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giovedì, 3 Aprile 2025

Primi vagiti delle TEA in Europa, un bagno di realtà di fronte ad un cambiamento epocale 

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Asset strategico per consentire all’agricoltura di soddisfare le esigenze alimentari globali in un futuro segnato da sfide ambientali e climatiche, le TEA potranno, grazie all’apertura europea, divenire sempre più una realtà, ben oltre i laboratori e i primi test sperimentali in campo. Soffia un vento di cambiamento, seguiamone la direzione  

Idi di marzo 2025, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti che prepara le decisioni del Consiglio UE approva il mandato negoziale sulle TEA (Tecnologie di Evoluzione Assistita n.d.r.). Nessuna paura, i 27 non cospirano contro Cesare, bensì battezzano l’alba di una nuova apertura alla Scienza. Le Tecnologie di Evoluzione Assistita potrebbero diventare realtà, non solo nei test sperimentali in campo, che l’Italia prima in Europa ha già varato, ma anche essere usate per produrre cibo e mangimi, a patto che siano rispettate tutta una serie di regole previste e riviste nel documento approvato dalle Commissioni Agricoltura ed Ambiente del precedente Parlamento Europeo nel 2023 e che siano rivisitate le questioni legate ai brevetti. Molti se e molti ma, tuttavia sembra vicina l’unanimità che autorizzerebbe la sperimentazione e, a seguire, la produzione di prodotti biotecnologici “puliti”.  

Inutile tornare sull’anacronismo di una legge europea (2001/18) che non può regolamentare le TEA, per il semplice fatto che all’epoca dell’entrata in vigore della legge queste non esistevano. Solo nel 2012 (oltre 10 anni dopo, quindi), le scienziate Jennifer Doudna e Emmanuelle Charpentier avrebbero messo a punto quelle “forbici molecolari” che avrebbero rivoluzionato l’editing del genoma, portando alle TEA. Una scoperta per la quale le due scienziate sono state insignite del Nobel per la chimica nel 2020.  

La Scienza, inoltre, si è evoluta, è perfino divenuta più “democratica” con le biotecnologie banalmente chiamate da “garage sotto casa” (non fatelo, non sarebbe credibile), più facili da applicare, più diffuse e non ancora appannaggio delle sole multinazionali. Oggi, soprattutto in Italia, Università ed Enti di ricerca padroneggiano con cognizione di causa le TEA, soprattutto nelle specie tipiche della dieta mediterranea, in particolare la vite. E, quindi, grazie a questa nuova apertura UE è nostra opinione che, nel giro di un anno o due, si susseguiranno vigneti sperimentali dove provare quanto dimostrato in laboratorio: resistenze alle malattie e agli stress ambientali, tanto importanti nei cambiamenti climatici che ci circondano.  

I limiti saranno di nuovo nel campo della Scienza, non più della regolamentazione e questo ci fa sentire un po’ di più nei nostri panni. Abbiamo molto da fare, per adesso sono poche le varietà che riusciamo a coltivare in vitro ed a rigenerare, ancora meno sono i geni su cui sappiamo per certo dove e come intervenire per causare le mutazioni che portino i benefici attesi.  

La sfida adesso è nel campo della conoscenza e il finanziamento MASAF di 9 milioni di euro che in parte sarà anche sulla vite. E’ un buon inizio per estendere conoscenze e nuovi prodotti della ricerca. Ma rimaniamo coi piedi per terra, siamo solo ai primi vagiti, ce ne vuole di spaghetti per diventare grandi. 

Riccardo Velasco
Direttore del CREA Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia 

Esperto di Genetica e Genomica delle piante da frutto e della vite, già autore di numerosi articoli sui genomi vegetali, con oltre 150 pubblicazioni con IF, è in 24a posizione (Hindex 61, citazioni 14.201) tra i Top Italian Scientists nel settore Natural & Environmental Science, di alcune decine di articoli sulle biotecnologie applicate e di 3 brevetti europei. Ha contribuito col gruppo di lavoro del CREA VE alla recentissima pubblicazione di una review di prestigio sul Plant Biotechnology Journal che descrive protocolli e risultati di pregio nelle biotecnologie delle piante da frutto 

#lafrase La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso (Albert Einstein) 

  

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