L’Orpicchio, antico vitigno a bacca bianca di origine sconosciuta e coltivato nei secoli scorsi, rappresenta un caso di successo del recupero e della valorizzazione del germoplasma viticolo effettuata dal CREA Viticoltura ed Enologia.
Nell’ambito di un programma di ricerca pluriennale di recupero e valorizzazione del germoplasma viticolo della Toscana svolto dal CREA, sono state reperite 533 accessioni riferibili a varietà e biotipi (insieme di individui aventi lo stesso genotipo) locali.
Tra queste è stato individuato l’Orpicchio, antico vitigno a bacca bianca di origine sconosciuta e coltivato nei secoli scorsi, del quale si erano perse le tracce da alcuni decenni.
Il vitigno è stato rinvenuto presso un’azienda della provincia di Arezzo ed è stato in seguito inserito all’interno di due vigneti sperimentali, dove si sono effettuali i vari rilievi ampelografici (ampelografia studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni, basandosi sul riconoscimento delle caratteristiche morfologiche della varietà di vite e mettendola in relazione alla zona di provenienza), genetici e produttivi in confronto con altre varietà già note.

L’Orpicchio era coltivato nella provincia di Arezzo almeno fino dalla metà del XIX secolo. Successivamente il suo abbandono è stato pressoché totale, se si considera che nel corso delle indagini relative al reperimento di germoplasma è stato possibile ritrovarne solo alcuni rari esemplari.
In considerazione dei risultati agronomici ed enologici ottenuti, nel 2007 è stata ottenuta l’iscrizione al Registro nazionale delle varietà e, successivamente, è stato inserito tra i vitigni idonei alla coltivazione nella regione Toscana.
La silhouette della foglia dell’Orpicchio evidenzia una similitudine con il Pinot bianco, ma il confronto dei profili molecolari ha confermato che si tratta di varietà diverse, senza un legame di parentela diretta.
Relativamente all’evoluzione delle fasi fenologiche, si colloca in epoche intermedie. Il germogliamento avviene a metà aprile, in epoca abbastanza tardiva, e la maturazione si completa nella seconda decade di settembre.
I vini si presentano equilibrati, con un buon rapporto tra contenuto alcolico e acidico, aroma intenso, fresco, fine ed armonico, con note floreali dolci.

Collaboratore Tecnico CREA Centro Viticoltura ed Enologia
Enologo e Dottore di Ricerca. Responsabile del Laboratorio di Enologia della Sede di Arezzo, si occupa dello studio della composizione chimica delle uve e di tutti gli organi della vite per caratterizzare nuove ed antiche varietà, e per verificare l’impatto di tecniche colturali innovative sulla fisiologia delle piante.
#lafrase Pasteur aveva capito tutto!

Collaboratrice Tecnica CREA Centro Viticoltura ed Enologia
Biotecnologa con un Dottorato in Scienze agrarie ed ambientali, dal 2011 si occupa di ricerca in viticoltura. Le sue competenze si focalizzano sulla fisiologia vegetale, sul recupero, la caratterizzazione e la conservazione del germoplasma, oltre che sulla genetica della vite e il miglioramento varietale per lo sviluppo di vitigni resistenti alle malattie fungine.
#lafrase Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra
(Mario Soldati)