Attraverso le testimonianze dei ricercatori che spaziano dalle analisi macroeconomiche al supporto alle politiche fino alle soluzioni tecnologiche e agronomiche applicate sul campo, lo speciale evidenzia come la ricerca olistica del CREA sostenga la transizione dell’ortofrutta italiana verso un modello d’avanguardia. Grazie a genetica, digitalizzazione e convergenza tra biologico e convenzionale, il settore diventa capace di superare le criticità climatiche e strutturali, dimostrando così che la tutela del reddito dei produttori può convivere perfettamente con la qualità e la salute dei consumatori.
Partiamo dai dati con Maria Rosaria Pupo D’Andrea, Dirigente di ricerca del CREA Politiche e Bioeconomia.
Ortofrutta italiana: quali traiettorie di crescita rispetto ai concorrenti globali e quali politiche a supporto dei produttori?
Maria Rosaria Pupo D’Andrea:

L’ortofrutta italiana, fresca e trasformata, è un pilastro della nostra economia agroalimentare: gli ortaggi rappresentano ormai oltre un terzo del valore delle produzioni, in crescita da sei anni consecutivi; la frutta fresca consolida la posizione nonostante le criticità climatiche e fitosanitarie e le Indicazioni Geografiche volano, con un valore dell’export certificato cresciuto del 25% in un solo anno.
In un contesto instabile segnato da tensioni geopolitiche ed eventi climatici estremi, le opportunità offerte dalla PAC 2023-2027, con lo strumento degli Interventi Settoriali, e i fondi del PNRR per la ricerca e la logistica rappresentano leve fondamentali per rafforzare la competitività delle imprese, consolidare i rapporti di filiera e valorizzare l’eccellenza delle nostre produzioni.

Le analisi congiunturali e macroeconomiche del CREA Politiche e Bioeconomia (CREA PB) offrono una visione trasversale, indispensabile per orientarsi tra i mercati e le misure di sostegno. Per rispondere alle sfide concrete di produttori e consumatori, questo patrimonio di dati e indirizzi strategici si traduce in ricerca applicata, presidiata dai Centri di filiera Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (CREA OFA) e Orticoltura e Florovivaismo (CREA OF). Con i rispettivi direttori, Milena Petriccione e Daniele Massa, tocchiamo i nodi cruciali.
Quali sono i punti di forza e le principali criticità del nostro sistema ortofrutticolo?
Milena Petriccione (M.P.):

La filiera frutticola sta evolvendo verso prodotti sostenibili, sicuri e tracciabili, valorizzando la qualità delle produzioni e rafforzando il legame con i territori. Le innovazioni tecnologiche migliorano l’efficienza produttiva e riducono l’impatto ambientale. Tuttavia, eventi estremi sempre più frequenti, costi di produzione in aumento e bassa redditività rappresentano un limite per molte aziende agricole. La frammentazione delle imprese e il potere della GDO creano ulteriori squilibri nella filiera, aggravate da carenza di manodopera e mancato ricambio generazionale.


Daniele Massa (D.M.):

L’intensività delle colture orticole richiede elevati input, come energia elettrica, acqua, prodotti per la difesa e nutrizione delle piante. Se, da un lato, ottimizza l’efficienza di uso del suolo, dall’altro richiede una ponderata gestione di tali input per contenere l’impatto ambientale ed economico. Questo scenario offre ampi margini di miglioramento e avanzamento tecnologico nel settore che però necessita di soluzioni pensate e sviluppate ad hoc per il clima mediterraneo.

La ricerca può colmare eventuali ritardi rispetto ai modelli esteri più avanzati?
M.P.:
Il vantaggio competitivo dell’Italia non può più basarsi solo su tradizione, marchi DOP e IGP o su qualità percepita del Made in Italy. Servono sistemi all’avanguardia basati su integrazione tra università, ricerca e imprese; trasferimento tecnologico rapidissimo; maggiore dimensione aziendale; uso intensivo di dati, Intelligenza Artificiale, robotica e genomica; filiere coordinate e capitalizzate.
Il CREA può evolvere in un acceleratore di innovazione applicata per il sistema Italia.

Daniele Massa (D.M.):
La ricerca del CREA, in particolare, è vitale per l’agroalimentare italiano poiché è l’unico Ente di ricerca pubblico dedicato interamente e specificatamente a questo settore, di cui ne ricomprende e sviluppa tutte le filiere con un approccio olistico e integrato. Nell’orticoltura, l’Italia è ai vertici mondiali per pubblicazione di lavori scientifici sui sistemi di coltivazione a elevata tecnologia come le colture protette e fuori suolo.

Dalla genetica alla tavola: in che modo l’innovazione tutela il reddito e garantisce un’ortofrutta di qualità accessibile a tutti?
M.P.:
In questo contesto, il miglioramento genetico e le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) sono strategici per sviluppare colture più resistenti e resilienti, riducendo al contempo il ricorso a input chimici e risorse idriche. Insieme all’agricoltura 4.0 e le tecnologie di precisione, la vera sfida sarà tradurre i benefici della ricerca non solo in maggiore competitività per le imprese agricole, ma anche nella disponibilità di un’ortofrutta sana, sicura e di qualità per tutti.
D.M.:
Il miglioramento genetico – sia tramite breeding tradizionale che biotecnologie – e il digitale aprono nuove prospettive per le colture orticole, già propense a investire in tecnologie rispetto ad altri settori. Se scarsa diversificazione, limitata tracciabilità e costosi programmi di educazione al consumo possono minarne la credibilità in tema di sicurezza alimentare, tecniche produttive orientate al miglioramento qualitativo dei prodotti sviluppano ortaggi biofortificati o a ridotto contenuto di allergeni e “antinutrienti”.

Mercato e sostenibilità: come si stanno riposizionando il comparto bio e quello tradizionale?
M.P.:
Le innovazioni sviluppate nel biologico influenzano sempre più anche il comparto tradizionale. Parallelamente, agricoltura di precisione, digitalizzazione e nuove tecnologie rendono più sostenibili le produzioni convenzionali.
D.M.:
L’orticoltura biologica in Italia detiene il primato europeo per le superfici e numero di operatori. Il CREA sostiene questo primato, ampliando le aree di ricerca su soluzioni a basso impatto, destinate a essere poi trasferite all’agricoltura integrata.

Tecnologo CREA Politiche e Bioeconomia
Giornalista pubblicista.
#lafrase Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza (Antonio Gramsci L’Ordine Nuovo, primo maggio 1919)



