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Piante aliene/2: il castagno asiatico in Italia

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Non sempre l’introduzione di alieni rappresenta una minaccia. E’ il caso del castagno asiatico, introdotto in Europa a scopi tecnico/scientifici, grazie alla sua resistenza a patogeni, per poi selezionare, attraverso programmi di miglioramento genetico, diverse cultivar ibride interessanti dal punto di vista qualitativo e agronomico, in grado di adattarsi alle mutate e mutevoli condizioni ambientali. 

L’introduzione accidentale o volontaria di specie aliene in un contesto naturale, come noto, richiede grande attenzione, perché può portare a risultati poco prevedibili. Generalmente, gli alieni meno gestibili sono quelli di piccole dimensioni o, in generale, quelli ad elevata mobilità o di difficile controllo. Tra gli alieni, gli organismi vegetali sono certamente quelli più gestibili, grazie alla lentezza con cui colonizzano nuovi ambienti, ma non mancano esempi di specie vegetali aliene, che hanno invaso habitat di grande importanza naturalistica e la cui eradicazione è diventata spesso problematica, come l’ailanto o il fico d’india. 

Il castagno è un genere che riveste grande interesse sia naturalistico sia economico. Per questo è stato lungamente e ampiamente trasportato dall’uomo in forma di semi o rami da utilizzarsi per l’innesto di individui cresciuti in loco. Ogni volta che un coltivatore propaga una specifica cultivar in prossimità di un castagneto naturale, ne influenza indirettamente la composizione genetica, moltiplicando l’apporto di uno specifico polline e alterando il naturale equilibrio, che si sarebbe altrimenti osservato. Con la globalizzazione, il fenomeno si è ampliato perché le cultivar di maggiore interesse agronomico sono state propagate ben oltre il loro areale di origine. Altra caratteristica unica del genere risiede nel fatto che gli ibridi interspecifici di castagno sono fertili e sono in grado di proliferare nell’ambiente naturale. 

L’introduzione dei castagni asiatici in Europa 

Sin dagli anni Venti del Novecento, sono state introdotte in Europa specie “aliene” di castagno, soprattutto di provenienza asiatica (Castanea crenata e Castanea mollissima). Si tratta di alberi che possono certamente raggiungere grandi dimensioni, ma che hanno scarsa tendenza alla propagazione naturale incontrollata e che, di conseguenza, hanno destato scarsa preoccupazione, anche perché meno adatti al contesto climatico europeo e, per questo, difficilmente in competizione con i nostri castagni (Castanea sativa). 

I luoghi europei in cui sono stati introdotti inizialmente i primi castagni asiatici sono le foreste atlantiche del Nord-Ovest della Spagna, in Galizia e i campi sperimentali della stazione di Malemort-sur-Corrèze vicino a Brive, in Francia. Esemplari di castagni asiatici sono presenti, comunque, da molto tempo anche in varie zone d’Italia e non sembrano essersi mai espansi oltre il sito di introduzione primaria.  

Gli inserimenti di castagno asiatico in Europa hanno avuto scopi tecnico/scientifici ben precisi, collegati alla loro resistenza a patogeni come il mal dell’inchiostro, precedentemente e accidentalmente introdotti in Europa a seguito della nascente globalizzazione. Incrociando, dunque, questi esemplari con i castagni europei sono stati, infatti, ottenuti diversi ibridi resistenti per poi selezionare, attraverso programmi di miglioramento genetico, diverse cultivar ibride dalle caratteristiche qualitative e agronomiche piuttosto interessanti. Si è scoperto, poi, che le specie asiatiche di castagno possono incrociarsi con quello europeo anche in condizioni naturali e che questi esemplari, apparentemente immobili e poco prolifici, stavano lentamente e pacificamente invadendo le foreste naturali circostanti attraverso il loro polline e i loro semi. 

Foto di Francisco Javier Dorado Reyes

Gli effetti di lungo termine dell’introduzione di specie asiatiche nei boschi europei 

Un interessante studio genetico utile a capire la dimensione e la velocità di questo fenomeno ha riguardato una foresta naturale di castagni nel nord-ovest della Spagna (Bergondo, Galizia), dove si è deciso di studiare esemplari di diversa età, per capire quanti geni di origine asiatica e quanti di origine europea si fossero diffusi nella foresta attraverso il polline in diverse epoche. Lo studio, pubblicato nel giugno del 2021 sulla rivista Forestry (1), ha riguardato 34 alberi adulti di castagno, (tra i 40 e gli 80 anni di vita) e 42 plantule alte da 30 cm a 2.5 m. L’analisi dimostra che la foresta, per quanto popolata da oltre 80 anni da diversi esemplari asiatici, mostrava il 71% di piante adulte ancora classificabili come castagni europei in purezza, mentre la percentuale scendeva al di sotto del 30%, se si consideravano i soli esemplari di ultima generazione. Gli autori interpretano i numeri come risultanti di un fenomeno di introgressione adattativa: nella foresta nascono molti ibridi, ma gli esemplari con genoma prevalentemente europeo sono più adatti alle condizioni ambientali galiziane e superano con maggiore frequenza la fase giovanile. I dati genetici raccolti portano gli autori a concludere che la foresta potrebbe beneficiare dell’introduzione di geni coinvolti nella resistenza al mal dell’inchiostro ma, se non sottoposta a forte e costante pressione selettiva dalle condizioni ambientali, potrebbe vedere peggiorata la sua complessiva resistenza allo stress idrico. Gli studi stanno proseguendo in altre aree spagnole e sembrano indicare che, complici le condizioni di umidità ancora più basse, i ritmi di introgressione di geni asiatici nelle foreste naturali possano essere ancor più lenti di quanto rilevato nell’area di Bergondo. 

Gli ibridi interspecifici di castagno e la loro coltivazione 

Se l’introduzione di esemplari asiatici in alcuni specifici contesti sembra essere un fenomeno non preoccupante, è lecito domandarsi cosa bisogna aspettarsi dalla massiccia introduzione in coltivazione di cultivar ibride di castagno. L’impianto di un castagneto da frutto, infatti, può coinvolgere diversi ettari con la messa a dimora di altrettante centinaia di piante innestate. I semi di tali piante, ovviamente, non saranno dispersi nell’ambiente, in quanto destinati all’alimentazione, ma il polline liberato potrà viaggiare per diversi chilometri (fino a 20) e raggiungere eventuali boschi naturali presenti nelle prossimità, attribuendo a una parte della loro progenie un certo numero di geni di provenienza esotica. Con l’aumentare degli esemplari ibridi e il diminuire della distanza tra boschi e coltivazione, l’introgressione di geni alieni può crescere fino a raggiungere dimensioni significative. Le cultivar ibride più diffuse in Italia, come ‘Bouche de Bétizac’, ‘Marsol’ e ‘Maraval’ producono polline capace di impollinare individui di C. sativa. Tuttavia, in base alle caratteristiche delle specie di castagno asiatico usate per la costituzione degli ibridi, è lecito attendersi che gran parte della loro progenie subirà la competizione con gli esemplari europei, i durante le prime fasi della crescita in condizioni naturali, soprattutto nelle aree più meridionali del Paese. I pochi ibridi di seconda generazione che sopravviveranno alla selezione, però, avranno un 25% di geni asiatici e saranno a loro volta in grado, in circa 15 anni, di disperdere seme entro una decina di metri ed impollinare altri individui entro un raggio di ulteriori 20 km, riportando a quanto osservato in Galizia la situazione di eventuali boschi naturali coinvolti. 

Alla luce della grande interfertilità, è lecito chiedersi se gli ibridi di castagno siano realmente individuabili come specie aliena, in quanto hanno una costituzione intermedia tra il progenitore asiatico e il castagno europeo e spesso sono morfologicamente indistinguibili da quest’ultimo. 

I Parchi Naturali 

I Parchi Naturali sono in prima linea nell’attuazione della Convenzione per la Diversità Biologica (CBD, Convention on Biological Diversity) che invita le parti contraenti «a prevenire il più possibile e secondo convenienza l’introduzione di quelle specie aliene che minacciano gli ecosistemi, gli habitat o le specie, a sottoporle ad azioni di controllo o a eradicarle». Sono, inoltre, i principali destinatari di normative quali il regolamento (UE) N. 1143/2014 e il DL 230/2017 per la prevenzione e la gestione dell’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive. Date le loro caratteristiche nessuna specie di castagno, finora, è mai stata inclusa negli elenchi di specie aliene invasive da attenzionare in modo specifico, e va verificato che la diffusione di cultivar iscritte al registro nazionale delle varietà, per quanto ibride, ricada negli ambiti di applicazione dei DPR 357 dell’8 settembre 1997 e 102 del 5 settembre 2019, che regolamenta  l’introduzione o la reintroduzione di specie non autoctone e la subordina all’approvazione di specifici “Studi del Rischio”, i cui contenuti sono delineati nel DM MATTM del 2 aprile 2020. In ogni caso, gli organi che gestiscono aree protette possono introdurre, attraverso i propri regolamenti, ulteriori limiti per l’introduzione nell’area del Parco di specifici organismi.  

I benefici ambientali derivanti dalla presenza del castagno da frutto nelle aree montane 

La coltivazione del castagno sostiene un settore economico e sociale, che va ben oltre la produzione di castagne e derivati. La castanicoltura è linfa vitale per molte comunità rurali, perché crea opportunità di lavoro, valorizza le tradizioni e preserva l’ambiente. Il castagneto da frutto, gestito e presenziato dal coltivatore, costituisce un importante argine alla diffusione degli incendi e al dissesto idro-geologico. Negli ultimi anni, soprattutto a seguito dell’introduzione di patogeni o insetti invasivi, le tradizionali cultivar di castagno hanno fatto registrare produzioni molto ridotte e molti castanicoltori stanno abbandonando la cura di areali strategici. La percezione di vincoli aggiuntivi nelle aree parco può rilevarsi dirimente e scoraggiare ulteriormente la cura del castagneto fino al completo abbandono.  

La scelta gestionale 

Potrebbe essere interessante, per motivi di studio, cercare, peraltro, di conservare foreste di castagno europeo in purezza. tentativo che potrebbe essere realizzato in parchi con specifiche scelte gestionali in merito all’utilizzo di cultivar ibride.  Tuttavia, poiché è impossibile vietare ai pollini di varcare i confini del parco, bisognerà tenere in conto che l’effetto di un divieto territoriale potrebbe essere del tutto vanificato da ciò che accade fuori dai suoi confini. Le mappe riportate (figura 1 e 2), dove vengono evidenziati in giallo i castagneti da frutto e in rosso i confini del parco dell’Etna e del Parco di Roccamonfina, rispettivamente, spiegano senza bisogno di molte altre parole, che un divieto imposto nel parco avrebbe scarsa o nulla efficacia nell’arginare l’introgressione di geni esotici nella foresta naturale di castagno europeo. La distanza tra il confine del parco e i castagneti coltivati al suo esterno, infatti, è molto al di sotto dei 20 km minimi per garantire un certo isolamento dei pollini. 

Figura 1: Il Parco dell’Etna ha una estensione di circa 590 km2 e un diametro medio di circa 27 km. Il castagno è presente soprattutto in boschi gestiti a ceduo ma vanta comunque una produzione storica di castagne locali valorizzate in numerose sagre. Il Parco ospita alcuni dei castagni più antichi d’Europa. Non mancano esempi di innesti plurisecolari testimonianza di una diffusa propagazione di varietà come il marroncino Etneo. Immediatamente all’esterno dei suoi confini la castanicoltura è praticata in piccoli appezzamenti nella fascia costiera. Entro i 20 km dal confine si trovano, nella parte nord, importanti estensioni di castagno gestito per scopi produttivi
Figura 2: Il Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano ha una estensione di circa 110 Km2 e un diametro medio di circa 6 km. Il castagno è presente soprattutto in frutteti, spesso organizzati in impianti a sesto regolare, pur se poco gestiti. Le castagne locali sono valorizzate in una sagra di grande successo locale e, recentemente, hanno ottenuto il marchio IGP “Castagna di Roccamonfina”, riservato ai frutti appartenenti alle cultivar Primitiva (o Tempestiva), Napoletana (o Riccia, o Riccia Napoletana), Mercogliana (o Marrone), Paccuta e Lucente (o Lucida). La composizione del polline che circola nel Parco è quindi molto influenzata dalla massiccia presenza di piante innestate con queste cultivar locali. Entro i 20 km dal confine si trovano, nella parte sud-est, importanti estensioni di castagno gestito per scopi produttivi

Conclusioni 

Il castagno non è una specie invasiva e la mescolanza di geni provenienti da varie parti del mondo non fa che aumentare la base di diversità entro cui la selezione naturale o quella operata dai breeder può operare, favorendo esemplari in grado di adattarsi alle mutate e mutevoli condizioni ambientali. 

La costituzione di riserve forestali, in cui il castagno europeo possa moltiplicarsi in purezza può essere perseguita per scopi scientifici e richiede strategie mirate da pianificare, alla luce delle conoscenze tecniche e orografiche dello specifico contesto territoriale. 

Bibliografia 

Francisco Alcaide, Alejandro Solla, Beatriz Cuenca & M. Ángela Martín Molecular evidence of introgression of Asian germplasm into a natural Castanea sativa forest in Spain Forestry: An International Journal of Forest Research (2022), 95(1), 95–104 doi:10.1093/forestry/cpab030. Print ISSN 0015-752X. Online ISSN 1464-3626. Institute of Chartered Foresters. Oxford University Press 

Angelina Nunziata
Ricercatrice CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura

I suoi principali interessi scientifici sono nel campo dell’evoluzione molecolare delle piante, il suo scopo è mettere la genetica realmente a servizio dell’agricoltura, fornendo strumenti semplici ed efficaci al breeding ed alla identificazione varietale 

#lafrase La chiave di interpretazione di un linguaggio sconosciuto risiede spesso nel confronto accurato con quelli noti; è nascosta lì, tra similarità e differenze 

Domenico Gentile 
Assegnista, CREA Centro Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura

I suoi principali interessi scientifici riguardano le applicazioni della genetica agraria al miglioramento delle piante. 

#lafrase L’agricoltura sembra tremendamente facile quando il tuo aratro è una matita, e sei lontano migliaia di chilometri dal campo di grano (Dwight Eisenhower

Francisco Alcaide  
Ricercatore

Post-dottorato ‘Margaritas Salas’ presso il CNR-IRET (Italia), proveniente dalla Facoltà di Scienze Forestali dell’Università di Extremadura (Spagna)  

I suoi principali interessi scientifici sono centrati sulla genetica delle popolazioni e la sua applicazione per il miglioramento e la conservazione delle risorse genetiche forestali

#lafrase Guarda nel profondo della natura e allora capirai tutto meglio (Albert Einstein

Marina Maura Calandrelli 
Tecnologo, CNR Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri 

I suoi principali interessi scientifici sono focalizzati sul monitoraggio del patrimonio agro-forestale con tecniche di telerilevamento per osservare e studiare le variazioni nel tempo e nello spazio

#lafrase Le piante sono intelligenti, io rivolgo loro frasi d’amore (Stefano Mancuso

Milena Petriccione
Primo ricercatore CREA Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura 

I suoi principali interessi scientifici sono legati agli aspetti bio-agronomici delle specie frutticole e studia la fisiologia del post-raccolta per prolungare la qualità dei frutti

#lafrase Il dono più bello della natura è che è un piacere guardarsi intorno e cercare di comprendere ciò che vediamo. (Albert Einstein) 

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