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domenica, 31 Maggio 2026

Editoriale

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Il comparto ortofrutticolo rappresenta uno dei pilastri dell’agricoltura italiana e uno dei simboli più riconosciuti della qualità agroalimentare del nostro Paese. Frutta e ortaggi non sono soltanto produzioni strategiche dal punto di vista economico e occupazionale: sono salutecultura alimentareidentità dei territori e capacità di innovare, restando fedeli alla propria tradizione. L’Italia occupa stabilmente posizioni di rilievo nello scenario internazionale grazie a una  straordinaria ricchezza produttiva: dal pomodoro agli ortaggi da foglia, dal kiwi agli agrumi, dalle mele all’uva da tavola. Un comparto che vale oltre 17 miliardi di euro e rappresenta una componente essenziale dell’export agroalimentare nazionale, con l’Italia tra i principali produttori europei di ortaggi e frutta fresca. 

Nel settore orticolo, la forza italiana risiede nella specializzazione e nella capacità di trasformare territori vocati in eccellenze riconosciute a livello internazionale, come pomodoro, carciofo e ortaggi da foglia. La Piana del Sele, ad esempio, è oggi un riferimento europeo per la produzione di rucola, mentre il nostro Paese si colloca tra i leader mondiali per le colture in ambiente protetto. Un modello produttivo altamente efficiente, che però richiede, oggi più che mai, un equilibrio nuovo tra produttività e sostenibilità, con un uso sempre più attento di acqua, energia e mezzi tecnici

La frutticoltura italiana, dal canto suo, continua a essere un pilastro delle filiere agroalimentari europee, grazie a filiere di eccellenza come mele, pere, kiwi, agrumi, uva da tavola, pesche e nettarine. L’Italia è, infatti, tra i principali produttori mondiali di kiwi e tra i leader europei per numerose specie frutticole

Cambiamenti climatici sempre più intensieventi estreminuove fitopatie e un aumento costante dei costi produttivi stanno ridisegnando scenari e certezze. È una fase complessa che richiede risposte rapide, integrate e fondate sulla conoscenza

In questo contesto, il CREA rappresenta un presidio strategico per il Paese. La ricerca pubblica è oggi chiamata non solo a interpretare il cambiamento, ma ad anticiparlo, offrendo strumenti concreti alle imprese per affrontare la transizione verso modelli produttivi più resilienti, sostenibili e competitivi

La ricerca italiana in orticoltura e frutticoltura è già oggi riconosciuta a livello internazionale per qualità e impatto scientifico, in particolare nel campo delle colture orticole in ambiente protetto e dei sistemi mediterranei. È un patrimonio di competenze e conoscenze avanzate su gestione del clima, nutrizione, irrigazione e sostenibilità dei sistemi colturali mediterranei, che consente al nostro Paese di competere con realtà molto più grandi per dimensioni e risorse. 

Uno degli assi portanti dell’attività del CREA è il miglioramento genetico, affiancato dalla tutela e valorizzazione della biodiversità agricola. Conservare le risorse genetiche – e il CREA mantiene collezioni importanti di ortaggi, frutta e agrumi –  significa custodire il futuro: è da questa ricchezza che nascono nuove varietà più adattabiliefficienti e sostenibili

In questa direzione si inseriscono le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA), una delle frontiere più promettenti dell’innovazione agricola. Il CREA è stato tra i primi enti in Italia a portare queste tecnologie in campo, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di varietà più resistenti a stress climatici e fitopatologici, riducendo al tempo stesso la dipendenza da input chimici e aumentando la sostenibilità dei sistemi produttivi

L’altra grande leva di cambiamento è la tecnologiaAgricoltura di precisionesensoripiattaforme digitalimodelli previsionali e sistemi di supporto alle decisioni stanno già trasformando il modo di produrre. L’obiettivo è chiaro: fare di più con meno, ottimizzando risorse come acqua ed energia e riducendo l’impatto ambientale senza compromettere la qualità. 

Un ruolo sempre più centrale è svolto anche dalla difesa fitosanitaria sostenibile e dall’agricoltura biologica, ambiti nei quali l’Italia è già oggi leader europeo per superfici e operatori nell’orticoltura biologica. Il CREA continua a investire in strategie di biocontrollodifesa integrata e soluzioni a basso impatto, fondamentali per rispondere alle nuove pressioni biologiche e climatiche. 

Ma la vera sfida è un’altra: trasformare la conoscenza in cambiamento reale. Per questo il trasferimento tecnologico diventa decisivo. Mettere in connessione ricerca, imprese e territori significa accelerare l’innovazione e renderla accessibile, concreta, utile. In questo ambito il CREA è chiamato a svolgere una funzione sempre più integrata di ricerca, sperimentazione, divulgazione e accompagnamento all’innovazione, favorendo la diffusione di conoscenze, strumenti digitali e modelli organizzativi innovativi

Last but not least, l’eccellenza della nostra frutta e della nostra verdura si basa su una cultura alimentare e su una consolidata abitudine al consumo che affondano le loro radici nella dieta mediterranea e nella tradizione della Cucina italiana, patrimonio UNESCO. Elementi fondamentali non solo per vivere in salute, ma per conseguire quella longevità che il mondo ci invidia e che come CREA siamo impegnati a trasmettere alle nuove generazioni con le nostre azioni di educazione alimentare. 

Le dinamiche del comparto ortofrutticolo sono complesse, ma il punto di partenza è solido: competenze scientifiche, biodiversità, capacità imprenditoriale e una sapienza produttiva unica al mondo. Il CREA continuerà a essere al centro di questo percorso, svolgendo il proprio ruolo di riferimento scientifico al servizio del Paese, con l’obiettivo di accompagnare il settore verso un futuro più sostenibile, competitivo e resiliente, dove qualità, innovazione e rispetto delle risorse naturali procedano nella stessa direzione. 

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