Noccioleto 5.0 

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Nel noccioleto, ogni metro di terreno può fare la differenza. Lo dimostra uno studio CREA nel Viterbese, dove sensori, droni e rilievi in campo hanno trasformato la variabilità del suolo in una mappa utile per coltivare meglio. Dalle zone più aride a quelle più fertili, l’agricoltura di precisione consente interventi su misura, meno sprechi e una gestione più sostenibile ed efficiente della corilicoltura. 

Un terreno, all’interno del medesimo appezzamento, può presentare caratteristiche molto diverse per tessitura, contenuto di sostanza organica, disponibilità idrica e fertilità. Queste differenze possono influenzare sia lo sviluppo delle singole piante, sia la produttività della piantagione e la qualità delle produzioni. 

Il CREA ha affrontato tale tematica nell’ambito del progetto Agridigit (sottoprogetto Agrofiliere), operando in un noccioleto biologico ad alta densità del viterbese (Azienda Agricola Gisella ed Elena Ascenzi). L’Italia, difatti, è tra i principali produttori mondiali di nocciole e la provincia di Viterbo rappresenta uno dei distretti corilicoli più importanti del Paese. 

L’obiettivo del lavoro era quello di individuare zone di gestione omogenee, cioè aree con caratteristiche simili, così da pianificare interventi specifici in base alle esigenze sitospecifiche del terreno e delle piante. 

Test in campo  

La prima fase dello studio ha previsto il rilievo della conducibilità elettrica apparente del suolo mediante un sensore installato su trattrice (figura 1). ù

Figura 1 – Strumentazione Top Soil Mapper abbinata a trattrice agricola per la mappatura del suolo. 

Questo parametro, strettamente legato a proprietà come tessitura, umidità e contenuto di sostanza organica, consente di descrivere rapidamente la variabilità del suolo nelle zone maggiormente interessate dagli apparati radicali. 

Le informazioni ottenute sono state integrate con immagini acquisite da drone, rilievi della vigoria della vegetazione, effettuati con sensori prossimali, e validazioni diretta sulle singole piante. L’insieme dei dati ha permesso di suddividere il noccioleto in due aree ben distinte (figura 2).

Figura 2 – Suddivisione dell’appezzamento nelle due zone di gestione omogenee.  

La prima zona è risultata caratterizzata da terreni più sabbiosi, minore sostanza organica e ridotta capacità di ritenzione idrica. La seconda presentava invece una maggiore percentuale di argilla e sostanza organica, condizioni che favoriscono una migliore disponibilità idrica e nutrizionale. Di conseguenza, le piante di quest’ultima area mostravano chiome più sviluppate, maggiore vigoria e dimensioni superiori, così come evidenziato in tabella 1. 

Tabella 1 – Principali parametri rilevati nelle due zone di gestione omogenee. 

Risultati e applicazioni pratiche 

I risultati dimostrano come anche solo la conducibilità elettrica del suolo, tecnologia ormai matura, rappresenta uno strumento semplice ed efficace per individuare rapidamente ed economicamente la variabilità presente nel profilo superficiale dei noccioleti. Integrando questa informazione con i dati acquisiti da droni ed altri sensori è possibile definire zone di gestione omogenee, sulle quali applicare interventi mirati (Variable Rate Technology), come concimazione, irrigazione o potatura differenziate. Ciò si traduce in una migliore efficienza nell’impiego delle risorse e in una maggiore sostenibilità per le aziende.  

Andrea Acampora 
Ricercatore CREA Centro Ingegneria e Trasformazioni alimentari

laureato in Scienze Agrarie e dottore di ricerca in Genetica Agraria. Si occupa di meccanizzazione agroforestale e dell’analisi delle disponibilità e dei potenziali utilizzi delle biomasse agroforestali e la loro valorizzazione nell’ambito delle microfiliere energetiche. Valutazione della sostenibilità economica ed energetica dei singoli processi produttivi dell’intera filiera. Produzione dimostrativa di pellet su piccola scala per la valorizzazione energetica della biomassa di diversa origine. Analisi di sistemi e tecnologie innovative finalizzate al risparmio energetico nell’irrigazione attraverso sistemi di precisione. È autore/coautore di numerosi articoli scientifici internazionali e nazionali. 

#lafrase Il vero viaggio di scoperta non nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

Vincenzo Civitarese
Ricercatore CREA Centro Ingegneria e Trasformazioni alimentari

#lafrase La ricerca scientifica, benché quasi costantemente guidata dal ragionamento, è pur sempre un’avventura. (Louis de Broglie )

Alberto Assirelli
Dirigente di ricerca CREA Centro Ingegneria e Trasformazioni

PhD dal 1996 si occupa delle seguenti tematiche di ricerca afferenti al proprio SSD: studio e applicazione di nuove tecnologie nel settore agricolo in filiere tradizionali ed emergenti nei settori alimentari, agro-industriali e colture energetiche.

#lafrase : il futuro appartiene a chi ha il coraggio di non trasformare in recinto la propria comfort zone

Elisa Fischetti
Ricercatrice CREA Centro Ingegneria e Trasformazioni alimentari

Percorso professionale e ambito di ricerca: Assegnista di ricerca presso il CREA-IT, mi occupo di attività sperimentali dedicate alla coltivazione della canapa industriale, alle tecniche di raccolta e alla valorizzazione della biomassa residua. Laureata in Scienze e Tecnologie per l’Ambiente e il Territorio, contribuisco allo sviluppo di filiere agro-industriali sostenibili attraverso studi agronomici, prove di meccanizzazione e processi innovativi di trasformazione post-raccolta.

#lafrase : la Terra non ha bisogno che le insegniamo come funzionare: possiede già un’armonia perfetta. Il nostro lavoro di ricercatori è comprendere la sua saggezza, assecondare i suoi ritmi e proteggere i suoi equilibri per difendere la vita, in ogni sua manifestazione.

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