Perdita di sostanza organica ed erosione mettono a rischio i vigneti italiani, soprattutto in collina. La risposta è nelle pratiche conservative e nelle colture di copertura in quanto leguminose e altre specie migliorano suolo, nutrienti e biodiversità. Le colture di servizio diventano, così, alleate strategiche della viticoltura. Obiettivo: più sostenibilità e vigneti resilienti nel tempo.
Il problema
La perdita di sostanza organica e di struttura del suolo, associati all’intensificarsi dei fenomeni erosivi in diverse aree vitivinicole italiane, rappresentano criticità pressanti per il settore vitivinicolo, soprattutto in ambienti collinari e montani. In tali contesti, la gestione del vigneto dovrebbe orientarsi verso pratiche di tipo conservativo, quali gli inerbimenti selettivi sottofila, le colture di copertura nell’interfila o la pacciamatura.
La scelta della copertura del suolo
La scelta delle colture di copertura e le modalità di utilizzo dipendono dai servizi agroecologici attesi (Figura 1).
L’uso di leguminose autoriseminanti, quale il trifoglio sotterraneo od incarnato, costituisce una valida opzione per incrementare lo stoccaggio del Carbonio del suolo, fornire azoto e ferro alla vite, proteggere il terreno dall’erosione, migliorandone la struttura, senza necessità di risemina annuale.
Altre specie erbacee, quali il poligono, la mordigallina, la romice o le cerealicole (farro), attraverso la micorrizazione radicale favoriscono la proliferazione di reti fungine nel suolo, che ne migliorano la struttura e aumentano la disponibilità di nutrienti in vigna.
Micorrizzazione radicale:
E’ un processo naturale in cui alcuni funghi benefici del terreno si legano alle radici delle piante, creando una collaborazione vantaggiosa per entrambi (simbiosi). In termini semplici, è come se la pianta aumentasse drasticamente la sua capacità di “mangiare” e “bere” grazie all’aiuto di questi funghi, diventando più forte e resistente.
Se inserito in un mix erbaceo, con le sue radici profonde il rafano può penetrare e frantumare i terreni compatti, migliorandone la porosità, l’aerazione e la gestione dell’acqua.
Altre brassicacee, come la senape o la colza, oltre ad apportare carbonio ed azoto al suolo, se sovesciate sono in grado di controllare efficacemente le infestanti, igienizzare il suolo da nematodi e da patogeni, nonché attirare insetti utili nel vigneto.
L’integrazione razionale di colture di servizio nei sistemi viticoli rappresenta uno strumento chiave per incrementare la funzionalità agroecologica del vigneto, migliorando le proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo, garantendo al contempo la stabilità produttiva e la resilienza del sistema nel medio-lungo periodo.


Si occupa di nutrizione delle piante, fertilizzazione e di funzionalità microbica del suolo in sistemi produttivi biologici.
E’ autrice di numerose pubblicazioni internazionali, coordinatrice del Tavolo tecnico METinBIO, e rappresentante CREA al Tavolo Tecnico Permanente per l’Agricoltura Biologica del Mipaaf
#lafrase
Conosceremo davvero la Natura solo quando raggiungeremo la capacità di vedere al di là dell’invisibile
Riferimenti bibliografici
Trinchera, A., Testani, E., Roccuzzo, G., Campanelli, G., Ciaccia, C. (2021). Agroecological Service Crops Drive Plant Mycorrhization in Organic Horticultural Systems. Microorganisms, 9, 410.
Trinchera, A., Warren Raffa, D. (2023). Weeds: An Insidious Enemy or a Tool to Boost Mycorrhization in Cropping Systems? Microorganisms 2023, 11, 334.


