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giovedì, 26 Maggio 2022

L’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano: “nucleo di conservazione” della razza, unico al mondo

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Il nucleo di conservazione della razza Lipizzana all’interno del CREA-Zootecnia e Acquacoltura offre un valore aggiunto in termini di conservazione della biodiversità, studi genetici e molecolari, analisi biologiche, miglioramento genetico, che si affianca ad una pratica di allevamento ultracentenaria in un binomio inscindibile tra tradizione e innovazione, recentemente candidata all’inserimento nel Patrimonio Culturale Immateriale UNESCO. 

A cavallo della Storia 

Perché la Scuola Equitazione di Vienna si chiama Scuola Reale Spagnola di equitazione? Cosa c’entra la Spagna? 

La risposta richiede un salto all’indietro di oltre quattro secoli, fino all’Imperatore Carlo V d’Asburgo. Carlo V (1500 – 1558) fu re di Spagna e d’Austria, principe dei Paesi Bassi, nonché Sacro Romano Imperatore. Pronunciò la famosa frase “Sul mio regno non tramonta mai il sole”. Spagnolo per parte di madre, introdusse a Vienna il cerimoniale della corte di Spagna, il quale riservava un ruolo importante ai cavalli, tutti di razza spagnola. Carlo V lasciò al figlio Filippo Il Regno di Spagna e al fratello minore Ferdinando I il Regno d’Austria e il trono imperiale.  

Ferdinando I divise il Regno d’Austria in tre parti: il primogenito ereditò il titolo imperiale con il nome di Massimiliano I e i paesi della Bassa Austria (la zona di Vienna); al secondo figlio, Ferdinando, fu assegnata l’Alta Austria (Carinzia, Tirolo e Salisburghese); il terzo, Carlo II, ricevette in eredità l’Austria Interiore (Stiria, Slovenia e le province di Gorizia e Trieste).  

Per il servizio delle rispettive corti di Vienna e Graz, Massimiliano I e Carlo II dedicarono moltissima attenzione all’allevamento dei cavalli di razza spagnola. Massimiliano I fondò nel 1562 l’equile di Kladruby (ora nella Repubblica Ceca) e nel 1572 la Scuola Reale di Equitazione Spagnola (Spanische Hofreitschule, dal nome dalla razza dei cavalli che utilizzava). Carlo II istituì l’equile della “Villa di Lippiza”, una tenuta di 308 ettari di proprietà del vescovo di Trieste, allora in pessime condizioni anche per le ripetute scorrerie turche (l’ultima nel 1559). La tenuta, il cui nome deriva dallo sloveno lipa (tiglio, albero molto comune sul Carso), venne affittata al Granduca Carlo II il 19 maggio 1580. ll clima secco ed assolato ed i terreni duri del Carso erano allora considerati adatti all’allevamento dei cavalli, mentre il porto di Trieste, distante solo 14 chilometri, ne favoriva i trasporti dalla Spagna. 

Nello stesso anno vennero importati dalla Spagna 6 stalloni e 24 fattrici, il primo nucleo della razza di Lipizza, che per lungo tempo venne indicata semplicemente come Karster (razza del Carso).  

Nel 1619 l’Imperatore Ferdinando II, figlio del fondatore di Lipizza, riuscì a riunificare il Regno d’Austria e l’allevamento di Lipizza diventò fornitore di cavalli per la Spanische Hofreitschule

Nel corso del XVII secolo l’equile si strutturò in modo sempre più preciso (il primo statuto ufficiale risale al 1658) ed i cavalli di Lipizza iniziarono a separarsi dall’originale razza spagnola. Il processo divenne ancora più intenso quando, con la morte di Carlo II di Spagna il 1° novembre 1700, si estinse la dinastia degli Asburgo di Spagna.  

Nel corso del 1700 la razza Lipizzana si sviluppò integrando l’originale nucleo spagnolo con stalloni e fattrici provenienti da tutta Europa, incluse le scuderie dei Gonzaga di Mantova la cui dinastia si era estinta nel 1709. Le finalità della razza erano il traino elegante di attacchi anche su lunghe distanze e l’equitazione di alta scuola. Quando nel 1729 venne inaugurata la cavallerizza, ancora oggi utilizzata a Vienna dalla Spanische Hofreitschule, i cavalli utilizzati erano già quelli di Lipizza. 

Dal 1797 al 1815 l’esistenza della razza fu messa in grave pericolo da tre successive occupazioni francesi che ogni volta costrinsero l’intera mandria a sfollare alla volta della Croazia e dell’Ungheria. In quegli stessi anni si verificarono terremoti ed incendi, tanto che molti cavalli ed i registri dell’allevamento andarono perduti. 

Dressage

Nel 1816 l’opera di ricostruzione iniziò con la riscrittura delle genealogie dei cavalli sopravvissuti. Per sicurezza vennero compilate due copie dei registri, sempre tenute aggiornate: una utilizzata in allevamento a Lipizza e una conservata presso il palazzo imperiale di Vienna. I capostipiti della razza come oggi la conosciamo risalgono in massima parte al regno di Maria Teresa d’Austria (1840-1880), e il più antico capostipite registrato è la fattrice Golomba, nata nel 1738. 

Risalgono a quel periodo gli stalloni e le fattrici capostipiti delle linee maschili e delle famiglie femminili “classiche”. Ancora oggi un cavallo Lipizzano può essere considerato di linea paterna “classica” se la sua genealogia risale per via patrilineare (padre, nonno paterno, padre del nonno paterno ecc..) fino ad uno dei sei stalloni capostipiti “classici” (Conversano, Favory, Maestoso; Neapolitano, Pluto, Siglavy). Analogamente, può essere considerato di famiglia materna “classica” se la sua genealogia risale per via matrilineare (madre, nonna materna, madre della nonna materna ecc..) fino ad una fattrice capostipite “classica”. 

A partire dal 1837 si sviluppò in Austria una estesa rete ferroviaria, e il cavallo iniziò a perdere importanza strategica, almeno per i lunghi viaggi. I cavalli del Carso, che allora iniziavano a chiamarsi “Lippizaner”, non furono più esclusivamente destinati alla corte di Vienna, ma vennero venduti anche alle famiglie nobili. Nacquero così in tutto l’Impero allevamenti privati e vennero sviluppate nuove linee maschili (Tulipan e Incitato) e nuove famiglie femminili oggi riconosciute come famiglie Croate, Ungheresi e Rumene. Le nuove famiglie erano orientate ad impieghi più leggeri e rapidi, mentre a Lipizza si continuava a riprodurre il Lipizzano tradizionale. 

Durante la guerra mondiale Lipizza si trovò al centro delle operazioni belliche, e la mandria venne spostata vicino a Vienna. Il 17 luglio 1919, la copia viennese dei Libri genealogici e 109 cavalli Lipizzani vennero riportati a Lipizza, oramai assegnata in Italia e gestita dall’Arma di cavalleria.  

Dopo l’8 settembre 1943 l’esercito tedesco portò la mandria di Lipizzani ad Hostau (attualmente nella Repubblica Ceca). Nel 1945 essa venne avventurosamente recuperata dal generale Patton, e il 18 novembre 1947 i Libri genealogici e 80 cavalli vennero restituiti all’Italia. Altri cavalli rimasero in Austria, 11 soggetti vennero ceduti alla Jugoslavia e alcuni vennero portati negli Stati Uniti. Poiché Lipizza era passata alla Jugoslavia, i Lipizzani vennero portati presso il Centro di Rifornimento quadrupedi dell’Esercito a Montelibretti, in provincia di Roma. 

Cessato l’impiego militare del cavallo, l’allevamento venne trasferito al Ministero dell’Agricoltura il 15 febbraio 1955.  

Il contributo del CREA

Nei successivi quarant’anni l’allevamento venne tenuto dall’ex Istituto Sperimentale per la Zootecnia con una gestione ordinaria, finché nel 1996 si iniziò un organico programma di studio e recupero. Si scoprì presto che la mandria era composta quasi completamente da discendenti diretti dei cavalli tenuti a Lipizza negli anni precedenti la prima guerra mondiale. Si trattava quindi di un rarissimo nucleo di cavalli del tipo allevato prima della diffusione delle ferrovie.  

Collaborando con esperti di tutta Europa, si attuò un accuratissimo lavoro di ricostruzione e verifica delle genealogie, e fu possibile epurare i discendenti di alcuni riproduttori “esterni”: uno stallone arabo, utilizzato dai Tedeschi durante la seconda guerra mondiale e qualche fattrice austriaca e iugoslava di famiglie non “classiche”. 

Sono state poi condotte accurate caratterizzazioni delle famiglie femminili, tramite il sequenziamento del DNA mitocondriale (l’unico DNA trasmesso solamente dalla madre) e si è dimostrata la validità dell’antico sistema di accoppiamento basato sui nomi. 

Fig. 1 – Tenuta sperimentale del Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura del CREA che ospita l’ASCAL,  nel Comune di Montelibretti (RM): il centro aziendale.

I cavalli Lipizzani maschi prendono il nome della linea paterna (uno dei sei nomi già ricordati), unitamente al nome della madre, mentre le femmine prendono uno dei nomi previsti per la loro famiglia femminile. Ad esempio, il figlio dello stallone CONVERSANO TOSCANA e della fattrice BASOVIZZA si chiamerà CONVERSANO BASOVIZZA, mentre Toscana e Basovizza sono rispettivamente nomi delle famiglie femminili EUROPA e AFRICA. Ne consegue che CONVERSANO BASOVIZZA non potrà essere accoppiato a femmine di queste due famiglie.    

Il sistema, simile a quello dei cognomi umani, mira a prevenire l’accoppiamento tra consanguinei e, se seguito con costanza, funziona egregiamente. 

Il risultato di questo lavoro è stato celebrato con il riconoscimento ministeriale, formalizzato con DM del 9 settembre 2004, che ha riconosciuto l’ASCAL (Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano), gestito dal CREA-Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura a Montelibretti, come nucleo di conservazione della razza Lipizzana.  

Fig. 2 – Tenuta sperimentale del Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura del CREA che ospita l’ASCAL,  nel Comune di Montelibretti (RM): i pascoli.

L’ASCAL riveste un ruolo determinante. Dal punto di vista culturale, esso rappresenta pienamente la Mitteleuropa, cioè l’insieme dei Paesi in qualche modo eredi della società multietnica dell’Impero Austro-Ungarico. Si tratta di un valore identitario sentito al punto che è stata presentata all’UNESCO da otto Paesi europei (Austria, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Ungheria, Italia, Romania, Slovacchia, Slovenia) la domanda di riconoscimento delle “Tradizioni dell’allevamento del cavallo Lipizzano” come Patrimonio Immateriale dell’Umanità.  Dal punto di vista scientifico, l’ASCAL è l’unico allevamento equino al Mondo tenuto in assoluta segregazione genetica da oltre 120 anni. In tal senso, esso costituisce un laboratorio vivente per lo studio degli effetti della consanguineità nel cavallo. Inoltre, l’allevamento richiede l’impiego di schemi riproduttivi raffinati, statistici e genomici, per contenere l’aumento di consanguineità.  ra l’altro, le indagini sul DNA hanno confermato la storia della razza, verificando come il suo patrimonio genetico abbia ricevuto contributi da diverse regioni geografiche: l’Europa Centro-meridionale, la Frisia, il Medio Oriente e l’Asia Centrale. Infine, dal punto di vista ricreativo, i cavalli Lipizzani si distinguono per il loro mantello candido, per la naturale bellezza ed eleganza dei movimenti, per la cavalcabilità, la spiccata intelligenza, il carattere deciso, la disponibilità al lavoro e la grandissima resistenza alla fatica. Si tratta di soggetti resistenti alle malattie e longevi, adatti al dressage montato, agli attacchi, all’ippoturismo. 

Fig. 3 – Ambulanza a 4 barelle del Corpo Militare CRI, risalente al 1915 e recentemente restaurata, trainata da una pariglia degli splendidi cavalli lipizzani del CREA. Piazza di Siena 2015 (RM). 
 
Luca Buttazzoni 
Direttore del Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura

Coordinatore del National Focal Point FAO per le risorse genetiche animali. Esperto di Miglioramento Genetico Animale.

#lafrase Conoscere e conservare il passato per poter costruire il futuro

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