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giovedì, 26 Maggio 2022

Storie di agrobiodiversità: il pero

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Il pero ha subito nel corso dei secoli un forte processo evolutivo, innescato da una selezione orientata alla produttività, all’attrattività e al sapore dei frutti. La grande variabilità genetica consente un avvicendamento varietale per soddisfare le preferenze del consumatore in termini di qualità organolettica dei frutti e caratteristiche agronomiche della pianta. In tale direzione sono orientati i programmi di miglioramento genetico, che impiegano per il breeding futuro anche le varietà dell’antico germoplasma ritenute interessanti. 

Un po’ di storia: da dove siamo partiti e dove siamo arrivati

La maggior parte dei botanici ritiene che il genere Pyrus si sia differenziato nelle zone montuose dell’attuale Cina occidentale e che da lì si sia poi diffuso verso Est e verso Ovest. Le varietà di pero giunte fino a noi possono avere origini molto antiche e si sono conservate grazie a condizioni ambientali che hanno consentito alla specie di superare le avversità e favorirne la domesticazione. Già coltivato in epoca romana, negli ultimi quattro-cinque secoli, il pero ha subito un forte processo evolutivo, innescato da una selezione orientata alla produttività, all’attrattività e al sapore dei frutti. 

Foto 2 – Abate Fétel, principale varietà di pero coltivata in Italia (Sandro Sirri) 

Il pero presenta una grande variabilità genetica, che riguarda la maturazione dei frutti, che avviene in diverse epoche (o periodi), dalle varietà estive precocissime fino a quelle autunno-invernali tardive; la tolleranza e resistenza a fitopatie; la versatilità all’utilizzo del frutto dal fresco al conservato e al trasformato; la plasticità e resilienza ambientale.  

Foto 3 – la copertina del Volume III dell’“Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani”, Ed. MIPAAF – CREA, Roma, 2016; a destra: la copertina del volume “Antiche pere dell’Emilia-Romagna”, Ed. IBC, Bologna, 2020 (Caracciolo Giuseppina) 

Le numerose varietà di pero sono reperibili negli elenchi delle collezioni pubbliche del passato. Nel 2016, il CREA, con il coordinamento del prof. Carlo Fideghelli, ha pubblicato l’“Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani”, un’opera che sottolinea l’importanza di tutelare la biodiversità e la preziosa eredità del passato. Nel 2020, il CREA ha collaborato alla stesura di alcune schede varietali del volume “Antiche Pere dell’Emilia-Romagna”, a cura di Silviero Sansavini e Vincenzo Ancarani, per  far sapere al pubblico, soprattutto ai consumatori, che accanto alla strategia degli indirizzi produttivi attuali della coltura del pero, è bene considerare anche il recupero di risorse genetiche del passato, in gran parte autoctone e dimenticate da decenni.  

Foto 4 – Impianto della varietà Carmen. (Sandro Sirri). 

Ad oggi, la pericoltura italiana è caratterizzata dalla predominanza di poche varietà antiche affermate e apprezzate dai consumatori (Abate Fétel, William, Conference, Coscia, Decana del Comizio, Kaiser). Il rinnovamento varietale che ha portato all’attuale pericoltura è stato avviato negli anni ’50, quando furono progressivamente abbandonate le numerose cultivar locali per concentrarsi sulle poche cultivar di valore nazionale e internazionale. Furono diffuse Passa Crassana (di grande successo per oltre trenta anni), William, Kaiser e soprattutto Abate Fétel, che, al momento, identifica la pera italiana per eccellenza. Fra le nuove varietà prodotte dai programmi di breeding in atto in diverse parti del mondo solo pochissime si sono inserite nel gruppo delle varietà richieste dal mercato (es. Carmen).  

Foto 9 – Spina Carpi, antica varietà utilizzata per ottenere nuove varietà tolleranti all’insetto, Cacopsylla pyri. (Sandro Sirri) 

Su cosa puntare per soddisfare il consumatore? 

Eppure, la ricerca pubblica e privata si sta muovendo per ottenere un avvicendamento varietale che assecondi le preferenze del consumatore. Si punta sulla qualità organolettica dei frutti e sulle caratteristiche agronomiche della pianta. In particolare, la ricerca si indirizza sempre più verso una maggiore sostenibilità ambientale, con un’attenzione particolare per i genotipi adatti alla coltivazione biologica, sia per la gestione della pianta che per la resistenza/tolleranza ad alcune importanti patologie – come il colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora) e la maculatura bruna (Stemphylium vesicarium) – e agli insetti, quali la psilla (Cacopsylla pyri) e la cimice asiatica (Halyomorpha halys)

Foto 7 – Aida, varietà del CREA tollerante al colpo di fuoco batterico. (Sandro Sirri) 

Il CREA, con il suo Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (CREA-OFA), conduce “Il Programma di miglioramento genetico Pero” da più di mezzo secolo. I primi incroci controllati furono realizzati nel 1968 e l’attività da allora è proseguita con continuità, mediante la diffusione di sette varietà: Tosca (1993), Carmen, Norma e Turandot (2000), Aida e Bohème (2003), Falstaff (2012) e CREA 194 (2019). Dal 2008 l’attività di breeding è cofinanziata da New Plant, Società Consortile Agricola costituita dalle tre Organizzazioni di Produttori Apo Conerpo, Apofruit e Orogel Fresco. 

Alla base del programma di miglioramento genetico del pero del CREA, fin dagli inizi, c’è stata principalmente l’esigenza di una diversificazione del prodotto, rinnovando e ampliando il calendario di maturazione sia nel periodo precoce che, soprattutto negli ultimi anni, nel tardivo, ottenendo anche varietà e selezioni tolleranti al colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora) e alla Cacopsylla pyri.  

Foto 5 – Frutti di Falstaff, prima varietà a buccia rossa del CREA di Forlì. (Giuseppe Pallotti) 

Per l’affermazione di una nuova varietà, un requisito fondamentale è la distinguibilità, ad esempio un frutto rosso o bicolore, a polpa rossa e di elevata qualità organolettica (es. polpa croccante, succosa e con aroma tipico), che si presti ad un “facile” consumo in linea con il mutamento delle abitudini alimentari. Gli obiettivi principali, associati ad eccellenti qualità organolettiche e buona conservabilità dei frutti, riguardano: 

  • l’estensione del calendario di raccolta sia nel periodo precoce e che in quello tardivo; 
  • la colorazione rossa ed estesa della buccia; 
  • nuove tipologie di frutti (ibridi interspecifici, nuovi tipi e colori della polpa); 
  • la resistenza e/o la tolleranza a malattie (Erwinia amylovora, Cacopsylla pyri, Stemphylium Vesicarium). 
Foto 6 – CREA 194, Nuova varietà del CREA, a maturazione precoce. (Sandro Sirri) 

La pericoltura di domani: il contributo della Ricerca CREA  

Attraverso il Progetto MiPAAF RGV-FAO, la Sede di Forlì del CREA-OFA contribuisce all’attività di salvaguardia, documentazione, caratterizzazione e valorizzazione della biodivesità autoctona del pero. Qui, inoltre, si trova la collezione di pero composta da 185 varietà moderne e tradizionali, mentre la Sede di Roma, che ospita il Centro Nazionale del Germoplasma Frutticolo (CNGF), attualmente conserva 802 varietà di pero. 

Foto 10 – Cocomerina Tardiva (Sandro Sirri) 

Le varietà dell’antico germoplasma del pero possono essere utili per il breeding futuro, poiché le varietà che possiedono caratteristiche interessanti da utilizzare in nuovi programmi di miglioramento genetico. Infatti, attraverso possibili incroci mirati di vecchie varietà con altre, moderne o locali, e successiva selezione, si possono migliorare le vecchie tipologie di pere o crearne nuove, che presentano i caratteri positivi e desiderati di entrambi i genitori. I caratteri più interessanti delle pere storiche, che le possono in parte differenziare da quelle coltivate oggi, sono: adattabilità ambientale e interazione con il territorio; habitus di fruttificazione idoneo all’allevamento in frutteti intensivi (chioma compatta); elevata e costante fertilità fiorale; tolleranza generica e specifica ad avversità biotiche; resistenza a patogeni (es. Colpo di fuoco batterico); limitata incidenza a fisiopatie del frutto; adattabilità a suoli anomali e resilienza del portinnesto; tolleranza a stress idrico; resistenza al freddo invernale; tenuta di maturazione e durata di conservazione delle pere a temperatura ambiente; sviluppo di aromi e contenuto nella polpa di sostanze bioattive (polifenoli, composti nutraceutici).  

Foto 11 – Nuova selezione a polpa rossa. (Gianluca Baruzzi) 

Purtroppo, non si può comunque ignorare che la maggior parte delle pere storiche, a prescindere dal comportamento degli alberi, manifesta grossi difetti pomologico-merceologici, che hanno portato al loro abbandono nelle coltivazioni e nei mercati. Tra questi, il frutto poco attraente, per aspetto, forma, colore, le ridotte dimensioni, la polpa granulosa, la presenza di sclereidi (chiamate anche cellule pietrose) al torsolo o diffuse in tutta la polpa- spesso compatta – che possono arrivare non edule a maturazione e che hanno con sapore astringente.  

Il CREA ha eseguito incroci con le antiche varietà, per ottenere il trasferimento di geni di tolleranza o resistenza, come per la resistenza a Cacopsilla pyri, posseduta da Spina Carpi oppure il colore rosso della buccia associato alla precocità di Bella di giugno (Mirandino rosso). Purtroppo, nel pero, le resistenze a patogeni più ricercate come Erwinia amylovora o Stemphilium vesicarium mancano totalmente o sono difficili da individuare o comunque non facilmente estraibili e trasferibili. Alcune antiche varietà presenti nelle colline romagnole, denominate ‘Cocomerine’, possiedono il carattere polpa rossa. Ne esistono due diverse tipologie, una a maturazione precoce (agosto), detta “Cocomerina precoce”, ed una a maturazione tardiva (inizio autunno), detta “Cocomerina tardiva”. Seppur marginalmente, queste due varietà vengono ancora coltivate in alcuni specifici areali in virtù del loro valore storico-culturale e per la loro componente nutraceutica. Dai primi anni del 2000, il CREA di Forlì, ha eseguito alcuni incroci tra le due tipologie di pera ‘Cocomerina’ e alcune delle varietà maggiormente coltivate e sono state individuate alcune nuove selezioni dotate di discrete caratteristiche organolettiche e colorazione rossa della polpa, attualmente in valutazione. 

Foto 14 – Fiori di pero, varietà a buccia rossa. (Sandro Sirri) 
#CREABREAK per #innovazione2020: in #OlivicolturaFrutticolturaAgrumicoltura scopriamo #Falstaff

Giuseppina Caracciolo
Ricercatrice presso il CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura  

Si occupa di miglioramento genetico e di innovazione varietale e della tecnica di coltivazione delle pomacee. È membro del Gruppo di lavoro “Apple and pear variety and Roostock testing nell’ambito del Network Europeo Eufrin (European Fruit Research Institutes Network)

Gianluca Baruzzi
Primo Ricercatore, Responsabile Sede di Forlì, CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura 

Conduce attività di ricerca principalmente riguardanti i settori del miglioramento genetico e della tecnica colturale di fragola, melo e pero. E’ costitutore numerose varietà di fragola, due di melo e una di pero, tutelate da privativa comunitaria o da brevetto in Italia, Svizzera, Brasile e USA. E’ membro del “Gruppo Europeo per le Risorse Genetiche Vegetali dei Piccoli frutti”. È responsabile per il CREA-OFA del processo della “Certificazione delle piante di fragola” nei Centri di Conservazione e Pre-moltiplicazione autorizzati dal MiPAAF. 

Mauro Bergamaschi
Collaboratore tecnico presso il CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura

Si occupa di miglioramento genetico, mantenimento del germoplasma e valutazione delle pomacee. È membro del gruppo di lavoro Malus-Pyrus nell’ambito del Programma ECPGR (European Cooperative Programme for Plant Genetic Resource). 

Giulia Faedi
Collaboratore tecnico presso il del CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura 

Si occupa della valorizzazione delle innovazioni varietali ottenute dalla Sede di Forlì

#lafrase In tutte le cose della natura esiste qualcosa di meraviglioso (Aristotele)

Sandro Sirri
Operatore tecnico presso la Sede di Forlì di CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura 

Collabora alle attività di breeding di pesco e pero e al mantenimento in campo e caratterizzazione agro-pomologica delle varietà di fruttiferi in collezione a Forlì

#lafrase The measure of intelligence is the ability to change (A. Einstein)

Daniela Giovannini
Dirigente di Ricerca presso la Sede di Forlì di CREA Centro di ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura

Si occupa di breeding del pesco e della conservazione, caratterizzazione e valorizzazione delle risorse genetiche frutticole. Coordina il gruppo di lavoro Prunus nell’ambito del Programma ECPGR (European Cooperative Programme for Plant Genetic Resources e il gruppo di lavoro Apricot and Peach nell’ambito del network europeo EUFRIN (European Fruit Research Institutes).

#lafrase La mente è come un paracadute: funziona solo se si apre  (A. Einstein) 

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