cui mangiamo e il nostro stile di vita determinano la nostra salute,  modificano persino l’espressione dei nostri geni, e che queste modifiche possono essere trasmesse alle nuove generazioni. 

Non è, quindi, tutto scritto nel nostro DNA e questa è una vera fortuna, perché siamo noi che possiamo determinare la nostra salute.   

Stefania Ruggeri,
Ricercatrice e nutrizionista del CREA Alimenti e Nutrizione 

Professore incaricato di Scienze e Tecnologie Alimentari e Healthy Food Design presso la Facoltà di  Medicina dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Conduce studi sulla qualità nutrizionale  degli alimenti e sul legame tra alimentazione, stile di vita e salute.

#lafrase Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare (Andy Warhol)

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