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martedì, 9 Agosto 2022

Sostenibilità agroalimentare: una sfida complessa per il nostro futuro

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Soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere quelli delle generazioni future”. Questo è l’imperativo dei nostri tempi e l’obiettivo cruciale dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Ma perché è così importante perseguire questo fine? E quali sono l’origine ed il significato della parola “sostenibilità”, termine molto spesso usato in modo generico o improprio?

L’idea di sostenibilità in agricoltura è stata illustrata per la prima volta nell’opera di Thomas Malthus del 1798: “An Essay on the Principle of Population”, nel quale già si poneva l’attenzione sulla possibile crescita illimitata della popolazione, tale da superare la capacità dell’umanità di produrre cibo, portando alla fame ed alle guerre. Per quasi due secoli, si è creduto di superare questo grave dilemma grazie alla crescita dei Paesi industrializzati ed allo sviluppo tecnologico.  Ma la questione è tornata, con tutta la sua drammatica problematicità almeno dal 1987, con la pubblicazione del Rapporto Brundtland (“Our Common Future”), che riprendeva con forza il tema dello “sviluppo sostenibile”. La sostenibilità dei sistemi agricoli è stata da allora ampiamente discussa, assumendo, nei forum internazionali, un ruolo fondamentale per la transizione verso lo sviluppo sostenibile globale.

I primi studi sulla sostenibilità sono stati realizzati dalle Nazioni Unite immediatamente dopo la Conferenza per l’Ambiente e lo Sviluppo svoltasi nel 1992 a Rio, in Brasile. Ancor prima, in Italia, Aurelio Peccei, fondatore nel 1968 del Club di Roma, rifletté sui limiti e sulle contraddizioni di una crescita economica non coordinata a livello globale e sull’impatto ambientale delle attività umane. Egli, profondamente consapevole dei cambiamenti in atto sul nostro pianeta, nel primo rapporto del Club, “I limiti dello sviluppo” (1972), pose chiaramente in discussione il mito del progresso incontrollato, sostenendo che i ritmi della crescita demografica e lo sfruttamento delle risorse naturali ed ambientali, se invariati, entro 100 anni avrebbero condotto al collasso del sistema produttivo e al disastro ecologico globale. Bisognava dunque programmare il futuro, sulla base di correttivi immediati ed adeguati, per evitare la catastrofe.

Quindi, ha fatto seguito il lavoro dell’OCSE, che ha adottato lo schema di riferimento teorico “Pressione, Stato, Risposta” per la rappresentazione delle relazioni agricoltura-ambiente. L’OCSE definisce la sostenibilità nel settore agroalimentare come una agricoltura che, nello sfruttamento delle risorse e nelle tecniche di produzione, si propone di non alterare l’equilibrio ambientale. In sostanza, l’OCSE propone che l’agricoltura abbia tre pilastri fondamentali: la sostenibilità delle risorse, la sostenibilità economica degli operatori, la sostenibilità per la salute degli operatori.

Nel 2014, con lo studio “Building a common vision for sustainable food and agriculture”, la FAO ha definito i 5 principi fondamentali della transizione verso la sostenibilità alimentare e agricola:

1. Rendere più efficiente l’uso delle risorse: se in passato il concetto di efficienza si esprimeva in termini di incremento del raccolto (kg per ettaro coltivato), oggi esso dovrà includere altri aspetti, come quello di risparmio energetico e idrico.

2. Conservare, proteggere e potenziare le risorse naturali: poiché la produzione agricola dipende dalla disponibilità di risorse naturali, ridurre l’impatto dell’agricoltura su queste ultime contribuirà a renderla più sostenibile.

3. Proteggere e migliorare i mezzi di sostentamento delle popolazioni rurali, la giustizia e il benessere sociale: considerato l’elevato numero di lavoratori impiegati nel settore agricolo, garantire condizioni di lavoro adeguate e un ambiente sano e sicuro ridurrà notevolmente povertà e insicurezza alimentare nelle zone rurali.

4. Rafforzare la resilienza delle persone, delle comunità e degli ecosistemi: la diffusione di politiche, tecnologie e pratiche che rinforzino le capacità delle popolazioni e dell’ambiente naturale di far fronte alle conseguenze di eventi meteorologici estremi, volatilità dei mercati e conflitti sociali contribuirà alla stabilità del settore agricolo.

5. Istituire meccanismi di governance responsabili ed efficaci: un contesto giuridico e istituzionale fondato su un giusto equilibrio tra iniziative pubbliche e private, principi di responsabilità, equità, trasparenza e lo stato di diritto, è alla base di una buona governance (FAO).

Figura 1. Verso la sostenibilità alimentare e agricola: i 5 principi fondamentali della FAO

I concetti e le definizioni di Agricoltura Sostenibile

Molti studiosi considerano l’agricoltura sostenibile come un insieme di strategie di gestione, mentre tanti altri definiscono l’agricoltura sostenibile come un’ideologia o una serie di obiettivi specifici. Vi sono state almeno 44 definizioni di agricoltura sostenibile tra il 1984 e il 2015.

Tuttavia, è oggi necessario declinare la definizione di un’agricoltura sostenibile in termini di impatto sui tre versanti della sostenibilità: quello ambientale, quello economico e quello sociale. Diversi quadri e indicatori sono stati sviluppati per determinare quantitativamente e valutare la sostenibilità dei sistemi alimentari dalla scala nazionale a quella globale.

L’approccio multidimensionale sviluppato dalla FAO (1991) sembra poter comprendere i tre pilastri della sostenibilità, con una definizione molto appropriata, adatta ad identificare indicatori di sostenibilità agricola: “La gestione e la conservazione della base delle risorse naturali e l’orientamento del cambiamento tecnologico e istituzionale in modo tale da garantire il raggiungimento e la continua soddisfazione dei bisogni umani per le generazioni presenti e future. Tale sviluppo conserva la terra, l’acqua, le risorse genetiche vegetali e animali, non è degradante dal punto di vista ambientale, à tecnicamente appropriato, economicamente sostenibile e socialmente accettabile”.

I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile – identificati dall’ONU nel 2015 – definiscono un nuovo modello di società, secondo criteri di maggior responsabilità in termini sociali, ambientali ed economici, finalizzati ad evitare il collasso dell’ecosistema terrestre. In questo disegno, tutti possono e devono fare la loro parte, dalle aziende ai consumatori finali.

Figura 2. 193 Paesi hanno promesso di sconfiggere la fame entro il 2030. Possono farcela raggiungendo 17 obiettivi: gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS). Gli OSS sono responsabilità di tutti, e quindi bisognerà lavorare insieme per raggiungerli: non importa dunque se si vive in un Paese  in  via di sviluppo o già sviluppato

L’integrazione dei principi dello sviluppo sostenibile nella politica agricola della UE

L’integrazione dei principi dello sviluppo sostenibile nelle politiche settoriali costituisce uno dei principali obiettivi strategici dell’Unione Europea. Sulla via della realizzazione di un sistema agricolo sostenibile nell’UE, la Politica Agricola Comune (PAC), combina pertanto approcci sociali, economici e ambientali. La PAC rientra fra le competenze primarie dell’Unione Europea, del cui bilancio rappresenta circa un terzo delle risorse.

Per una sua nuova e radicale riforma, il 1° giugno 2018 sono state presentate tre proposte legislative riguardanti: 1) la struttura dei Piani Strategici 2) il riordino del mercato agricolo comune 3) la struttura finanziaria, gestione e monitoraggio. La riforma si basa su otto temi strutturali fra cui: la semplificazione delle misure, il sostegno all’innovazione, l’ambizione ambientale, le garanzie di qualità delle produzioni e la liberazione del potenziale di sviluppo rurale. Tre sono gli obiettivi generali:

  1. la resilienza del settore agricolo
  2. l’orientamento all’ambiente e al clima,
  3. il rafforzamento del tessuto socio-economico,

perseguiti attraverso nove obiettivi specifici: competitività; adeguatezza dei redditi agrari; riequilibrio dei poteri della filiera agro-alimentare; salubrità delle catene alimentari; azione climatica; gestione sostenibile delle risorse; tutela del paesaggio e della biodiversità; ricambio generazionale; vivacità delle aree rurali.

Chiave della riforma è la nuova Farm to Fork (strategia F2F). In coerenza con il New Green Deal, questa si prefigge di invertire la perdita di biodiversità; garantire sicurezza, nutrizione e salute pubblica; conciliare l’accessibilità dei prodotti con adeguati redditi per gli operatori; coniugare la convenienza degli approvvigionamenti con l’equità degli scambi internazionali.

Le politiche agricole offrono diverse opportunità di contrasto al cambiamento climatico, rafforzando le complementarità fra strumenti attuativi, fra cui: la diversificazione delle colture; la creazione di zone di interesse ecologico; la tutela degli ecosistemi dell’agricoltura e silvicoltura; l’efficienza nella transizione verso colture resilienti e a basse emissioni di carbonio.

Le sfide demografiche globali e locali impongono di incrementare l’output agro-alimentare, conciliando maggiori rese produttive con minori pressioni sull’ambiente e sulle risorse naturali (in particolare acidificazione delle acque sotterranee, immissione di fertilizzanti, trattamenti fitosanitari). Grandi opportunità sono collegate alla diffusione di soluzioni digitali e di tecnologie che attengono alla “Smart Agricolture” ed alla “agricoltura di precisione” (OECD, Digital Opportunities for Better Agricultural Policies, settembre 2019).

Nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile, per l’Italia, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) si prefigge, in linea con la strategia F2F, un nuovo orientamento per il settore agro-alimentare verso tre macro-obiettivi: 1) competitività del sistema alimentare; 2) aumento delle sostenibilità dei processi produttivi agricoli; 3) aumento della resilienza dei terreni attraverso la prevenzione del dissesto idro-geologico. Le misure di settore sono contenute nella Componente 1 (“Economia circolare e agricoltura sostenibile”). Gli interventi principali riguardano: logistica; agri-solare; ammodernamento delle macchine agricole; sviluppo delle produzioni e delle tecnologie di biogas e bio-metano; invasi e sistema irriguo.

Figura 3. La PAC per una agricoltura sostenibile

Monitoraggio e misura della sostenibilità

Mentre le definizioni di agricoltura sostenibile si susseguono di anno in anno, ad oggi sono disponibili rare valutazioni quantitative sulla sostenibilità agricola per i Paesi del mondo.

L’integrazione dei principi dello sviluppo sostenibile nelle politiche settoriali costituisce uno dei principali obiettivi strategici dove la realizzazione di una agricoltura sostenibile assume un’importanza centrale, data la stretta interdipendenza tra attività agricola e capitale naturale. A livello globale, le comunità accademiche, scientifiche e decisionali hanno concentrato la loro attenzione, già da anni, sui concetti di “ambiente sostenibile” e “sviluppo sostenibile” (Zhen e Routray, 2003), accompagnata da tentativi di escogitare modalità di misurazione della sostenibilità, di esaminare empiricamente la sostenibilità di alcune colture ben definite o di sistemi agricoli e di sviluppare metodi per misurarla (Zhen e Routray,2003). In qualsiasi studio sull’agricoltura sostenibile, in altre parole, sorge la domanda su come si può misurare la sostenibilità agricola.

La misurazione precisa della sostenibilità è impossibile perché è un concetto dinamico e sito-specifico (Ikerd, 1993) e perché ciò che è definito come “sostenibile” dipende in una certa misura dalle prospettive degli analisti (Webster, 1999). Ma, anche se la misurazione precisa dell’agricoltura sostenibile non è possibile, “… la selezione di parametri o criteri specifici, rende possibile dire se certe tendenze sono stabili, in salita o in discesa…” e notano che per l’agricoltura sostenibile, un requisito fondamentale è la gestione sostenibile della terra e delle risorse idriche. (Hayati et al., 2010).

Il monitoraggio agroambientale (MAA) e la valutazione dell’impatto dell’agricoltura sul sistema economico, sociale ed ambientale, consentono di verificare i progressi verso l’obiettivo della sostenibilità, fornendo un quadro dell’evoluzione dell’agricoltura dal profilo agroambientale. In questo, gli indicatori agroambientali (IAA) comparabili a livello internazionale (Eurostat e OCSE) ne forniscono la base e ad oggi, tra gli strumenti disponibili, essi sono tra i più appropriati allo scopo.

Un valido esempio è rappresentato dal complesso sistema di indicatori (basati sull’analisi integrata di aspetti sociali, economici e ambientali), sviluppato dalla Commissione Europea, utilizzato per il monitoraggio e la valutazione dei Piani di Sviluppo Rurale, e dalla diffusione, a livello internazionale, di Rapporti periodici sulla sostenibilità dell’agricoltura basati sull’analisi integrata di indicatori. (INEA, 2004).

Nonostante gli sforzi di diverse organizzazioni, l’invito a monitorare l’agricoltura in tutto il mondo non ha ancora prodotto set di dati effettivi che consentano valutazioni delle tendenze. La mancanza di una quantificazione coerente della sostenibilità agricola in più dimensioni ostacola l’identificazione di compromessi indesiderati degli interventi agricoli e lo sviluppo di soluzioni vantaggiose per tutti rispetto a più obiettivi di sostenibilità.

Figura 4. Sostenibilità agricola ed ambientale

La ricerca del CREA per la sostenibilità

Dopo l’emanazione dei 17 OSS da parte delle Nazioni Unite, lo sforzo della ricerca mondiale si è concentrato sulla loro attuazione. Il Piano Nazionale della Ricerca del CREA è stato negli anni declinato su questa base. A tal proposito si possono ricordare alcuni progetti e, in particolare, AGRIDIGIT sulla digitalizzazione in agricoltura, AGROENER sull’individuazione di energie rinnovabili per e dall’agricoltura, BIOTECH sulle biotecnologie sostenibili per una agricoltura a basso impatto ambientale.

Il CREA, inoltre, partecipa attivamente a tutti i tavoli di confronto lanciati dalla FAO: tra questi, ad esempio, quelli sulle attività che sono scaturite dalla partecipazione alla Global Soil Partnership, con la stesura delle linee guida volontarie sulla gestione sostenibile del suolo, o al Global Framework on Water Scarsity in Agriculture in a Changing Climate (WASAG), o alla stesura del  report World Livestock: Transforming the livestock sector through the Sustainable Development Goals.

L’agricoltura dovrà affrontare un’ulteriore sfida per aumentare sia la produttività che la crescente domanda di cibo, fibre ed energia, sfida ulteriormente complicata dal suo potenziale impatto su diete e nutrizione, cambiamento climatico e degrado ambientale.

Conclusioni

L’agricoltura è fonte di cibo essenziale per l’esistenza umana. Fornisce reddito e occupazione per le comunità rurali ed anche lungo tutta la filiera alimentare. Tuttavia, nel tempo, la maggiore produttività agricola, perseguita per nutrire una sempre crescente popolazione mondiale è stata accompagnata da un importante impatto antropico-ambientale. A livello mondiale l’agricoltura è una delle principali fonti di emissioni di gas a effetto serra, tra cui anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O) e rappresenta un driver importante per i cambiamenti climatici in atto contribuendo a circa il 90% degli input di azoto (N) e fosforo (P), al 21-37% delle emissioni di gas climalteranti ed è responsabile del 90% del consumo di acqua dolce a livello globale (Xin Zhang et al., 2021. One Earth 4, 1262–1277).

Nonostante il settore agricolo nell’insieme sia diventato sempre più produttivo e la fame nel mondo sia notevolmente diminuita, molte comunità agricole soffrono ancora di problemi sociali come la povertà, la malnutrizione e il calo delle opportunità di lavoro. Attualmente, circa 750 milioni di persone sono denutrite (FAO) e, se continuerà ad essere utilizzato l’approccio corrente, per sfamare la popolazione mondiale prevista entro il 2050, sarà necessario convertire più di 1 miliardo di ettari di terra incolta in terreno agricolo.

Lo sviluppo sostenibile costituisce l’obiettivo prioritario definito a livello mondiale. Perseguirlo comporta la conservazione del potenziale produttivo dell’economia e, dunque, che lo stock di capitale (materiale e immateriale, naturale, umano e prodotto dall’uomo) non decresca nel tempo. Solo a questa condizione sarà possibile “soddisfare i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere i bisogni delle generazioni future”.

E’ perciò fondamentale che nel mondo si sviluppi un’agricoltura produttiva, adeguata dal punto di vista nutrizionale e compatibile con la salute dell’ecosistema, la biodiversità e la resilienza; sostenibile non solo per gli agricoltori e le loro famiglie, ma anche per l’intera società.

Prof. Carlo Gaudio 
Presidente del CREA

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