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giovedì, 3 Aprile 2025

La Scuola della qualità: il Concorso Enologico “Istituti Agrari d’Italia”  

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Un successo che cresce e si rinnova di anno in anno per il “Concorso Enologico Istituti Agrari d’Italia”, giunto alla nona edizione. Il contest, organizzato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, con il CREA Viticoltura ed Enologia, la Rete nazionale degli Istituti Agrari (RENISA) e il Ministero dell’Istruzione, mette alla prova i produttori vinicoli di domani. Scopriamo insieme i meccanismi della competizione e il lavoro delle giurie tecniche. 

L’Agricoltura chiama, la Scuola risponde  

Da nove anni due giurie, formate ognuna da cinque commissari – tre enologi e degustatori scelti tra il personale tecnico-scientifico delle sedi CREA Viticoltura ed Enologia di Asti e Velletri e due esperti vitivinicoli esterni – degustano i campioni di vino presentati, in base a quattro categorie: “Vini tranquilli”, “Vini frizzanti”, “Vini spumanti” e “Vini passiti e liquorosi”. La somma dei dieci punteggi è sfrondata del più alto e del più basso: gli otto voti rimanenti fanno media. 

72 i vini proposti, 27 le Scuole provenienti da 15 regioni e ben 63 vini premiati.  

Cresce la partecipazione delle ragazze e dei neofiti, mentre resta inalterato lo zoccolo duro degli affezionati al Concorso.  Ogni anno si ridisegna la geometria nazionale degli Istituti che partecipano, non solo con le bottiglie, ma con un surplus di creatività che si esprime nel naming, nei video e nei piani di comunicazione suggestivi e fantasiosi, scelti per la Sezione Idea Marketing e Innovazione –  alla quinta edizione. 

Vinitaly, premiazione del Concorso Enologico “Istituti Agrari d’Italia” (flickr)

L’affinamento delle competenze che generano valore 

L’eccellenza enologica, di cui sono artefici i candidati, si declina in una crescita progressiva sia nel numero di vini proposti sia nelle votazioni ottenute. Sono premiate 25 Scuole, che hanno proposto da 1 a 7 vini. Dopo l’analisi rigorosa operata dalle giurie, 63 vini su 72 hanno raggiunto o superato un punteggio superiore a 80/100, secondo il criterio di valutazione “Union Internationale des Oenologues” dell’OIV.  

La presenza delle Istituzioni alla cerimonia di consegna dei premi conferma l’attenzione verso gli Istituti Agrari, alfieri del territorio, audaci innovatori e partecipi di una produzione che muove oltre 45 miliardi di euro.  

Quest’anno, oltre al consueto attestato di merito che spetta alle scuole che hanno superato gli 80/100, saranno conferiti premi ai primi classificati per il miglior bianco, miglior rosato, miglior rosso, miglior spumante e miglior passito. 

Il vino buono di domani 

Il ruolo del sistema formativo degli imprenditori del futuro è fondamentale per una agricoltura che si riscopre al centro delle politiche italiane ed europee. Il vino si è affermato nel mondo perché rappresenta cultura, storia e tradizione, economia ed è anche buono. E gli Istituti Agrari riescono a esprimere qualità.  

Testa, cuore, mani. Su queste tre parole della triade formativa si insiste, infatti, per ricordare che, attraverso il Made in Italy, passa un pezzo fondamentale della nostra identità e del nostro genio. E allora trasmetterlo alle giovani generazioni fa la differenza, con un percorso di studi che consente di raccontare l’Italia nel mondo.  

Vinitaly, premiazione del Concorso Enologico “Istituti Agrari d’Italia” (flickr)

La filiera CREA: formazione, innovazione e ricerca 

Attraverso il Concorso, il know-how degli Istituti Agrari si integra con le competenze nell’ambito delle scienze sensoriali ed enologiche del CREA, lungo la filiera formazione, innovazione e ricerca.  

L’Ente è impegnato a promuovere con le Scuole Agrarie la cultura d’impresa, in linea con le strategie e le politiche per l’occupazione, grazie agli strumenti dell’Intelligenza Artificiale (AI) al servizio del settore e stimolando l’intelligenza artigianale e le potenzialità umanizzanti dei mestieri legati all’agricoltura.  

Ne parliamo con Roberto Nuti e Federica Bonello, rispettivamente responsabile del Concorso e presidente della giuria di Asti. 

Come sono i vini di quest’anno? Quali sono i punti di forza? 

Roberto: La qualità media dei vini presentati è buona, in particolare per i rossi, che risultano migliori. I bianchi, tranne qualche eccezione, sono in discesa rispetto all’annata scorsa. Il parere di entrambe le commissioni di assaggio svolte a Velletri e ad Asti è stato unanime: l’andamento meteo-climatico della stagione passata ha inciso sul prodotto.  

Tra i punti di forza, la conferma della partecipazione degli istituti tradizionali, ma soprattutto la presenza di nuove scuole, dimostra l’interesse per l’iniziativa arrivata alla nona edizione. 

Federica: Tra i principali punti di forza dei vini di quest’anno c’è stata la maggiore pulizia, con una ridotta presenza di difetti. Questa non si è sempre tradotta in vini di alta qualità. La diversa annata e le condizioni climatiche hanno probabilmente giocato un ruolo determinante nell’evoluzione del profilo organolettico dei vini. 

L’assenza di difetti in un vino significa che non presenta problemi evidenti come ossidazione, riduzione, contaminazioni microbiologiche o squilibri chimici (ad esempio, acidità volatile troppo alta, presenza di solfuri o sentori di tappo). In altre parole, il vino è tecnicamente corretto, ma questo non implica necessariamente che sia di qualità. Infatti, un vino di qualità non solo è privo di difetti, ma ha anche equilibrio, complessità, persistenza e capacità di evolvere nel tempo. Deve avere una buona armonia tra acidità, tannini, alcol e aromi, e possibilmente esprimere il territorio di origine (tipicità). 

Come sono cambiati i vini nelle scuole? Esiste un trend di evoluzione e caratteristiche comuni? 

Roberto: I vini candidati dalle scuole, storiche per l’enologia, sono di qualità sempre superiore grazie alla loro esperienza, ma quest’anno ci sono belle sorprese da parte di istituti che negli anni scorsi hanno presentato prodotti non eccelsi. Il trend è sicuramente positivo. 72 vini (68 nel 2024); le scuole partecipanti sono 27 (24 nella precedente sfida): un numero cospicuo con alcune scuole che partecipano per la prima volta, ma soprattutto il ritorno di alcune assenti nelle ultime edizioni. Le caratteristiche comuni per tutti gli istituti è la realizzazione di un vino fortemente legato al territorio per valorizzarlo. Le Regioni con almeno una scuola sono 15 (due in più rispetto all’ottavo ciclo), l’obiettivo per il prossimo anno è arrivare a rappresentare l’intero territorio nazionale. 

Come i ragazzi interpretano il legame vino-territorio? 

Roberto: Gli studenti capiscono molto bene il legame tra vino e territorio, che rappresenta un volano per l’economia e soprattutto vedono come questo settore sia il loro futuro professionale. Questo si nota anche attraverso i documenti allegati alla candidatura, che mettono in risalto le attività svolte dai ragazzi e la loro partecipazione nella realizzazione del prodotto “vino”, dalla vigna al bicchiere. 

Appuntamento, dunque,  al Vinitaly di Verona per scoprire i risultati dei lavori delle commissioni e le Scuole vincitrici.

Scuola di qualità: premiazione ottavo concorso Istituti Agrari (min. 37:05)
Giuseppina Crisponi
Tecnologo CREA Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia

Referente per la comunicazione istituzionale e la divulgazione scientifica del Centro

#lafrase Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza (Antonio Gramsci L’Ordine Nuovo, primo maggio 1919)

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