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giovedì, 26 Maggio 2022

Agrobiodiversità: il capitale ereditato che ci assicura il futuro

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Continuiamo a parlare di capitale naturale anche in questo numero di CREAfuturo, occupandoci di agrobiodiversità, parte integrante della biodiversità, vero e proprio pilastro del capitale naturale.

Se la biodiversità, racchiudendo tutte le varietà di animali, piante, funghi e microorganismi sulla Terra, crea un equilibrio fondamentale per il nostro Pianeta e consente la nostra sopravvivenza, l’agrobiodiversità rappresenta, invece, la varietà delle specie relative ai sistemi agricoli, cioè quegli ecosistemi naturali modificati dall’uomo in oltre 10.000 anni di agricoltura. Un patrimonio che racconta molto di noi, della nostra storia e che – come scopriremo – ha ancora molto da dire (e da dare) sul nostro futuro.

Iniziamo il nostro viaggio, come di consueto, con l’editoriale del Presidente CREA il prof. Carlo Gaudio, che fa il punto su biodiversità ed agrobiodiversità, dai dati che ne documentano la straordinaria ricchezza – e, al tempo stesso, la drammatica fragilità – al faticoso impegno globale per preservarle. Colpiscono in particolare i numeri italiani: il nostro Paese è tra i più “biodiversi” , soprattutto in relazione all’esiguità della sua superficie (solo lo 0.2% delle terre emerse), con un popolamento ricchissimo di forme endemiche. Solo per fare 2 esempi con colture tipiche mediterranee basti pensare che abbiamo 1.800 vitigni autoctoni e 533 cultivar di olive . Purtroppo, però, cifre altrettanto impressionanti sono quelle relative alla perdita di biodiversità e alle specie minacciate dall’estinzione. Un rischio che non possiamo correre, né sotto il profilo ambientale, né tantomeno sotto quello agricolo. Infatti, la ricchezza di varietà che testimonia migliaia di anni di agricoltura – nonostante, secondo la FAO, il 75% di diversità genetica agraria sia andato perso – si sta rivelando un formidabile arsenale che la scienza può impiegare per vincere le sfide del futuro, soprattutto quella del cambiamento climatico e a cui le Istituzioni nazionali ed internazionali, guardano con sempre maggiore interesse.

Scopriremo con i nostri ricercatori il lavoro che stiamo portando avanti per la tutela dell’agrobiodiversità: dalle banche di germoplasma – custodiamo le collezioni più significative per diverse colture e partecipiamo al programma RGV FAO – al recupero e alla valorizzazione di varietà “dimenticate” fino al miglioramento genetico, con cui il germoplasma del passato diventa agricoltura del futuro.

Tanti i nostri racconti in cui storia, natura, territorio, sapere agricolo e scienza si fondono: frumento e canapa, vite, orzo, riso, orticole… ma anche olivo, pero, melo, pesco, ciliegio, fragola e naturalmente gli agrumi (Agrumi: la ricerca punta sul rosso e Limone: un frutto da riscoprire), anche perché il Centro focus di questo numero è il CREA Olivicoltura Frutticoltura ed Agrumicoltura.

Non dobbiamo dimenticare, però, che l’agrobiodiversità è anche animale, come vedremo dagli sforzi profusi dai ricercatori del CREA Zootecnia ed Acquacoltura per bovini, ovicaprini e i leggendari cavalli Lipizzani (di cui il Centro gestisce un nucleo di conservazione della razza unico al mondo).

Davvero la ricerca scende in campo, non metaforicamente e non solo con lo studio e l’innovazione, ma accanto all’agricoltore per realizzare concretamente la tutela dell’agrobiodiversità: sia con il CREA Agricoltura e Ambiente – attraverso l’agroecologia -, sia con il CREA Politiche e Bioeconomia, a livello di politiche agricole e di buone pratiche aziendali. Ma cosa ne pensano gli agricoltori? Lo abbiamo chiesto per CREAincontra al presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

E “From farm to Fork” – cioè “Dal campo alla tavola” – come l’Europa insegna, il passo è breve: per questo parleremo di biodiversità a tavola con gli esperti del CREA Alimenti e Nutrizione, sia in relazione alle nostre Linee guida sia alla dieta mediterranea.

E d’altronde non è un caso se il Paese più ricco in biodiversità del Vecchio Continente è quello con il maggior numero di prodotti agroalimentari a denominazione di origine protetta (DOP) o a indicazione geografica protetta (IGP) riconosciuti dalla UE.

Insomma, abbiamo un patrimonio di natura, scienza e conoscenza inestimabile eppure non lo sappiamo e non ne parliamo, come indica la sentiment analysis (Agrobiodiversità: Un’analisi del sentimento nei media) dei nostri statistici sul web. Occorre, quindi, rimboccarsi le maniche, investire nel futuro, ripartire dai ragazzi, creando consapevolezza, diffondendo scienza, condividendo la ricerca e rendendola partecipativa, alla portata di tutti, per una nuova cultura e una nuova cittadinanza, come hanno fatto i ricercatori del CREA Difesa e Certificazione con i giovani volontari del progetto Life Esc360.

Buona lettura, visione, ascolto.

Cristina Giannetti
Direttore Responsabile CREA Futuro e Capo Ufficio Stampa CREA

Storica per formazione, giornalista per vocazione e comunicatrice per passione

#laFrase
Vivere per raccontarla (Gabriel García Márquez)

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