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venerdì, 10 Aprile 2026

In vigneto, dove nasce la qualità/3: la viticoltura eroica  

Della stessa Rubrica

 Le aree montane italiane stanno vivendo cambiamenti significativi, con una riduzione della superficie agricola e del numero di aziende negli ultimi decenni. Ma non tutto arretra: alcune aree reagiscono grazie a produzioni di qualità, con la viticoltura in prima linea. 
Tra pendii estremi e costi più alti, la “viticoltura eroica” incarna la sfida quotidiana di coltivare dove è più difficile. Questi vigneti custodiscono paesaggi, biodiversità e identità locali, diventando baluardi contro l’abbandono.  Il futuro si gioca su politiche integrate: non solo aiuti economici, ma investimenti per trasformare la resilienza in sviluppo sostenibile. 

Introduzione

Negli ultimi decenni, le aree montane italiane — dalle Alpi agli Appennini — hanno attraversato profondi cambiamenti nelle dinamiche sociali e produttive, che hanno coinvolto anche settori strategici come la viticoltura e la produzione di vino. La superficie agricola utilizzata (SAU) è diminuita in modo significativo: tra il 1980 e il 2020 si è registrato un calo medio del 33%, ben superiore a quello delle colline e delle pianure (figura 1). A questo fenomeno si affiancano la riduzione del numero di aziende agricole ubicate in montagna (-36%) e un progressivo spopolamento (-3,7%), segnali evidenti di una perdita di presidio umano e produttivo su territori già fragili (figura 2). 

Dinamiche territoriali differenziate 

Eppure, il quadro non è uniforme: alcune aree montane mostrano dinamiche differenti. La SAU tiene meglio, risultando stabile o addirittura in aumento, laddove sono presenti sistemi agricoli di qualità, come la viticoltura, e in alcune zone dedite all’allevamento. Anche le aziende agricole mostrano dinamiche differenziate con andamenti talvolta positivi in specifici contesti territoriali, come il Trentino, alcune aree del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia e la Sardegna. La disponibilità di risorse legate all’agricoltura può contribuire a garantire una presenza produttiva attiva e un presidio del territorio, ma questo non si traduce automaticamente in un argine allo spopolamento. Infatti, la tenuta o persino la crescita della SAU e del numero di aziende non implica necessariamente un aumento della popolazione residente. Le dinamiche demografiche rispondono a fattori più ampi – quali la disponibilità di servizi, le opportunità occupazionali e la qualità della vita- che vanno oltre la sola dimensione agricola. 

La viticoltura eroica: caratteristiche e sfide 

È in questo scenario che si inserisce la viticoltura cosiddetta “eroica”, una delle espressioni più emblematiche del rapporto tra agricoltura, territorio e comunità nelle aree interne e montane italiane. Si tratta di sistemi produttivi localizzati in contesti estremi – forti pendenze, altitudini elevate, condizioni orografiche difficili – dove la coltivazione della vite richiede un’intensità di lavoro e una complessità di gestione delle pratiche agronomiche ben superiori rispetto alle aree di pianura o collina moderata. 

Cos’è la viticoltura eroica? Definizione, diffusione e caratteristiche 

La viticoltura eroica indica la coltivazione della vite in condizioni ambientali estreme, dove la morfologia del territorio rende difficile o impossibile la meccanizzazione e richiede un lavoro prevalentemente manuale. Si tratta di vigneti situati in aree impervie e con condizioni climatiche estreme — montane, terrazzate o insulari — che danno origine ai cosiddetti “vini eroici”. È una forma di agricoltura di alto valore paesaggistico, culturale e ambientale, tutelata a livello nazionale e internazionale. 

Perché i vini “eroici” sono speciali 

Produzioni limitate e ad alto costo di lavoro, elevata identità territoriale, spiccata freschezza, mineralità e complessità aromatica, forte legame con vitigni autoctoni e pratiche tradizionali. 

Quanta viticoltura eroica c’è in Italia? 

Non esiste un dato unico ufficiale e aggiornato a livello nazionale, ma si tratta di una quota minoritaria della superficie vitata, concentrata in contesti specifici e frammentati. 

Quali requisiti deve avere un vigneto eroico? 

Secondo i criteri definiti dal CERVIM (organismo internazionale che tutela la “viticoltura eroica” in zone di montagna, alta pendenza o isole), un vigneto è considerato “eroico” se presenta almeno una delle seguenti caratteristiche: 

pendenza superiore al 30% ; altitudine oltre i 500 metri (esclusi gli altipiani); coltivazione su terrazze o gradoni; localizzazione su piccole isole.  

Non esiste un vero e proprio registro nazionale unico dei vigneti eroici.  

Nel quadro del Piano Strategico della PAC 2023-2027, il sostegno alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti riconosce esplicitamente queste criticità, prevedendo maggiorazioni dei costi standard per compensare gli svantaggi strutturali. Nelle aree di viticoltura eroica (pendenza superiore al 30%), ma anche nelle aree con pendenze intermedie (15%-30%) dove la meccanizzazione è solo parzialmente possibile, si registra un incremento dei costi derivante dal maggiore ricorso al lavoro manuale e dalla gestione più onerosa degli input agricoli. 

Le evidenze empiriche confermano con chiarezza questo divario. Le analisi sui dati RICA, realizzate dal CREA nell’ambito delle attività della Rete PAC a supporto del MASAF e delle regioni nel negoziato con la Commissione Europea, mostrano come i costi di impianto nei vigneti situati in contesti di viticoltura eroica siano superiori di almeno il 30% rispetto ai sistemi ordinari; tale differenziale può superare il 44% includendo anche il costo associato al lavoro. Si tratta di una stima prudenziale, che non tiene pienamente conto dei costi indiretti legati a fattori territoriali: quali l’isolamento, la carenza di servizi e le difficoltà di accesso al mercato del lavoro. 

 

Per approfondire i risultati delle analisi realizzate dal CREA-PB consultare il report “Viticoltura eroica. Analisi di contesto e valutazione economica dei costi di impianto attraverso i dati dell’indagine RICA Italia” di Storti et al. scaricabile dal link https://www.reterurale.it/viticolturaeroica 

Ruolo strategico e valore socio-economico 

Ricondurre la viticoltura eroica alla sola dimensione dei costi sarebbe riduttivo. Questi sistemi svolgono infatti un ruolo fondamentale nella conservazione del paesaggio, nella tutela della biodiversità e nella valorizzazione dei vitigni autoctoni, contribuendo alla tenuta socio-economica dei territori. In molte aree montane e interne, segnate da spopolamento e abbandono agricolo, la viticoltura eroica rappresenta un presidio attivo contro la marginalizzazione

Prospettive e sostegno pubblico  

In questa prospettiva, il sostegno pubblico non può essere interpretato esclusivamente come una compensazione economica, ma come un investimento strategico per la rigenerazione territoriale. Affinché sia realmente efficace, deve essere inserito all’interno di politiche integrate capaci di rafforzare infrastrutture, servizi, formazione e innovazione. Solo attraverso questa visione la viticoltura eroica potrà continuare a rappresentare non solo un simbolo di resilienza, ma anche una leva concreta di sviluppo sostenibile per le aree interne e montane italiane.  

Viticoltura eroica: esempi dal territorio 

Nord Italia – Alto Adige 

In Alto Adige, la viticoltura si sviluppa spesso in condizioni estreme, tra forti pendenze e altitudini elevate. In alcune aree, i vigneti raggiungono quote superiori ai 1.000 metri, dove le basse temperature e l’elevata escursione termica rendono il lavoro particolarmente impegnativo. Si trova qui a 1200 metri di quota una delle più alte tra le cantine metodo classico in Europa, la cantina Arunda. In questi contesti, la viticoltura di montagna dimostra come condizioni difficili possano tradursi in produzioni di qualità, contribuendo al contempo alla tutela del paesaggio e alla vitalità economica del territorio. 

Nord Italia – Valle d’Aosta 

In Valle d’Aosta, i vigneti si sviluppano spesso su ripidi pendii alpini e a quote elevate, in contesti dove il clima rigido e le condizioni pedoclimatiche rendono il lavoro particolarmente impegnativo. Le denominazioni Valle d’Aosta DOC Blanc de Morgex et de La Salle e Valle d’Aosta DOC Torrette includono vigneti coltivati in condizioni di viticoltura eroica. Le varietà locali come il Petit Rouge e la Mayolet sono coltivate in piccole parcelle, talvolta accessibili solo a piedi. Aziende come Les Crêtes o Château Feuillet rappresentano esempi di viticoltura eroica che unisce la qualità delle produzioni alla valorizzazione di un paesaggio montano unico. 

Sud Italia – Costiera amalfitana (Campania) 
Sulla Costiera amalfitana, i vigneti si estendono su pendii scoscesi affacciati sul mare, spesso organizzati in stretti terrazzamenti e raggiungibili solo a piedi. La gestione delle vigne richiede un intenso lavoro manuale, in condizioni logistiche particolarmente difficili. In questo contesto si inserisce l’esperienza di Marisa Cuomo, azienda simbolo della viticoltura locale, che ha saputo valorizzare vitigni autoctoni e produzioni di qualità. Qui la viticoltura preserva un paesaggio unico e contribuisce all’attrattività turistica del territorio. 

Sud Italia – Etna (Sicilia) 
Sui versanti dell’Etna, la viticoltura si sviluppa su terreni vulcanici, in condizioni ambientali complesse e spesso su terrazzamenti lavici. Le forti escursioni termiche, l’altitudine e la frammentazione fondiaria rendono il lavoro in vigna particolarmente impegnativo. Un esempio significativo è rappresentato da Benanti, tra le aziende che hanno contribuito al rilancio della viticoltura etnea, valorizzando produzioni di qualità e rafforzando l’identità del territorio. 

Team CREA: Daniela Storti (Responsabile scientifico), Antonio Giampaolo, Nicola Casolani, Stefano Tomassini, Marta Striano. Programma Rete PAC 2025-2027 – Progetto Zone svantaggiate. 

LINK UTILI 

Daniela Storti
Ricercatore senior CREA Centro Politiche e Bioeconomia

PhD in Istituzioni Agricoltura e Sviluppo Economico, Economista dello sviluppo, si occupa di analizzare i problemi socioeconomici delle aree interne e montane, studiando le strategie e le politiche di sviluppo, con particolare attenzione alla politica agricola e rurale.

#lafrase Il confronto è alla base dell’evoluzione

Antonio Giampaolo
CREA Centro Politiche e Bioeconomia

Primo tecnologo, si occupa di progettazione di applicazioni di supporto alla decisioni (DSS) e di valutazione della sostenibilità economica, ambientale e sociale delle aziende agricole

#lafrase L’agricoltura sembra tremendamente facile quando il tuo aratro è una matita, e sei lontano migliaia di chilometri dal campo di grano (Cit. D. Eisenhower)

Nicola Casolani
Tecnologo CREA Centro Politiche e Bioeconomia

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