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domenica, 31 Maggio 2026

Coltivare il futuro/1: un’introduzione

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L’agricoltura italiana sta entrando in una nuova era, dove sostenibilità, innovazione e produttività devono convivere in un equilibrio sempre più complesso. Tra suolo, innovazione, difesa integrata e agricoltura 4.0, la sfida non è più solo produrre, ma farlo meglio, con dati, ricerca, in particolare quella CREA, e tecnologie capaci di aumentare resilienza, qualità e competitività delle filiere.

Coltivare frutta e verdura oggi significa muoversi in un’agricoltura che sta cambiando a grande velocità, dove sostenibilità, produttività e innovazione non sono più percorsi separati, ma parti dello stesso equilibrio da costruire ogni giorno. Il settore agroalimentare italiano resta un punto di riferimento internazionale: il comparto ortofrutticolo vale oltre 17 miliardi di euro, con l’Italia tra i principali produttori europei di frutta e ortaggi e un export agroalimentare che continua a rappresentare una leva strategica del Made in Italy. 

Dietro questi numeri si muove però una trasformazione profonda. Il clima è sempre più instabile, le risorse naturali sono sotto pressione e la richiesta di qualità e sicurezza alimentare cresce insieme alla necessità di ridurre l’impatto ambientale.  In questo scenario, produrre non basta più: serve produrre meglio, con strumenti nuovi, basati su conoscenza, dati e innovazione, in grado di leggere il cambiamento, anticipare i problemi e ridurre l’incertezza. 

Al centro di tutto ci sono due elementi chiave, spesso invisibili, ma decisivi: il suolo, come ecosistema vivo, in grado di regolare fertilità, salute e produttività attraverso la sua biodiversità – non è un dettaglio irrilevante che circa il 60% della biodiversità terrestre sia nel suolo – l’acqua, risorsa sempre più strategica, da gestire con precisione e programmazione, attraverso dati, modelli previsionali e strumenti decisionali avanzati, in grado di trasformare l’irrigazione in una scelta misurata e non emergenziale.  È qui che costruisce la vera resilienza dell’agricoltura del futuro insieme alla capacità dei sistemi produttivi di reggere l’impatto dei cambiamenti in corso, con un equilibrio sempre più attento tra efficienza e sostenibilità, salvaguardando quella qualità che è ormai una certezza.  

Un esempio emblematico è il pomodoro da industria, uno dei simboli più forti dell’agricoltura italiana: con circa 78.695 ettari coltivati e 5,8 milioni di tonnellate prodotte, l’Italia è il secondo trasformatorе al mondo, dopo gli Stati Uniti e prima della Cina. Ma è soprattutto sul mercato che emerge la sua forza: oltre 2,2 milioni di tonnellate esportate per un valore di circa 2,8 miliardi di euro, che fanno dell’Italia il primo esportatore mondiale di derivati del pomodoro, con una filiera che coinvolge più di 500 aziende agricole.  

Oltre alle filiere di eccellenza, la frutticoltura italiana si conferma un pilastro strategico, ma oggi si trova a fare i conti con un cambiamento profondo: eventi climatici estremi, stress idrico e termico, aumento dei costi e nuove pressioni produttive stanno modificando rese, qualità e stabilità dei sistemi colturali. Le piante reagiscono in modo diretto: cambia la fotosintesi, cambia il profilo qualitativo dei frutti e cambia anche il modo di proteggere e gestire le colture. La difesa fitosanitaria, infatti, è oggi una questione decisiva: secondo la FAO, fino al 40% della produzione agricola mondiale viene perso ogni anno a causa di parassiti e malattie, mentre gli insetti invasivi e specie aliene sono responsabili di danni economici stimati in circa 70 miliardi di dollari l’anno a livello globale. Numeri che evidenziano l’urgenza di sistemi di protezione sempre più avanzati, che integrino agronomia, monitoraggio, varietà resistenti e soluzioni a basso impatto, riducendo la dipendenza da interventi correttivi e puntando su strategie preventive, certificazione del materiale vegetale e soluzioni a basso impatto ambientale. 

A sostenere questa evoluzione “necessaria” è la tecnologia, sempre più strutturale nelle aziende agricole: dati, sensori e strumenti digitali stanno trasformando il campo in un ambiente sempre più misurabile, leggibile, prevedibile, rendendo possibile una gestione più efficiente delle risorse e più mirata degli interventi su acqua, nutrienti e difesa, riducendo sprechi e impatti ambientali. In scenari ben progettati di agricoltura 4.0, la riduzione complessiva degli input (acqua, fertilizzanti, fitofarmaci) può arrivare fino al 30%, accompagnata da incrementi produttivi del 10–20%.  

Il punto di svolta è già chiaro: l’agricoltura di domani non sarà una sola, ma saranno tante agricolture intelligenti, adattate ai territori e alle risorse, sempre meno reattive e sempre più predittive. Un sistema “su misura” in cui suolo, acqua, pianta e clima non saranno più variabili separate, ma parti di un unico ecosistema guidato dai dati, dove ogni decisione colturale avrà effetti misurabili sull’intera filiera. 

La vera trasformazione sarà nell’integrazione: tra ricerca e aziende agricole, tra modelli previsionali e campo reale, tra innovazione e applicazione concreta, tra digitalizzazione e pratica agricola. Sensori, DSS, soluzioni biologiche e strumenti digitali renderanno possibile una gestione più precisa, ma anche più personalizzata delle colture. È lampante come, in questo scenario, la ricerca assuma un ruolo sempre più centrale: anticipando il cambiamento e trasferendo a chi coltiva ogni giorno conoscenze, strumenti e soluzioni per affrontare il futuro con maggiore consapevolezza. Per queste ragioni, scopriamo le ultime novità della ricerca CREA su suolo, acqua, difesa, tecnologia e innovazione. 

Micaela Conterio
Ufficio stampa CREA

Giornalista pubblicista dalla comprovata professionalità sia come addetto stampa, con particolare riguardo ai social media (relations, strategy, event e content) e al web, sia come redattrice di articoli presso diverse redazioni di testate giornalistiche nazionali. Fotografa e scrittrice per passione.

#lafrase Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

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