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giovedì, 3 Aprile 2025

Dialogo diVino/1: Intervista a Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente Federdoc  

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Tutelare, promuovere e difendere le denominazioni dei vini italiani a livello nazionale e internazionale, contribuendo a garantirne la qualità e l’autenticità. Tutto questo è Federdoc, Federazione Nazionale dei Consorzi di Tutela dei Vini d’Italia, che collabora con il CREA per promuovere la ricerca e lo sviluppo nel settore vitivinicolo, con l’obiettivo di migliorare la produzione vinicola e di rafforzarne la competitività nel mercato globale.  

Scopriamola insieme al suo Presidente, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi.

Bio del Presidente, in breve. Nasce a Roma nel 1961 ed è laureato in Scienze politiche con indirizzo economico internazionale presso la LUISS. È il Legale rappresentante della Soc. Agr. Liasora e nel corso degli anni ha rivestito numerosi incarichi nel mondo dell’agroalimentare, tra cui Presidente di Confagricoltura Veneto dal 2012 al 2015. Dal 2018 è Vicepresidente del Consorzio di tutela della DOC Prosecco, dal 2021 è Vicepresidente di Valoritalia e dal 2022 ha acquisito la Presidenza della Confederazione Nazionale di Consorzi volontari per la tutela dei vini a Denominazione di Origine. 

Presidente, ci presenti Federdoc 

Federdoc, con i suoi 80 Consorzi di tutela associati, costituisce l’unica realtà del settore vitivinicolo italiano in cui le componenti agricole, industriali e cooperative si riuniscono per affrontare in maniera condivisa le problematiche delle denominazioni, garantendo la lor tutela e salvaguardia a livello europeo ed internazionale. 

A tale scopo, nel 2003 la Federdoc ha iniziato a collaborare con le organizzazioni europee rappresentative dei Vini a DO di Francia (CNAOC), Spagna (CECRV), Portogallo (IVDP) ed Ungheria (HNT), dando vita ad un’associazione, “EFOW, European Federation of Origin”, con sede a Bruxelles, con la quale rappresentare con una unica voce le esigenze vitivinicola europea ad IG e sviluppare un dialogo costruttivo con le Istituzioni Comunitarie. 

Dal suo osservatorio privilegiato, com’è andata quest’anno sul mercato? 

Il settore vino sta affrontando sfide e criticità importanti, ma i risultati raggiunti ci mostrano la sua capacità di mantenere un’elevata competitività: il valore export 2024 sale infatti a 8 miliardi, come confermato dai dati Istat di questi giorni, generando un incremento del 5% rispetto lo scorso anno. Questo traguardo è stato raggiunto indubbiamente grazie alla forte leva esercitata dal segmento degli spumanti (2 ,3 miliardi in valore e 555,5 milioni di litri – dati Istat – arrivando a rappresentare il 28,4 % in valore e il 26,4% in volume di tutte le esportazioni di vino italiano), e soprattutto dal Prosecco DOC, che continua la sua inarrestabile crescita sui mercati esteri, rappresentando ormai un traino fondamentale per il nostro export. Gli Stati uniti si confermano tra i principali partner commerciali, con un valore di 1,9 miliardi e una crescita del 10,2%, rileviamo, tuttavia, che gli operatori stanno intelligentemente spostando la loro attenzione anche su mercati in cui normalmente il vino ha un valore di export basso, conseguendo una crescita a doppia cifra. La diversificazione dei mercati è un’ottima strategia per fronteggiare gli effetti negativi delle barriere commerciali che si stanno affacciando nuovamente a causa dell’attuale situazione geopolitica.  

Come sta cambiando il consumatore e come ci si sta organizzando per adeguarsi? 

In questi ultimi anni, stiamo assistendo ad un vero e proprio cambio di pelle del consumatore. Le sue scelte di acquisto sono sempre più trainate da un’attenzione crescente per gli aspetti salutistici, che conducono ad una selezione dei prodotti sulla base di criteri qualitativi. In questo scenario, l’origine del prodotto svolge un ruolo fondamentale, garantendo al consumatore una piena conoscenza del processo produttivo a partire dal vigneto. La consapevolezza delle caratteristiche della zona di produzione e delle tradizioni secolari, di cui i vini ad IG sono espressione, rappresenta un valore aggiunto apprezzato dal consumatore. C’è inoltre una forte spinta verso una dimensione più etica del consumo, che impatti il meno possibile su ciò che è considerato fondamentale: la salute e il benessere a 360°, da preservare garantendo un rapporto equilibrato con la natura e con la società. Il settore dei vini ad IG sta da tempo muovendo ulteriori passi in questa direzione. In particolare, i Consorzi di tutela rappresentativi dei vini ad IG stanno adottando scelte sempre più ambiziose, con cui poter offrire al consumatore un prodotto di una qualità crescente e onnicomprensiva. Lo standard produttivo Equalitas, nato proprio da un’iniziativa della Federdoc e dei suoi Consorzi associati, è una delle risposte che il settore vini a DO sta dando per assicurare metodi produttivi sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Ma non solo, riteniamo fondamentale investire in innovazione per trovare soluzioni nuove ed efficaci al fine di rispondere alle mutevoli esigenze di mercato.  

In questo quadro quale può essere il contributo della ricerca e che ricerca serve? 

Il contributo della ricerca è essenziale. Abbiamo bisogno di trovare nuovi strumenti attraverso i quali, non solo soddisfare i nuovi trend di mercato, ma anche fronteggiare le innumerevoli problematiche generate dal cambiamento climatico, che stanno mettendo in ginocchio il settore del vino. Troppo spesso gli operatori si trovano nella condizione di dover affrontare danni generati da eventi climatici sempre più avversi ed imprevedibili. Un meccanismo a catena che può condurre all’abbandono della viticoltura, alla perdita del nostro potenziale viticolo e al collasso di un settore importante come il nostro, non solo sotto il profilo culturale ma anche economico, essendo un motore di crescita di molte comunità rurali. Ecco perché è fortemente necessario aumentare la sperimentazione sulle varietà resistenti, per comprendere effettivamente se efficaci nel contrastare le fitopatie, ma soprattutto sulle TEA in virtù della loro comprovata capacità di resistenza rispetto ai fenomeni abiotici legati ai cambiamenti climatici. 

Cosa si aspetta Federdoc dalla ricerca CREA? 

In questo scenario, il CREA può indubbiamente svolgere un ruolo strategico per fronteggiare le innumerevoli problematiche derivanti dal cambiamento ambientale, senza mai rinunciare agli standard di qualità elevati, che caratterizzano da sempre la nostra viticoltura. 

Un obiettivo ambizioso, che potrà essere raggiunto mettendo in campo adeguati programmi di ricerca che il CREA può condurre in virtù della sua competenza, supportando il settore per affrontare e superare le sfide nello spirito dei principi dell’economia circolare, della bioeconomia e dell’innovazione. 

Cristina Giannetti
Direttrice Responsabile CREA Futuro e Capo Ufficio Stampa CREA

Storica per formazione, giornalista per vocazione e comunicatrice per passione

#laFrase
vivere per raccontarla
(Gabriel García Márquez)

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