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giovedì, 3 Aprile 2025

Dialogo diVino/2: Intervista a Dominga Cotarella, presidente nazionale Terranostra

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Figura di spicco nel panorama enologico italiano, con una carriera che si intreccia profondamente con la tradizione vinicola della sua famiglia prima e poi, più recentemente, con Coldiretti, Dominga Cotarella ha una visione del vino, molto ampia, che va ben oltre la bottiglia e abbraccia qualità, cultura, territorio, turismo e ricerca. 

Dominga Cotarella ha avuto fin da giovane un forte legame con il mondo del vino. Laureata in Scienze Agrarie all’Università di Viterbo, lavora 10 anni da Antinori, occupandosi di marketing e comunicazione, per poi rientrare definitivamente nell’azienda di famiglia. Ha lavorato per affinare l’arte della vinificazione, senza mai perdere di vista l’importanza delle tradizioni e delle pratiche locali, mantenendo un profondo rispetto per il territorio e per le varietà autoctone delle regioni in cui la famiglia è radicata, come il Lazio e l’Umbria. 

Nel 2017, insieme alle cugine Marta ed Enrica, fonda “Intrecci”, Accademia di Alta Formazione di Sala, con lo scopo di formare “professionisti e manager di altissimo livello nel mercato del lavoro e della ristorazione”. Nel 2021 nasce Fondazione Cotarella, con l’obiettivo di promuovere e sostenere stili di vita, abitudini, studi e cure improntate a un’alimentazione sana ed equilibrata, attraverso progetti e iniziative ad alto impatto sociale. Nel 2023 diventa Presidente di Coldiretti Terni e presidente di Terranostra, l’associazione italiana degli agriturismi promossa da Coldiretti, di cui è anche membro di Giunta.   

Ha cercato di portare innovazione nel settore, in particolare con un approccio moderno alla gestione della cantina, contribuendo così al successo dei vini Cotarella, diventati sempre più sinonimo di qualità. È un’importante ambasciatrice della cultura vinicola italiana all’estero, promuovendo non solo i vini Cotarella, ma anche la qualità e la biodiversità del patrimonio vitivinicolo italiano e il suo forte legame identitario con il territorio. 

Conosciamo meglio Dominga Cotarella, l’Ammistratore Delegato dell’Azienda Famiglia Cotarella S.R.L.  

Dominga sei una produttrice di vino sui generis, parlaci di te e delle tue tappe professionali  

Essendo cresciuta in una famiglia dove il vino è sempre stato protagonista, sin da quando ero una ragazza di 13 anni sentivo una forte esigenza di sapere e di conoscere il mondo del vino. Quando ho finito il liceo linguistico, ho capito di voler fare agraria per poter studiare, raccontare e descrivere quello che c’è di straordinario dietro una bottiglia di vino.  Ho fatto altre esperienze importanti per poi, nel 2008, entrare nell’azienda di famiglia con le mie due cugine, che sono in pratica sorelle, essendo noi cresciute e vissute nella stessa casa. E proprio dall’unione tra me e le mie due cugine, nasce il progetto della seconda generazione di questa famiglia. Abbiamo avuto la fortuna di ereditare una realtà importante e solida nel mondo del vino, l’azienda creata da mio padre e mio zio, di cui ero assolutamente orgogliosa. Sentivo, però, che mi mancava qualcosa, che non raccontava in profondità la mia anima… Con le mie cugine abbiamo iniziato a vedere il vino non più come semplice obiettivo, ma come strumento e questo ha modificato radicalmente la nostra prospettiva, riuscendo a interpretare la nostra presenza nel mondo del vino in modo autentico, rispetto a quella che è la nostra specifica identità. Abbiamo deciso, grazie al vino, di fare cose importanti o comunque fare cose diverse e, paradossalmente, l’azienda non è mai cresciuta così tanto, come negli ultimi dieci anni.  Così, accanto al vino, c’è tanto altro: c’è un progetto accademico, c’è un progetto sociale e poi c’è il progetto agricolo. L’incontro con Coldiretti, avvenuto circa un anno e mezzo fa ha rappresentato la chiusura del cerchio. 

Tre donne giovani che dirigono un’azienda, che comunque ha un consolidato, un nome importante, una fama: in che cosa, dal tuo punto di vista, voi tre, giovani e donne, avete marcato la differenza? 

Un momento particolare, secondo me, è stato il 2017, perché oltre ad acquisire un’azienda importante, con un brand conosciuto in tutto il mondo come il Brunello, abbiamo deciso dopo 40 anni, di cambiare nome all’azienda, da Falesco a Famiglia Cotarella. È un momento simbolico, ma rappresenta l’inizio del cambiamento: dopo qualche resistenza iniziale di mio padre e di mio zio, alla fine abbiamo concordato sul nuovo nome, dove il termine principale è famiglia, proprio per sottolinearne il valore: noi non siamo perfetti, ma siamo una famiglia in cui si condivide tutto. Dare il nome Famiglia Cotarella ha portato a rafforzare l’identità, la distintività e oggi credo che il mondo agroalimentare, non soltanto il vitivinicolo, abbia bisogno di essere sempre più autentico e identitario ed è questo che ci permette poi di essere il primo valore nell’export del Made in Italy, non soltanto ovviamente agroalimentare.

Come sono i vini prodotti da tre donne? 

Per l’onestà del racconto, in realtà il vino lo fa mio marito Pierpaolo Chiasso, che lavora con mio padre da più di vent’anni, forse venticinque. Pierpaolo era completamente astemio, probabilmente un vantaggio per lui, non avendo particolari contaminazioni; ha avuto un grande maestro, mio padre, che gli ha trasmesso una base di conoscenza per poi lasciarlo libero.  

I vini della nostra azienda sono diversi rispetto al passato, perché sono frutto di due enologi diversi, alla ricerca di caratteristiche particolari, perché sono frutto del territorio, del vitigno, dell’annata, ma riflettono anche l’evoluzione del mercato. Oggi i vini di famiglia Cotarella giocano più sull’intensità di gusto senza essere pesanti, senza strutture, andiamo più verso una gradazione alcolica maggiormente contenuta e il mercato ci sta dando ragione.  

Parlando di Vinitaly, secondo te, come ci arriva il mondo del vino? E cosa ti aspetti tu? 

Sarà un Vinitaly particolare, ci arriviamo in maniera diversa, perché il vino sta subendo un attacco senza precedenti nella storia. È veramente un momento di grande difficoltà, legata anche a minacce esterne, una fra tutte l’andamento climatico sempre più difficile da gestire, con zone dell’Italia sotto alluvione e altre dove non piove da mesi. 

Noi abbiamo in Italia 570 varietà diverse, con un periodo di raccolta che va oltre i 100 giorni, dalle varietà più precoci a quelle più tardive: ciò significa che la difficoltà di gestire l’andamento climatico è molto più impattante in Italia, dove dobbiamo gestire un periodo più prolungato della vendemmia, rispetto a quello che succede in Francia, in Spagna, negli altri Paesi dove si produce vino.  

A questo si aggiunge tutto quello che sta succedendo a livello europeo con la proposta di introdurre etichette allarmistiche, che paragonano il vino alle sigarette e che riportano esplicitamente come possa nuocere gravemente alla salute.  

Da mamma mi preme sottolineare quanto sia fondamentale bere in modo consapevole e insegnare a farlo, rispettare le regole, puntare alla qualità, bere forse meno, ma bere meglio. Dobbiamo distinguere tra vino e alcol e superalcolici e, nello stesso tempo, tra uso e abuso: la quantità fa la differenza così come la fa la qualità.  

Un buon bicchiere di vino abbinato al cibo – e qui ritorna un po’ il nuovo ruolo che ho in Coldiretti (presidente di Terranostra ndr), relativo al turismo e al legame tra agricoltura e turismo – è il primo motore che muove il turismo in Italia.  Non si può mettere in discussione un pilastro di quella che è la nostra identità, distintività, cultura e storia, perché è un patrimonio troppo importante.   

Infine, l’incertezza sui mercati internazionali per un prodotto come il vino che ha contribuito al raggiungimento quest’anno di un dato record in termini di export agroalimentare di 70 miliardi. 

Che Vinitaly mi aspetto? Sicuramente sfidante! 

Dominga, come ci anticipavi prima, sei in prima linea con Coldiretti: di cosa ti occupi?   

Mio nonno Domenico, da cui deriva il mio nome, era un coltivatore diretto era fissato con la Coldiretti.  Nel 2023 sono diventata Presidente della provincia di Terni, una piccola provincia e poi è arrivata la Presidenza nazionale di Terra Nostra, l’associazione degli agriturismi di Campagna Amica e sono entrata nella Giunta nazionale di Coldiretti. 

Sono sempre più convinta che dobbiamo raccontare il profondo legame che c’è tra agricoltura e turismo in tutte le sue forme, legato al vino, alla birra, all’olio, ai formaggi.  Tra i primi 5 prodotti della denominazione d’origine 4 sono formaggi: parmigiano reggiano, grana padano, pecorino romano, mozzarella di bufala campana dop. Oggi ci sono turisti che, oltre a vedere il Colosseo piuttosto che la Torre di Pisa, vengono per assaggiare prodotti delle aree rurali. Questo va raccontato come un progetto della grande bellezza che caratterizza l’Italia, fatta della componente artistica e culturale, ma anche di prodotti straordinari, di cibo e vino.  

Ministro per un giorno: su quali temi della ricerca vorresti investire? 

Credo che la ricerca sia uno strumento fondamentale anche nel campo agroalimentare e che ci salverà. Senza trascurare anche tutta la parte di tecnologia che può sostenerci nel percorso di transizione ecologica, verso una produzione sempre più sostenibile. 

Uno dei temi che da ministro per un giorno proporrei è la valutazione degli effetti antiossidanti del vino sulla salute.  Da imprenditrice stiamo portando avanti un progetto con il San Raffaele (ancora in fase di studio), per verificare se l’utilizzo del vino nella dieta alimentare di un malato oncologico può avere un effetto benefico.  

Poi non vi nascondo che opterei per la resistenza ai cambiamenti climatici; quindi, tutto il progetto legato appunto alle TEA, che per noi sono un argomento fondamentale.   

Riguardo alle TEA, secondo te, come riusciamo a far capire agli imprenditori e ai consumatori che non c’è nulla di cui aver paura, che le TEA sono anzi uno strumento potente per preservare quell’autenticità tipica del Made in Italy e per fare usare meno chimica? 

 Secondo me dobbiamo rendere consapevoli i consumatori, perché mi rendo conto che a volte non c’è conoscenza; dobbiamo sempre più formare le persone in questo senso. È fondamentale coinvolgere i giovani: le scuole, licei, istituti professionali e istituti agrari, quelle scuole che formano i futuri professionisti, perché un domani il problema non sarà il mercato, ma la mancanza di professionisti, che andranno a gestire le nostre aziende.  È essenziale entusiasmare il giovane e far capire l’importanza della ricerca, nel caso specifico delle TEA, spiegare come funziona e che potranno essere l’unico strumento per poter affrontare il cambiamento climatico, che andrà comunque a scrivere un altro scenario vitivinicolo.   

Micaela Conterio
Ufficio stampa CREA

Giornalista pubblicista dalla comprovata professionalità sia come addetto stampa, con particolare riguardo ai social media (relations, strategy, event e content) e al web, sia come redattrice di articoli presso diverse redazioni di testate giornalistiche nazionali. Fotografa e scrittrice per passione.

#lafrase Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

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