Ridurre il metano negli allevamenti è una priorità globale e l’agricoltura è chiamata a fare la sua parte. Diete più efficienti, uso intelligente dei sottoprodotti e additivi mirati sono le leve principali per tagliare le emissioni dei ruminanti. Il CREA è in prima linea, collaborando con FAO, Global Methane Pledge e Global Research Alliance per trasformare la ricerca in soluzioni concrete e misurabili. Dalla circolarità “made in Italy” agli additivi anti-metanigeni, l’obiettivo è accelerare pratiche efficaci e pronte per il campo. Una sfida che unisce ambiente, innovazione e competitività delle filiere zootecniche.
Ridurre le emissioni di metano è una sfida globale, e l’agricoltura ha un ruolo centrale. Gli allevatori oggi hanno a disposizione diverse possibilità in tale direzione, di cui le più studiate sono:
- Ripensare le diete per renderle più efficienti e sostenibili.
- Usare sottoprodotti agro-industriali in modo sicuro e conveniente.
- Inserire additivi in grado di ridurre il metano prodotto dagli animali.
Il CREA partecipa a questa transizione, collaborando con iniziative e organizzazioni internazionali come il Global Methane Pledge (GMP), la Global Research Alliance (GRA) e la FAO. Queste organizzazioni definiscono linee guida che aiutano a trasformare le idee in pratiche concrete.
Global Methane Pledge
Il Global Methane Pledge (GMP) è un impegno internazionale volontario, lanciato alla COP26 (2021) da Stati Uniti e Unione Europea, che mira a ridurre collettivamente le emissioni di metano di almeno il 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020. Ad oggi conta 159 paesi partecipanti e la Commissione Europea. Dal suo lancio, il GMP si è concentrato su azioni nei settori dell’energia, dell’agricoltura e dei rifiuti, fornendo supporto, monitorando i progressi e mobilitando finanziamenti per affrontare questo potente gas serra. Tale lavoro è supportato da un’ampia gamma di attori internazionali, come la Global Methane Initiative (GMI), il Global Methane Hub (GMH), Climate & Clean Air Coalition (CCAC), l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), la Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE) e la Banca Mondiale.
Global Research Alliance on Agricultural greenhouse gases
La Global Research Alliance (GRA) è stata lanciata nel dicembre 2009 e continua a crescere in termini di adesioni, attualmente è composto da oltre 60 paesi. La GRA collabora anche con importanti organizzazioni internazionali e regionali responsabili della diffusione delle conoscenze ai decisori politici, alla comunità scientifica e ai leader del settore agricolo. Fornisce un quadro di riferimento per azioni volontarie volte a incrementare la cooperazione e gli investimenti in attività di ricerca per contribuire a ridurre l’intensità delle emissioni dei sistemi di produzione agricola. I punti cruciali sono l’aumento del potenziale di sequestro del carbonio nel suolo, il miglioramento dell’efficienza, della produttività, della resilienza e della capacità di adattamento di colture, animali e sistemi produttivi, per la mitigazione degli impatti e la garanzia della sicurezza alimentare.
Ad esempio, la GRA ha pubblicato indicazioni tecniche su come sviluppare e valutare gli additivi anti-metanigeni, dalla ricerca alla registrazione, fino alla misurazione del loro impatto sul carbonio. L’obiettivo è accelerare l’uso di soluzioni efficaci e pronte per il mercato.
La FAO, attraverso il programma LEAP, ha già fornito metodi per valutare l’impatto ambientale degli additivi e, nel 2025, ha esteso il lavoro alla bioeconomia circolare negli allevamenti. In pratica: misurazioni comparabili, basi per politiche pubbliche e criteri per investire dove l’impatto è reale.
Il Global Methane Pledge, che registra i progressi, riunendosi ogni anno alla Conference of the Parties (COP), ha rilevato che gli sforzi fatti sinora non sono ancora sufficienti per raggiungere il -30% preventivato entro il 2030. L’agricoltura rappresenta circa il 40% delle emissioni globali di metano e i ruminanti sono i principali responsabili. Servono quindi, dati affidabili, finanziamenti mirati e soluzioni pronte come diete efficienti, additivi, gestione dei reflui e riduzione degli sprechi.
Sottoprodotti: la via italiana alla circolarità
In Italia, l’Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali (ASPA) ha creato una Commissione dedicata all’uso dei sottoprodotti agro-industriali nell’alimentazione animale. Gli obiettivi sono:
- Mappare disponibilità e qualità nutrizionale.
- Valutare benefici economici e ambientali.
- Dare indicazioni pratiche per monogastrici e ruminanti.
Esempi concreti di sottoprodotti utilizzabili (e usati) in alimentazione animale sono: le polpe (barbabietola, agrumi, carrube, etc..), le vinacce, le sanse di oliva, i sottoprodotti del caseificio (siero e scotta). Ci sono, inoltre, i nuovi ingredienti proteici, alternativi alla soia, come le alghe e gli insetti. Queste sostanze, per le loro caratteristiche, possono oltre che contribuire a coprire i fabbisogni animali, anche ridurre il metano e migliorare la qualità dei prodotti, senza rischi per la salute di uomo e animali.

Additivi: quali scegliere e come valutarli
Alghe, nitrati, oli essenziali, tannini: non tutti gli additivi funzionano in ogni allevamento. Le linee guida internazionali raccomandano test rigorosi, indicatori condivisi e attenzione agli effetti collaterali. Per rendere credibile la riduzione del metano, serve misurare tutto con metodi certificati e includere i dati nel bilancio del carbonio.
Il ruolo del CREA
Il CREA Zootecnia e Acquacoltura è protagonista, da molti anni, in Italia e all’estero:
- Collabora con FAO, GRA e GMP (vedere box).
- Partecipa alla Commissione ASPA sui sottoprodotti.
- Fornisce esperti all’EFSA su benessere e alimentazione animale.
- È membro del Comitato Tecnico per la Nutrizione e la Sanità Animale (CTNSA) e del Comitato Tecnico Scientifico per il Benessere Animale (CTSBA) presso il Ministero della Salute
Inoltre, lavora su molecole, prodotti, metodi di allevamento e misurazione degli impatti, unendo laboratorio, stalla e policy per trasformare le ricerche in buone pratiche.
Tre mosse concrete per gli allevamenti
- Diete “circolari”: usare sottoprodotti locali certificati al posto di ingredienti importati e misurarne gli effetti.
- Additivi testati: scegliere ingredienti efficaci e sicuri.
- Partecipare a reti comuni: aderire a consorzi e progetti per condividere esperienze e accedere ai finanziamenti.
Perché agire ora?
Combinare sottoprodotti, additivi e alimentazione di precisione è la strada più veloce e scalabile per una zootecnia sostenibile. Portare queste soluzioni “a regime” significa dare valore alle filiere e ai consumatori, con un occhio di riguardo per il pianeta.
Progetti CREA-ZA
Il CREA-ZA lavora sulle diete animali per renderle più efficienti con la diminuzione della quota proteica già dagli anni 60’, utilizzando sia sottoprodotti (sansa di olivo, pannelli di ginepro, pannello di girasole, etc…) che additivi (nitrati negli insilati).
È stato protagonista del progetto “Bilancio N in zootecnia – Bilancio dell’azoto nelle specie di interesse zootecnico” che ha dato i valori alla Direttiva Nitrati, seguito dal progetto “RENAI-Tecnologie Alimentari per la riduzione dell’escrezione di Azoto negli allevamenti intensivi italiani”, che ha studiato la modulazione delle diete a basso impatto ambientale su ruminanti, monogastrici, conigli e pesci. Con il bando “Promotore Tecnologico” della Provincia di Roma si è poi valutata la possibilità di alimentare efficacemente i vitelli all’ingrasso con siero e scotta, derivati dalla produzione casearia. Circa l’uso di additivi, negli ultimi anni si è occupato di testare prodotti e formulati commerciali contenenti oli essenziali e altre molecole naturali (es. glicerolo) in collaborazione con l’Università degli Studi della Tuscia e di Sassari, ai fini del benessere animale, della produzione e delle emissioni di metano su bufale e pecore. Altre collaborazioni hanno riguardato lo studio delle emissioni individuali di metano dei bovini sia da carne che da latte, fra le quali quelle con l’associazione allevatori bovini di razza piemontese (ANBORAPI) e con l’Università di Torino, oltre che con allevamenti commerciali lombardi (insieme alla sede CREA di Lodi).

CREA Centro Zootecnia e Acquacoltura sede Monterotondo (RM)
Si occupa principalmente di tecniche di allevamento dei ruminanti e negli ultimi anni si sta avvicinando all’agroforestazione
#lafrase La realtà è la realtà: non puoi farla sparire dicendo che è un sogno. Ma, se è un sogno, solo ricordando che è un sogno, scompare (Osho)

CREA Centro Zootecnia e Acquacoltura sede Monterotondo (RM)
Si occupa di nutrizione ed alimentazione degli animali da reddito, con particolare riferimento alla sostenibilità delle produzioni zootecniche, e di zootecnia di precisione.
#lafrase Sbagliare è cosa umana, anche per questo: gli animali sbagliano poco o non sbagliano affatto (G.C. Lichtenberg)


