Il verde urbano diventa digitale 

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Dall’alto dei satelliti al cuore degli algoritmi: la rivoluzione digitale ridisegna il verde delle nostre città. Non più solo elementi di arredo urbano, ma veri e propri ecosistemi intelligenti monitorati da sensori, droni e intelligenza artificiale. Il caso pilota del Masterplan di Roma dimostra come ogni albero stia diventando un “oggetto informativo” capace di dialogare con il clima e l’urbanistica. Una svolta tecnologica radicale che unisce dati e natura per progettare città più fresche, sostenibili e vivibili. 

Passeggiando lungo un viale alberato o in un parco è difficile pensare al verde urbano come a qualcosa di “digitale”. Eppure, sistemi informativi geografici (GIS), satelliti, sensori, modelli e intelligenza artificiale stanno cambiando profondamente il modo in cui vengono considerati alberi e spazi verdi. La trasformazione più interessante non consiste semplicemente nell’avere più dati, ma nella possibilità di collegare osservazione, previsione e decisione. 

Dal censimento al sistema informativo 

Il primo passo è sapere che cosa c’è e dove si trova. I censimenti arborei rispondono da tempo a questa esigenza, ma la loro integrazione nei sistemi GIS ne ha ampliato enormemente le potenzialità. 

Un esempio viene dal Masterplan delle alberature stradali di Roma, sviluppato dal CREA, nel quale su un campione della rete viaria è stato realizzato un sistema GIS contenente le informazioni essenziali sugli alberi. Il successivo ampliamento del censimento ha consentito di costruire una base informativa molto più estesa. 

L’albero diventa così un oggetto informativo georeferenziato, al quale associare specie, dimensioni, condizioni e interventi effettuati, con informazioni aggiornabili nel tempo. Questi dati possono, inoltre, dialogare con altri livelli informativi della città — strade, edifici, popolazione, clima — trasformando progressivamente il censimento in un vero sistema informativo del verde urbano. 

Osservare la città dall’alto 

Il secondo cambiamento riguarda la scala di osservazione. Satelliti, fotografie aeree e droni consentono di passare dal singolo albero all’intera infrastruttura verde della città. 

Le osservazioni satellitari permettono, ad esempio, di ricostruire la distribuzione delle temperature superficiali e di studiare l’isola di calore urbana. Roma è stata analizzata utilizzando dati dei sensori AATSR e MERIS del satellite ENVISAT dell’ESA; più recentemente l’ESA ha diffuso immagini termiche che mostrano il contrasto tra le superfici urbane più calde e l’effetto di raffrescamento delle aree vegetate, come il Parco dell’Appia Antica. 

Integrando queste informazioni con quelle sulla vegetazione si possono individuare aree con minore copertura arborea o maggiormente esposte alle temperature estive. Satellite, drone e rilievo a terra operano, quindi, a scale diverse e complementari di osservazione. 

Dai dati ai modelli 

Conoscere lo stato del verde è soltanto una parte del problema. La domanda successiva è: quali benefici produce? 

Un esempio sviluppato dal CREA è AIRTREE, modello che permette di stimare gli scambi tra vegetazione e atmosfera e, tra l’altro, il contributo di differenti specie arboree alla rimozione degli inquinanti atmosferici. Dati sugli alberi, meteorologia e qualità dell’aria possono, così, essere integrati per quantificare alcuni servizi ecosistemici: non si tratta più soltanto di contare gli alberi, ma di comprendere che cosa fanno. 

Su questa strada si inserisce anche l’intelligenza artificiale. Algoritmi di machine learning possono riconoscere la vegetazione nelle immagini, individuare anomalie e integrare grandi quantità di informazioni. L’algoritmo, tuttavia, non sostituisce il tecnico: rimane necessario interpretare i risultati nel contesto ecologico, paesaggistico e sociale della città. 

Verso il gemello digitale 

Il passo ulteriore consiste nel mettere in relazione le diverse informazioni in una rappresentazione digitale dinamica della città. È la logica dei digital twin, i gemelli digitali, nei quali edifici, infrastrutture e vegetazione possono essere rappresentati nello stesso ambiente e, nelle applicazioni più avanzate, utilizzati per simulare scenari futuri. 

In questa direzione può essere letto anche GreenSpaces di Roma Capitale. Per una città dal verde vasto, storico e diversificato come Roma, il sistema può rappresentare un’infrastruttura conoscitiva attraverso cui integrare patrimoni e problematiche differenti — dalle alberature di pino domestico ai grandi parchi — collegando censimento, controlli e programmazione degli interventi. 

La prospettiva può andare oltre la dimensione gestionale e manutentiva. Esperienze di altre grandi città mostrano come mappe consultabili, open data e strumenti partecipativi possano rendere le informazioni sul verde accessibili anche ai cittadini, favorendone conoscenza e partecipazione. 

Dalla città misurata alla città che impara 

Più dati non significano automaticamente migliore gestione. Un database serve a poco se non viene aggiornato; un algoritmo può rappresentare male un processo biologico; nessun modello elimina l’incertezza legata a siccità, eventi estremi, nuovi patogeni e cambiamenti climatici. 

La vera innovazione digitale sta nella possibilità di passare da una pianificazione relativamente statica a un processo continuo: 

osservare → decidere → intervenire → monitorare → valutare → correggere. 

È la logica della gestione adattativa: sperimentare soluzioni, monitorarne i risultati e utilizzare ciò che si apprende per modificare progressivamente le pratiche. 

Il digitale non sostituisce il forestale, l’arboricoltore, l’ecologo o il tecnico del verde. Al contrario, rende ancora più importante la capacità di formulare le domande giuste e interpretare le informazioni. La città intelligente non è quella in cui un algoritmo decide come gestire gli alberi, ma quella che utilizza i dati per imparare continuamente dal proprio verde. 

Giuseppe Pignatti
Tecnologo, CREA Centro Foreste e Legno

Laureato in scienze forestali con dottorato in arboricoltura da legno, si occupa di gestione forestale sostenibile, prodotti forestali non legnosi, di studio e conservazione della biodiversità per la filiera vivaistica forestale

#lafrase In tutte le realtà naturali v’è qualcosa di meraviglioso (Aristotele)

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