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giovedì, 29 Gennaio 2026

Zootecnia in Italia

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La digitalizzazione della zootecnia come elemento chiave per l’adozione di modelli sostenibili che riducano l’impatto ambientale migliorando, al contempo, gestione, qualità e quantità della produzione. Questo il punto nodale attorno a cui ruota l’evoluzione in atto nel settore e l’integrazione sempre più stretta tra ricerca, formazione e innovazione. Il valore aggiunto del comparto genera 12 miliardi di € ma Il tasso di autoapprovvigionamento è molto diverso tra i comparti: del 90% per il latte bovino, del 63% per le carni suine, molto legato alle produzioni DOP, ma solo del 40% per le carni bovine. L’incremento della produzione di vitelli italiani, pertanto, costituisce un obiettivo strategico, sia per ridurre il disavanzo commerciale, sia per valorizzare le aree interne del Paese attraverso l’uso del pascolo. 

La zootecnia è un settore in profonda evoluzione con attenzione crescente su sostenibilità, efficienza e benessere animale mediante lo sviluppo dell’innovazione digitale.

(Zootecnia di precisione – Figura 1)

 La ricerca, l’innovazione e la formazione in agricoltura sono le chiavi per rispondere in maniera concreta alle sfide del settore agricolo, forestale e della pesca, in generale, e, in particolare, della zootecnia con l’applicazione di modelli più sostenibili in grado di ridurre l’impatto ambientale e migliorare la gestione e la qualità dei prodotti.  

Il patrimonio zootecnico in Italia  

I dati delle filiere 

Il Valore Aggiunto lordo  (rapporto tra produzione – consumi intermedi) dell’agricoltura europea nel 2024 è stato di circa 234  miliardi di € e l’Italia, con 42,5 miliardi, è stato il Paese membro che ne ha prodotto di più (18,4%). La zootecnia genera direttamente oltre 12 miliardi di euro.  

Il tasso di autoapprovvigionamento è molto diverso tra i comparti.  

  • Da anni, il consumo nazionale di latte fresco è in diminuzione, mentre il consumo di formaggi rimane stabile. Il latte nazionale è soprattutto destinato alla trasformazione casearia. Le produzioni continuano a crescere grazie alle maggiori produzioni per capo indotte dal miglioramento genetico e si verifica una progressiva diminuzione delle importazioni e l’autoapprovvigionamento del latte bovino supera ormai il 90 %. 
  • L’allevamento suino nazionale è anch’esso molto legato alle produzioni DOP (prima tra tutte il Prosciutto di Parma). Accanto a questa produzione di eccellenza prospera anche un’importante industria salumiera che lavora prodotti esteri. L’auto approvvigionamento di carne suina sfiora il 63 %.  
  • Per le carni bovine l’autoapprovvigionamento è appena del 40% circa e ogni anno vengono importati circa un milione di vitelli svezzati. L’incremento della produzione di vitelli italiani costituisce un obiettivo strategico sia per ridurre il disavanzo commerciale, sia per valorizzare le aree interne del Paese attraverso l’uso del pascolo.  
  • Il consumo di pollame da carne mostra un costante trend di crescita per quattro motivi: l’estrema efficienza di conversione degli alimenti che consente di contenere il prezzo di vendita; il pollame consente un porzionamento adatto alla quarta gamma e al consumo veloce;  la carne di pollame ha un’immagine salutistica positiva; non ci sono divieti di natura religiosa contro il suo consumo. Inoltre, l’allevamento del pollame è relativamente sostenibile in termini di emissioni e di impatto ambientale.  
  • Il coniglio è una produzione tipica dei Paesi mediterranei, soprattutto Francia e Spagna. La specie ha un’ottima efficienza di conversione degli alimenti e la sua carne ha buone proprietà nutrizionali. Tuttavia, il coniglio viene sempre più considerato animale d’affezione e i consumi sono in progressiva diminuzione e l’Italia è sostanzialmente autosufficiente
  • L’acquacoltura e la pesca rappresentano settori di crescente rilievo per l’economia e la sicurezza alimentare, con l’acquacoltura che, secondo i più recenti dati disponibili, nel 2023 ha prodotto circa 130.000 tonnellate di pesci e molluschi (EUROSTAT, 2025) circa il 40% della produzione ittica italiana, pari a oltre 140.000 tonnellate annue. 
  • Gli altri comparti hanno grande importanza in determinate zone del Paese – si pensi al latte ovino – e/o rivestono grande importanza per la conservazione dell’ambiente. Tuttavia, il loro impatto sull’economia agricola nazionale è limitato. 

 Prospettive future 

Le prospettive future si possono sintetizzare nei seguenti punti: 

  • Integrazione tecnologica: ulteriore sviluppo di piattaforme integrate che combinano dati da sensori, robotica e analisi predittiva per la gestione “smart” degli allevamenti. 
  • Economia Circolare: utilizzo di alimenti innovativi non competitivi con l’alimentazione umana, di sottoprodotti agricoli con caratteristiche funzionali per il metabolismo dello stato di salute degli animali e sostenibili per l’ambiente. 
  • Modelli zootecnici biologici:  i principi della zootecnia  biologica – cioè la riduzione degli input, il benessere degli animali, il legame tra terra e produzioni animali – definiscono le linee guida entro le quali si dovrebbero collocare le innovazioni e le soluzioni tecnologiche.  
  •  Genetica e  benessere animale:  la ricerca e l’utilizzo di razze o incroci più resilienti appare una strategia consolidata, la maggiore conoscenza e l’identificazione di geni e meccanismi d’azione collegati alla risposta innata allo stress e alle malattie potrebbero fornire indicazioni per il miglioramento genetico delle razze ad alta produzione.  
  • Crescente importanza della formazione: necessità di figure professionali altamente specializzate, capaci di gestire tecnologia e sostenibilità. 
Salvatore Claps
Direttore del
CREA Centro Zootecnia e Acquacoltura 

Si occupa di sistemi di allevamento estensivi, soprattutto piccoli ruminanti e delle relazioni tra i fattori della produzione e la qualità dei prodotti tipici. 

#lafrase La ricerca ha il compito di fare chiarezza 

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