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giovedì, 3 Aprile 2025

I Vitigni recuperati 2/Veneto 

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Praticamente scomparso e poi ritrovato in un vecchio vigneto destinato all’estirpo, Grapariol, vitigno a bacca bianca noto dal XVII secolo, è stato recuperato grazie al lavoro di ricerca e sperimentazione effettuato dal CREA Viticoltura ed Enologia di Conegliano. Le sue uve lo rendono attuale e molto interessante per la produzione di vini spumanti e frizzanti, tanto da diventare prodotto di punta di alcune cantine. Una vera e propria success story. 

Il Grapariol è un vitigno a bacca bianca che ha una storia lunga. Già nel XVII secolo se ne parlava in antichi testi, ma poi era quasi scomparso. Grazie al lavoro di viticoltori, ricercatori ed enologi, oggi possiamo ancora assaporare questo prodotto unico.  

Grappolo di Grapariol (Foto: Roberto Carraro, CREA Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia, Conegliano)

Il suo recupero è iniziato a cura dell’allora Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano (ora CREA Centro di ricerca viticoltura ed enologia), a partire da un paio di piante salvate da Albino Barbaran, viticoltore di Zenson di Piave (TV), in un vecchio vigneto destinato all’estirpo. Grazie ai lavori di ricerca e sperimentazione, è stato possibile caratterizzare scientificamente il vitigno, approfondirne le particolarità e sviluppare tecniche di vinificazione appropriate che ne hanno rivelato le potenzialità.  

La naturale freschezza ed acidità delle uve lo rendono attuale e molto interessante per la produzione di vini spumanti e frizzanti, caratterizzati da aromi fruttati e da un profumo floreale delicato e gradevole. Attualmente è coltivato in Veneto su oltre 20 ha, è ammesso in diverse IGT e per alcune cantine è diventato un prodotto di punta. 

Massimo Gardiman
Ricercatore CREA Centro Viticoltura ed Enologia

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