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domenica, 12 Aprile 2026

Editoriale

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Anche quest’anno, come ormai consuetudine, il CREA sarà presente al Vinitaly, per sostenere il nostro vino, icona globale e fondamentale pilastro del made in Italy agroalimentare. 

Ricerca e innovazione, infatti, rivestono un ruolo fondamentale non solo per mantenere intatti gli standard di eccellenza e i legami con i nostri territori e la loro straordinaria biodiversità che da sempre caratterizzano la nostra produzione enologica, ma sono cruciali per il futuro del settore vitivinicolo che deve fronteggiare problematiche complesse e strutturali come il cambiamento climatico, le patologie e i patogeni vecchi e nuovi, i gusti e le preferenze dei consumatori in continua evoluzione, le esigenze dei mercati e uno scenario geopolitico  costantemente instabile. Il sistema Ricerca del nostro Paese (con il CREA per la sua parte) è chiamato ad individuare soluzioni efficaci ed originali, in grado di garantire prodotti che coniughino la grande tradizione vitivinicola italiana con l’adattabilità e la resilienza alle sfide complesse e multidimensionali del nostro tempo. 

Si tratta di assicurare la qualità, preservando identità e tipicità, con un lavoro scientifico continuo e capillare, multi ed interdisciplinare, che parte dal suolo e arriva al calice, attraversando ogni fase della filiera vitivinicola, utilizzando le conoscenze e gli strumenti più aggiornati, per risultati concreti ed applicabili, capaci di supportare in primo luogo i produttori, ma anche le Istituzioni. È in questa direzione che si muove il CREA, con i suoi 12 Centri, tra cui spicca quello dedicato, il CREA Viticoltura ed Enologia, con un impegno costante, volto a sostenere e rafforzare la qualità del vino italiano nella sua accezione più ampia che include produttività, sostenibilità, resilienza, competitività, cultura. Ma è forse sulle varietà che si gioca la partita globale scientificamente più strategica. 

Siamo molto attivi sul fronte del miglioramento genetico, sia con metodi convenzionali sia con l’utilizzo delle Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA). Nel primo caso stiamo mettendo a punto varietà resistenti capaci, quindi, di ridurre i trattamenti fitosanitari fino all’80% senza rinunciare all’identità territoriale e alla più autentica espressione del terroir. Nel secondo caso, ancor più significativo, con interventi mirati e circoscritti sul DNA, possiamo creare piante geneticamente identiche ai cloni di partenza, salvo per una singola mutazione introdotta. Insomma, grazie alle TEA, replichiamo esattamente ciò che avviene, in modo spontaneo, nella selezione clonale tradizionale, ma in tempi molto più rapidi e con maggiore intenzionalità. In questa ultima frontiera della Ricerca, il CREA si conferma – con altre istituzioni italiane – all’avanguardia nel mondo, avendo già prodotto le prime piante mutate nei laboratori nazionali. Un risultato promettente, che lascia ben sperare per il futuro, reso possibile anche dal pieno e convinto sostegno del Ministro Francesco Lollobrogida che ringrazio e che in questo filone di Ricerca ha sempre creduto, investito e soprattutto dato fiducia al CREA. 

Ma l’innovazione deve uscire dai laboratori ed essere trasferita per diventare pratica condivisa e incidere davvero su tutto il settore. Anche per questo, per la prima volta, distribuiremo al nostro desk, ospitato presso il padiglione MASAF, l’estratto del nostro Catalogo dell’Innovazione dedicato alla viticoltura e all’enologia. E poi, occorre fare squadra con gli stakeholder e appuntamenti irrinunciabili come Vinitaly rappresentano occasioni ghiotte per incontrarsi e discutere. Quest’anno, in particolare, ci confronteremo sulle imprese al femminile, con l’Associazione Donne del Vino; sui vitigni resistenti, con PIWI Italia; sulla gestione sostenibile e avanzata del vigneto con il CONAF; sulla rete per l’innovazione in vitivinicoltura con Agenzie regionali agricole e strutture di Ricerca di diverse Regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige). 

E, a proposito di trasferimento tecnologico, vorrei ricordare che il Concorso Enologico “Istituti Agrari d’Italia”, organizzato insieme al MASAF e a Re.N.Is.A giunge alla sua decima edizione. Un traguardo rotondo e un bilancio assolutamente positivo per una competizione che “coltiva” i produttori di domani, trasmette ai giovani cultura del vino, cultura d’impresa e cultura della qualità e restituisce l’orgoglio di appartenere all’Agrario, la Scuola del settore Primario. 

E’ d’obbligo, considerando il recente e prestigioso inserimento della Cucina Italiana nel patrimonio Unesco, ricordare quanta parte abbia il nostro vino nell’esaltare e completare ogni piatto della straordinaria tradizione alimentare di casa nostra. Una storia antichissima, che vede intimamente connessi cibo e vino, territorio e biodiversità, tradizione e innovazione e che ha molte pagine che devono ancora essere scritte. 

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