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domenica, 26 Maggio 2024

L’invasione aliena/1: le pinete italiane 

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Nativa del Nord America dove non causa danni, la cocciniglia tartarugata del pino provoca, invece, ingenti danni nell’areale mediterraneo, in particolare in Italia. Andiamo a scoprire quali sono le migliori tecniche di contenimento e l’attività svolta dal CREA Difesa e Certificazione 

L’introduzione in nuovi areali di organismi alieni rappresenta una delle maggiori cause per l’insorgenza di danni, anche su piante di interesse forestale e ornamentale. L’insorgere di gravi attacchi della Cocciniglia tartaruga del pino Toumeyella parvicornis (Cockerell) su pino domestico (Pinus pinea L.) in Italia meridionale e centrale rappresenta un caso emblematico della dannosità e invasività di specie aliene sul territorio. L’introduzione della cocciniglia ha, infatti, determinato un rapido declino delle piante attaccate, con conseguente drastico impatto sul patrimonio arboreo di alcune città italiane, alterandone il caratteristico paesaggio. 

Un po’ di storia 

La cocciniglia tartaruga del pino è nativa del Nord America, dove è insediata su diverse piante ospiti del genere Pinus senza determinare danni particolari. La cocciniglia è stata accidentalmente introdotta negli anni 2000 in America Centrale (Porto Rico e Isole dell’arcipelago Turks and Caicos), dove ha causato la distruzione del 90% delle piante della specie endemica Pinus caribaea. La prima segnalazione in Italia risale al 2014 nell’area urbana di Napoli; il fitomizo (organismo che si nutre della linfa  di piante succhiandola direttamente dai vasi  con l’apparato boccale pungente-succhiatore) si è esteso poi al resto della Regione Campania e successivamente ad aree urbane di Lazio, Toscana, Abruzzo, Puglia e Costa Azzurra (Francia). Nell’areale mediterraneo, P. pinea è estremamente suscettibile agli attacchi di T. parvicornis, mentre altri ospiti come P. halepensis sono risultati più tolleranti agli attacchi.  

I danni 

Densa colonia di Cocciniglie tartaruga su di un getto dell’anno di Pino domestico

La cocciniglia causa seri danni, diretti e indiretti, dovuti al suo comportamento trofico. Nutrendosi di linfa elaborata, l’insetto provoca un graduale indebolimento della pianta e, nel breve tempo, produce abbondanti quantità di melata. La melata favorisce poi lo sviluppo di funghi agenti di fumaggine, che stratificandosi sui tessuti verdi ne riducono la superficie fotosintetizzante e ostacolano la traspirazione. Per questo, i pini infestati presentano dapprima una chioma traslucida e poi annerita. Successivamente, le piante manifestano un progressivo intristimento dei germogli e perdita di aghi. I palchi bassi della chioma sono i primi a subire un precoce disseccamento, mentre la formazione di nuovi germogli e strobili rimane confinata nella parte più alta della chioma. La pianta infestata subisce, così, un inesorabile indebolimento che la porta alla morte, anche nel giro di pochi mesi.  

Nell’areale mediterraneo, T. parvicornis compie 3-4 generazioni/anno svernando come femmina fecondata. Il primo stadio giovanile (neanide di prima età) è importante per la diffusione dell’infestazione, essendo l’unica forma mobile della cocciniglia. Infatti, oltre a consentire il passaggio da chioma a chioma tra piante adiacenti, le neanidi di prima età vengono trasportate passivamente a distanze maggiori, principalmente ad opera del vento. Le forme adulte femminili della cocciniglia sono morfologicamente distinte: gli individui maschili formano dapprima un follicolo bianco, circa 3 mm di lunghezza, da cui sfarfallerà poi l’esemplare adulto; le femmine invece mantengono l’aspetto cistiforme continuando ad ingrossarsi fino al raggiungimento di una forma semi-semisferica a piena maturità, simile al carapace di una tartaruga. Sia i maschi che le femmine, nei casi di forti infestazioni, tendono a formare colonie ammassate sulla parte legnosa dei giovani getti della pianta. 

L’adattamento all’ambiente mediterraneo di T. parvicornis è stato favorito dalle sue caratteristiche biologiche, che hanno contribuito alla formazione di popolazioni con densità e tasso di sviluppo molto più elevati rispetto all’areale nativo. Tra queste caratteristiche vi è l’elevata fecondità delle femine adulte, che possono arrivare a deporre anche oltre 500 uova nell’arco della loro vita, determinando un incremento demografico esponenziale. Il clima Mediterraneo permette, inoltre, il completamento di diverse generazioni/anno, in sequenza e sovrapposizione, che contribuiscono ad un rapido incremento numerico delle popolazioni. L’elevata suscettibilità di P. pinea e la presenza nelle nostre città di piante con chiome a contatto hanno ulteriormente favorito l’insediamento e la rapida diffusione di T. parvicornis in questi ambienti. 

Il caso romano 

A Roma, dal 2018, T. parvicornis ha determinato forti attacchi ad alberature stradali, parchi e pinete litoranee. Il declino di numerosi esemplari di pino domestico ha richiesto urgenti interventi con metodi di controllo a basso impatto ambientale ammessi in ambito urbano. Le attenzioni si sono incentrate sui trattamenti endoterapici per evitare l’aspersione generale delle chiome e la dispersione dei formulati nell’ambiente. Per realizzare un primo ciclo di sperimentazioni, nell’aprile 2021 il CREA – Centro di Difesa e Certificazione, ha effettuato un trattamento endoterapico sui pini domestici del parco della Scuola Ufficiali Carabinieri, Caserma “Ugo De Carolis”, collocato nell’area urbana di Roma. Il trattamento è stato realizzato con un prodotto a base di Abamectina che è stato iniettato direttamente nel floema. I monitoraggi delle piante trattate hanno evidenziato come la tipologia di trattamento endoterapico e l’insetticida utilizzato abbiano, di fatto, portato ad un contenimento delle popolazioni di T. parvicornis fino a 24 mesi dopo l‘intervento. In particolare, l’intervento ha permesso un ottimo controllo di T. pavicornis nell’anno di effettuazione del trattamento. Nell’anno successivo all’intervento, pur registrando una ripresa dei livelli numerici della cocciniglia, l’infestazione sulle piante trattate è rimasta su valori comunque contenuti rispetto alle piante controllo. 

Pini domestici seccati a seguito degli attacchi della Cocciniglia tartaruga

Il trattamento 

L’endoterapia può, quindi, considerarsi uno strumento efficace per fronteggiare la situazione emergenziale creatasi in alcune importanti città italiane come Roma, nelle quali una parte importante del patrimonio arboreo viene messo a rischio dalle infestazioni massali di questo nuovo “alien pest”. L’approccio richiede tuttavia tempo e risorse umane impegnative, soprattutto per una capillare applicazione in aree così estese come quelle metropolitane. Infatti, la strategia a medio e lungo termine per il controllo di questa specie aliena invasiva prevede sicuramente l’utilizzo di agenti di lotta biologica. A livello mondiale, i nemici naturali di T. parvicornis annoverano poche specie e la famiglia maggiormente rappresentata è quella dei Coccinellidae con specie che attaccano sia stadi giovanili che adulti.  

Rametto di Pino domestico con femmine di Cocciniglia tartaruga, completamente ricoperto di funghi nerastrina

La necessità di intensificare gli sforzi per la messa a punto di misure di controllo attuabili sul medio e lungo periodo, ha fatto sì che si iniziasse sia a monitorare la risposta delle comunità di antagonisti naturali attivi nei differenti ambienti nei quali vegeta il pino domestico, sia ad avviare azioni di studio e ricerca nell’areale originario e nei territori precedentemente colonizzati da T. parvicornis. Ad oggi, sono emersi alcuni insetti autoctoni antagonisti della cocciniglia tartaruga dei pini, tuttavia senza mostrare al momento una valida abilità di contenimento delle popolazioni infestanti. Più interessanti appaiono le prospettive di un controllo biologico in senso classico, ovvero l’introduzione di un antagonista naturale originario degli stessi ambienti della cocciniglia, capace di una efficace azione di contrasto, con gli obiettivi di poter raggiungere un equilibrio ecologico tra i due organismi e mitigare gli effetti nocivi della cocciniglia tartaruga sulle pinete italiane. 

In questo ambito il CREA-DC ha svolto missioni nella Regione Neartica individuando antagonisti naturali nelle aree di origine della Cocciniglia e nelle Isole caraibiche, che sono stati introdotti in condizioni di quarantena e sono, attualmente in fase di studio nei laboratori del CREA-DC per valutarne l’efficacia e l’eventuale impatto ambientale ai fini di sviluppare programmi di lotta biologica. 

Gruppo di lavoro (S. Bertin, L. Giovannini, P. Toccafondi, Lorenza Tizzani, G. Mazza, G. Sabbatini Peverieri, S. Simoni, F. Ilardi, M. Petrucci, P.F. Roversi) 

Sabrina Bertin
Ricercatore III livello, CREA Centro Difesa e Certificazione, sede di Roma

#lafrase Pazienza e precisione ripagano sempre, consentendo di fare il più affascinante tra i lavori possibili

Lucrezia Giovannini
Tecnologo, CREA Centro Difesa e Certificazione, sede di Firenze

Laureata in Scienze Naturali con un Dottorato in Biologia Evoluzionistica ed Ecologia. Lavora al CREA dal 2019 e si occupa di controllo biologico con particolare riferimento allo studio di antagonisti naturali di specie dannose in ambiente agroforestale. 

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