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mercoledì, 5 Ottobre 2022

La via della seta: rilanciare una “seri-cultura” sostenibile in Italia

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Fibra naturale ed emblema del lusso, la seta può essere realmente amica dell’ambiente? Come rendere sostenibile una filiera, dalla tradizione secolare, che utilizza fertilizzanti e pesticidi nella coltivazione, impiega acqua ed energia (spesso il carbone) in grande quantità per le lavorazioni, richiede ai suoi lavoratori turni massacranti e malpagati, rilascia nell’ambiente prodotti chimici e acque reflue? E’ la scommessa del CREA Agricoltura e Ambiente.  Scopriamo le sue attività, per rilanciare in Italia la filiera, in un’ottica di economia circolare e di valorizzazione e riuso degli scarti.

La moda e la sostenibilità

L’industria della moda è una delle più floride a livello mondiale: dal 2000, infatti, la produzione di indumenti è raddoppiata; tuttavia, la fibra maggiormente utilizzata (poliestere) è sintetizzata dal petrolio, anziché da un processo naturale. Il settore fashion, di fatto, è responsabile del 10% delle emissioni totali di carbonio, oltre che della produzione di 300 milioni di tonnellate di plastica ogni anno. L’87% delle fibre tessili finiscono in discarica o in inceneritore. Solo gli Stati Uniti scartano 2.150 capi d’abbigliamento ogni secondo. Gli stessi consumatori domandano una “moda più sostenibile”. L’industria tessile deve divenire, perciò, un’economia circolare.

La moda e la seta

La seta occupa una nicchia infinitesimale nella produzione mondiale di fibre tessili (0,2% circa) ed è un vero emblema del lusso: elegante, lucente, morbida al tatto, confortevole da indossare. Classificata tra le fibre naturali, è formata essenzialmente da due proteine (sericina e fibroina); ma questo la rende di per sé veramente sostenibile? Dipende…

C’è seta e seta…

La seta è un filo emesso dalla larva del baco da seta, alla fine di un ciclo di circa 25 giorni (Fig. 1), per crearsi un involucro protettivo, il bozzolo, in cui trasformarsi in farfalla. L’insetto si nutre solo di foglia di gelso e necessita di un ambiente modificato e controllato dall’uomo per svilupparsi. Trova le condizioni ideali per la propria crescita nei paesi d’origine (falde dell’Himalaya) e in quelli dove con maggiore successo si è diffusa la sericoltura (temperati-mediterranei), in primavera, quando, con pochissimo apporto energetico esterno, si riesce a mantenere una temperatura attorno ai 20-25°C nei locali d’allevamento. Questo è anche il periodo migliore per ottenere una qualità di foglia eccellente dai gelsi, che hanno tratto vantaggio dalle piogge invernali e, perciò, non necessitano d’irrigazione.

Fig. 1 Filatura del bozzolo su raggiere di plastica da parte di larve di baco da seta al termine della V età

Tuttavia, oggigiorno, la seta non viene prodotta in questi luoghi, se non in minima parte. La produzione è stata spostata, per lo più, laddove il gelso cresce a ciclo continuo (aree tropicali dell’India, della Cina, di altri paesi asiatici o del Brasile), per potere fare più raccolti annui e quindi massimizzare le rese degli investimenti agricoli e industriali.

Ciò ha significato sia passare a un’agricoltura intensiva, che utilizza fertilizzanti, irrigazione e anche pesticidi per controllare gli insetti che danneggiano la foglia, sempre disponibile durante l’anno; sia  spendere più energia per condizionare la temperatura e l’umidità degli ambienti d’allevamento, soprattutto nei periodi caldi. Ma non solo. Questi paesi sono anche quelli dove i diritti dei lavoratori sono meno rispettati; in cui la lavorazione industriale della seta, nelle industrie attigue ai distretti agricoli produttivi, avviene con turni massacranti e malpagati, utilizzando e rilasciando nell’ambiente i prodotti chimici (in realtà pochi, se fossero impiegati in maniera oculata), che servono al finissaggio (l’insieme dei lavorazioni chimiche, fisiche e meccaniche effettuate su tessuti per migliorarne l’aspetto, la sensazione al tatto e le proprietà fisiche come resistenza agli strappi e ai lavaggi, elasticità, traspirabilità ) della seta e avvalendosi di grandi quantità d’acqua, raramente viene purificata dal contenuto di proteina organica residua prima dello scarico nei fiumi. La fonte energetica industriale è spesso il carbone, utilizzato  per fare funzionare le caldaie per il macero dei bozzoli e l’acqua calda delle filande. La seta ottenuta a livello mondiale, per il 75% è prodotta in Cina e per il 22% in India; una quota  viene, poi, esportata in Europa, specialmente in Italia (rilasciando emissioni dovute al trasporto in container della fibra o tessuto grezzo) per dare origine al nostro Made in Italy. Questa seta, utilizzata da industrie e brand europei, spesso abili nel green-washing, magari riguardante solo la fase industriale finale, non è, nella maggioranza dei casi, sostenibile: né ambientalmente, né eticamente.

Perché la seta non si produce più in Italia?

C’è un motivo per il quale la seta è una fibra costosa. Il processo di dipanatura industriale o trattura (operazione tessile consistente nello svolgimento del filato che deve essere disposto sulle rocche del filo), consiste di diversi passaggi di lavorazione (schematizzati in Fig. 2), in cui si ipotizza di partire da 1.000 kg di bozzoli freschi prodotti dagli agricoltori. I bozzoli devono essere selezionati, perché solo i migliori vanno in trattura; l’essiccazione serve alla conservazione; ci sono, poi, limiti tecnologici alla quantità di filo totale che può essere estratto e un altro scarto è costituito dalla crisalide all’interno del bozzolo. Il rapporto finale bozzolo kg seta/kg bozzolo fresco è circa 1/10. Gli scarti del processo di trattura, che in realtà sono sottoprodotti, utilizzabili in un’ottica di economia circolare, rappresentano il motivo del costo della seta.

Fig. 2 Schema della quantità di seta greggia ritraibile dal bozzolo fresco prodotto dagli agricoltori

Ma quale è il prezzo internazionale di questa fibra? Il prezzo per la seta di migliore qualità, a causa del monopolio cinese, è al massimo di 70-80 dollari al kg. Secondo i calcoli fin qui eseguiti e, senza tenere in alcun conto i costi di essiccazione e trattura, che, invece, sono rilevanti, significa potere corrispondere al bachicoltore tra i 6,7 euro e i 7,6 euro al kg di bozzolo fresco prodotto. Secondo la stima economica dei costi agricoli di produzione del bozzolo in Italia (Fonte CREA Agricoltura e Ambiente in collaborazione con l’Università di Padova, 2018), l’impresa coltivatrice diretta, che sia già in possesso di locali da potere adibire all’allevamento da seta per una frazione dell’anno, non ha convenienza a produrre i bozzoli per un prezzo inferiore a 17-18 euro al kg fresco.

La seta oltre il tessile e il progetto “Serinnovation”

È stato necessario ripensare le finalità per cui fare bachicoltura, per potere produrre una seta che non entrasse in competizione con quella cinese. L’idea è stata quella di cercare, pur nell’ottica di un’attività di tipo integrativo, di valorizzare al massimo i sottoprodotti (bozzoli non atti alla trattura, sericina, crisalide) da un lato, e dall’altro, sviluppare le caratteristiche che la produzione cinese non può fornire, ovvero la tracciabilità del prodotto e l’altissima qualità in termini di salubrità. Lo schema logico che è stato applicato è quello mostrato in Fig. 3.

Fig. 3 La produzione del baco da seta e l’economia circolare

La Regione Veneto si è dimostrata molto sensibile al sostegno dell’attività sericola, finanziando, nel corso di pochi anni, tre progetti :

1) “La Rinascita della Via della Seta in Veneto” è stato ideato da un gruppo di imprese che ha ricostruito e riorganizzato l’intero ciclo produttivo della seta in Italia dopo circa 50 anni d’interruzione e ha esplorato la possibilità di realizzare manufatti particolari (gioielli in seta e oro e abiti preziosi, “talled” di seta della tradizione ebraica…) (Fig. 4-5);


Fig. 4 Gioelli d’orica
Fig. 5b Il rabbino Di Segni lavora la seta nella filanda D’orica per produrre il talled tradizionale/talled di seta regalato a Roma al rabbino Di Segni

2) Il Gruppo operativo “Serinnovation”, è nato con il PSR Veneto: “Innovazione, qualità, tracciabilità in gelsibachicoltura per lo sviluppo di fonti integrative di reddito per le aziende agricole”, che ha puntato a promuovere la produzione del seme-bachi (Fig. 6) e una rete di agricoltori che cooperasse per l’allevamento centralizzato delle prime età larvali e l’essiccazione del bozzolo, la meccanizzazione e lo sviluppo di un disciplinare per la gelsibachicoltura biologica;

Fig. 6a Farfalle di baco da seta in accoppiamento per produzione seme-bachi
Fig 6b Produzione seme-bachi (uova)

3) il POR-FESR “Silk-Plus” “Rivalutazione dei sottoprodotti della filiera serica in campo cosmetico e alimentare”, che ha, in particolare, cercato di valorizzare l’utilizzo della crisalide e della sericina in cosmetica.

I nuovi utilizzi, l’economia circolare, la sostenibilità

“Qualsiasi cosa si possa fare con la plastica in natura si può fare con la seta”, dice il prof. Kaplan della Tuft University, Boston, USA.

La seta è un polimero (ossia una sorta di macromolecola) naturale, che sta avendo nuovi utilizzi anche per settori diversi da quelli tradizionali: biomedico, cosmetico, biotecnologico, con la progettazione di protesi artificiali come cornee, legamenti, by-pass (Fig.7), ponti neuronali creati con questo materiale biocompatibile e riassorbibile dal nostro corpo; inoltre, creme, pomate, shampoo, biosensori, indumenti tecnici, filtri, film di copertura per alimenti al fine di aumentarne la conservabilità.

Le pratiche agricole legate alla gelsibachicoltura, se correttamente interpretate, hanno un ottimo impatto sul dissesto idrogeologico, sul contrasto all’erosione dei suoli, sulla diversificazione colturale e paesaggistica e sul sequestro di anidride carbonica. Il baco viene, inoltre, considerato biosensore degli inquinamenti ambientali. La sericoltura, come illustrato precedentemente, è declinata come economia circolare, poiché se ne utilizzano anche tutti i sottoprodotti come materie prime di nuovi processi produttivi. Infatti, oltre all’utilizzo della seta del bozzolo per diverse finalità, la crisalide è sfruttabile per l’alimentazione animale e fra qualche tempo, lo sarà anche per quella umana, sulla base degli ultimi sviluppi della legislazione europea sugli insetti come “Novel food”. CREA Agricoltura e Ambiente  sta esplorando gli utilizzi dei residui della coltivazione del gelso per finalità farmaceutiche, ma dai rami di gelso ottenuti dalla potatura e allevamento è possibile  produrre  bioplastiche e biomasse per l’impiego energetico.

Fig 7 Protesi vascolare KlisBIO

Seri-Cultura

La seta non è solo una fibra naturale: è un insieme di tradizioni, cultura, sapienza, suggestioni. E’ una fibra che ha fatto la storia e la ricchezza di tanta parte d’Italia. Nel momento in cui dobbiamo ripartire da zero con questa attività, possiamo cercare di non ripetere nuovamente gli errori compiuti nel passato con altre pratiche agricole e industriali. Possiamo utilizzare la nostra tecnologia per creare bellezza in armonia con l’ambiente; il CREA  Agricoltura e Ambiente ci sta provando con grande entusiasmo.

Un esempio è la collaborazione con la prof. Neri Oxman, del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston con il suo Silk Pavillon 2 (fig. 8-9), realizzato  a Padova ed esposto al MoMA (Museo di Arte Moderna) di New York nel 2020.  

Fig. 8 Silk Pavillon 2 – Moma New York

Alla base di qualsiasi progetto sostenibile è la domanda che ci siamo posti assieme al team del MIT: How might we invent technologies to enable co-design, co-manufacturing and co-habitation across species?” (Come potremmo inventare tecnologie per consentire la co-progettazione, la co-produzione e la convivenza tra le specie?”).

Fig. 9 Silk Pavillon 2 – Moma New York

Silvia Cappellozza
Primo ricercatore

Responsabile Laboratorio di gelsibachicoltura di Padova

#lafrase Uccidere il sogno è uccidere noi stessi. È mutilare la nostra anima. Il sogno è ciò che abbiamo di realmente nostro… (Ferdinando Pessoa)

Alessio Saviane
Operatore tecnico laureato e dottore di ricerca – CREA, Agricoltura e Ambiente

Lavora presso il laboratorio di gelsibachicoltura di Padova

#lafrase Rispetto alla realtà tutta la nostra scienza è primitiva e infantile, eppure è la cosa più preziosa che abbiamo (Albert Einstein)

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