Una rivoluzione silenziosa sta trasformando la viticoltura europea: dalle varietà resistenti alle sfide climatiche fino alla riduzione drastica dei trattamenti in vigneto. Il miglioramento genetico unisce tradizione e innovazione, qualità e identità, valorizzando i vitigni locali, mentre le biotecnologie aprono nuove frontiere, con precisione e rapidità. Tra ricerca, sperimentazione e attese normative, il futuro del vino italiano è già iniziato e il CREA Viticoltura ed Enologia, da oltre un decennio, è in prima linea.
Nel mondo della vite e del vino si sta sollevando una marea silenziosa, ma inarrestabile. Chi, vent’anni fa, liquidava come visionari coloro che proponevano nuove varietà alternative ai grandi classici o agli autoctoni per produrre vini di qualità, oggi è costretto a ricredersi. L’Europa e i cittadini chiedono con forza un cambiamento: viti resistenti alle malattie, capaci di affrontare crisi climatiche sempre più frequenti — dal freddo agli squilibri idrici —, meno dipendenza da fertilizzanti e una maggiore biodiversità, sia in vigneto sia nel suolo.
La risposta a queste esigenze non è una soluzione unica e miracolosa, ma un percorso solido e scientifico: il miglioramento genetico. Non per sostituire la tradizione, ma per affiancarla, arricchirla con l’innovazione, offrire nuove possibilità e opportunità. È una trasformazione che cresce di pari passo con l’innovazione tecnologica e gestionale del vigneto, anch’essa protagonista di progressi straordinari. E così, quella che sembrava un’onda isolata è diventata una marea crescente di interesse, sperimentazione e risultati concreti, riconosciuti da chi li vive ogni giorno sul campo, anche se ancora negata da chi non ha avuto modo di sperimentarla direttamente.
In questo scenario si inserisce il lavoro del CREA Viticoltura ed Enologia, che da oltre un decennio ha avviato un percorso con un obiettivo preciso: dare risposte concrete alla viticoltura italiana, creando varietà resistenti senza rinunciare all’identità territoriale. Il cuore della strategia è tanto semplice quanto rivoluzionario: reincrociare all’interno della Vitis vinifera, utilizzando però, in ogni regione, uno o più vitigni locali, autentica espressione del terroir. Nascono così nuove prospettive che parlano il linguaggio delle regioni italiane: Glera in Veneto, Sangiovese in Toscana, Primitivo in Puglia, Cesanese e Moscato nel Lazio, fino ai vitigni dell’Etna, all’Aglianico e alla Falanghina in Campania, al Pecorino e Montepulciano in Abruzzo, e presto anche alla Barbera in Piemonte.
Non si tratta solo di resistenza, che raggiunge livelli notevoli, con piante dotate da 2 fino a 8 geni specifici – capaci, quindi, di ridurre i trattamenti fitosanitari fino all’80%, favorendo un impiego sempre più sostenibile in agricoltura biologica, con un uso ridotto di rame e zolfo – ma anche di qualità.
L’attenzione ai profili metabolomici e sensoriali garantisce una piena compatibilità e continuità con i vini locali e apre alla possibilità di inserire questi “resistenti autoctoni” nei disciplinari delle DOP, senza alterare le caratteristiche di prodotti già affermati — come nel caso dei figli di Pinot per il Pinot grigio delle Venezie o delle discendenze di Glera per il Prosecco.
Ma la marea dell’innovazione non si ferma qui. Accanto al miglioramento genetico classico, si affaccia una nuova frontiera: quella delle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA) e delle biotecnologie. Un terreno ancora non ben definito, con un quadro normativo ancora in evoluzione, in attesa delle decisioni del Parlamento Europeo, ma già ricco di potenziale. Le scoperte rivoluzionarie delle scienziate Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier hanno aperto la strada a biotecnologie precise, mirate ed ecosostenibili.
Grazie a strumenti come la proteina Cas9, oggi è possibile intervenire sul DNA con una precisione mai vista: tagliare in punti specifici, attivare i meccanismi naturali di riparazione e indurre mutazioni controllate, generando nuova biodiversità. Il risultato? Piante geneticamente identiche ai cloni di partenza, salvo per una singola mutazione introdotta, esattamente ciò che avviene, in modo spontaneo, nella selezione clonale tradizionale, ma in tempi molto più rapidi e con maggiore intenzionalità.
Questa innovazione si integra perfettamente con le pratiche già consolidate delle colture in vitro, tradizionalmente usate per risanare piante da virosi, che consentono attraverso mutazioni controllate la selezione di nuovi cloni. Attualmente questo è possibile per alcune varietà come Chardonnay, Nebbiolo, Pinot, Sangiovese e Teroldego, ma presto lo sarà anche per Glera, Garganega, Friulano e altre. Dopo aver dimostrato che questi nuovi cloni producono la stessa uva e lo stesso vino del materiale originario, resta solo un passaggio: la registrazione.
E qui si apre una riflessione cruciale. Questi nuovi individui non sono nuove varietà, ma evoluzioni mirate di quelle esistenti: cloni che mantengono identità, tipicità e qualità, arricchiti da una caratteristica utile. È una continuità, non una rottura. E se il patrimonio genetico è sostanzialmente identico, fatta eccezione per una mutazione specifica, è logico considerarli nuove varietà o piuttosto nuovi cloni della stessa varietà? La posizione di molti ricercatori è chiara: dovrebbero essere registrati come cloni, mantenendo il nome originale. Sarà il tempo — e l’analisi del DNA — a dare una risposta definitiva.
Nel frattempo, il CREA e altre istituzioni italiane si confermano tra le più avanzate al mondo, avendo già prodotto le prime piante mutate nei laboratori nazionali. Alcune sono già in fase di sperimentazione in campo, altre lo saranno a breve. In attesa delle decisioni europee, una cosa è certa: per la vitivinicoltura italiana si aprono prospettive straordinarie.
La marea è partita. E questa volta non si tratta di resistere, ma di imparare a navigarla.
Riccardo Velasco Direttore del CREA Centro di ricerca Viticoltura ed Enologia
Esperto di Genetica e Genomica delle piante da frutto e della vite, già autore di numerosi articoli sui genomi vegetali, con oltre 150 pubblicazioni con IF, è in 24a posizione (Hindex 61, citazioni 14.201) tra i Top Italian Scientists nel settore Natural & Environmental Science, di alcune decine di articoli sulle biotecnologie applicate e di 3 brevetti europei. Ha contribuito col gruppo di lavoro del CREA VE alla recentissima pubblicazione di una review di prestigio sul Plant Biotechnology Journal che descrive protocolli e risultati di pregio nelle biotecnologie delle piante da frutto.
#lafraseLa ricerca della verità è più preziosa del suo possesso (Albert Einstein)
Per una navigazione migliore, questo sito utilizza cookie. Clicca su “Personalizza” per gestire le impostazioni dei cookie, oppure cliccando "Accetta" acconsenti alla memorizzazione dei cookie sul tuo dispositivo.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. These cookies ensure basic functionalities and security features of the website, anonymously.
Cookie
Durata
Descrizione
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 months
The cookie is set by GDPR cookie consent to record the user consent for the cookies in the category "Functional".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookies is used to store the user consent for the cookies in the category "Necessary".
cookielawinfo-checkbox-others
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Other.
cookielawinfo-checkbox-performance
11 months
This cookie is set by GDPR Cookie Consent plugin. The cookie is used to store the user consent for the cookies in the category "Performance".
viewed_cookie_policy
11 months
The cookie is set by the GDPR Cookie Consent plugin and is used to store whether or not user has consented to the use of cookies. It does not store any personal data.
Functional cookies help to perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collect feedbacks, and other third-party features.
Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.
Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.
Advertisement cookies are used to provide visitors with relevant ads and marketing campaigns. These cookies track visitors across websites and collect information to provide customized ads.