Innovare in zootecnia significa misurare l’impatto ambientale delle pratiche adottate. Dal benessere animale al miglioramento genetico, passando per digestione anaerobica e gestione dei reflui, ogni intervento può ridurre emissioni e valorizzare il carbonio nel suolo. Strumenti digitali come CAP’2ER® permettono di calcolare il carbon footprint degli allevamenti e identificare le azioni più efficaci. Progetti come LIFE Carbon Farming certificano i progressi e trasformano la sostenibilità in opportunità economica, creando crediti di carbonio vendibili sul mercato e premiando concretamente gli allevatori più virtuosi.
Non esiste innovazione se non se ne misurano i risultati. Questo vale anche per gli allevamenti zootecnici, quando si adottano delle nuove pratiche per renderli più sostenibili dal punto di vista ambientale. Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), l’agricoltura è responsabile del 7% delle emissioni di gas ad effetto serra nazionali, e di queste l’80% è attribuito all’allevamento animale. Nonostante queste cifre siano assai inferiori a quelle di altri settori economici, quali in particolare l’energetico, agli allevatori viene chiesto di ridurre ulteriormente le emissioni dei loro allevamenti. È un processo per alcuni aspetti costoso, che va sostenuto economicamente, e per il quale occorre trovare anche altre fonti di finanziamento che si aggiungano al contributo pubblico.
Le strategie per mitigare l’impatto ambientale riguardano soprattutto il miglioramento dell’efficienza produttiva, per produrre di più, meglio e con meno risorse. Alcune sono win-win, perché apportano vantaggi sia economici sia ambientali. Ad esempio, migliorare il benessere animale, offrendo ad essi spazi ampi, confortevoli e rispondenti alle loro esigenze etologiche, migliora la produzione e la salute. Un altro esempio è quello del miglioramento genetico, con cui sono selezionati gli animali più produttivi, sani e fertili. Altre misure comportano invece dei costi. La copertura delle vasche in cui sono conservati i reflui d’allevamento, l’interramento dei liquami o il ricorso alle cover crop, solo in parte apportano vantaggi economici e il costo della loro adozione va compensato. Inoltre, con la digestione anaerobica, per la produzione di biogas, gli allevamenti contribuiscono alla decarbonizzazione producendo energia elettrica o combustibile per l’autotrazione.
La lotta ai cambiamenti climatici non si limita alla riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, ma prevede anche la riduzione della concentrazione di anidride carbonica dell’aria. L’agricoltura, a differenza di altre attività umane, è in grado di farlo. Anche l’allevamento animale contribuisce a tale scopo, perché le deiezioni animali restituiscono sostanza organica al suolo aumentandone lo stoccaggio di carbonio.
Per vedere se le misure di mitigazione funzionano è necessario misurare la produzione dei campi, le prestazioni degli animali, i consumi di alimenti, carburanti e concimi, redigendo un bilancio annuale, che viene confrontato con quello di un anno precedente. L’azienda deve perciò essere ben organizzata ed ordinata negli acquisti e nei consumi.
A questo punto è possibile stimare l’impatto ambientale di un prodotto, come il latte o la carne. Si calcolano le emissioni di gas ad effetto serra, che si sviluppano dalla digestione degli alimenti, o dalle fermentazioni dei reflui, per citare le fonti aziendali più importanti. Ma si stimano anche le emissioni che si producono fuori l’azienda, nel corso della produzione degli alimenti acquistati, della produzione dei fertilizzanti, dell’estrazione dei carburanti utilizzati. La somma di queste emissioni viene poi suddivisa per la quantità di prodotto (carne o latte) e si ottiene il carbon footprint (CFP). Il procedimento segue le indicazioni contenute nelle norme ISO 14064 e 14067 del 2006 riguardanti il Life Cycle Assessment.
Strumenti digitali come CAP’2ER®, sviluppato in Francia ed impiegato presso il CREA per stimare il CFP delle aziende zootecniche, aiutano a raccogliere dati sugli animali, i mangimi, l’energia e i reflui, trasformandoli in informazioni chiare sull’impatto ambientale dell’allevamento. Non solo: permettono di individuare le attività più impattanti e pianificare interventi concreti per ridurre le emissioni, senza compromettere la produzione. L’allevatore può inoltre quantificare il progresso compiuto dopo aver introdotto innovazioni, che mirano a ridurre l’impatto ambientale della propria azienda.

Nel Progetto LIFE Carbon Farming, il CREA sta seguendo l’evoluzione del CFP di 61 allevamenti di bovini da latte e da carne, in cui sono state introdotte delle innovazioni per ridurre le emissioni di gas serra o per aumentare il sequestro di carbonio. I miglioramenti ottenuti sono poi oggetto di certificazione da parte di un soggetto terzo, che garantirà la correttezza e la genuinità del procedimento seguito. Il certificatore verificherà che i dati siano stati raccolti in modo leale e conforme alle norme ISO. Si genereranno in questo modo crediti di carbonio, iscritti su un apposito registro e cedibili sul mercato tramite un aggregatore che li raggruppa per facilitarne la vendita ad acquirenti che intendono compensare le proprie emissioni o sostenere progetti climatici. L’obiettivo è quello di creare un mercato di crediti di carbonio, con cui sia possibile, almeno in parte, sostenere gli investimenti necessari per migliorare la sostenibilità degli allevamenti. Così si crea un circuito virtuoso in cui la sostenibilità è premiata e valorizzata concretamente.
- LCF-LIFE Carbon Farming
- Coordinatori del progetto: Idele (Francia), Université de Liège (Belgio), Asoprovac (Spagna), Teagasc (Irlanda), ATB (Germania), CREA (Italia)
- Partner Italiani: CRPA, AIA, UNICARVE, ASPROCARNE
- Cofinanziato dai programmi LIFE della Commissione Europea LIFE20 CCM/FR/001663
- Durata: 1/10/2021 – 1/10/2027 (6 anni) Budget totale: 6.660.720 € (contributo EC: 3.662.377 €)
- Il progetto LIFE Carbon Farming mira a sviluppare un sistema di finanziamento e certificazione basato sui risultati per supportare 700 allevamenti nella riduzione di almeno il 15% dell’impronta di carbonio in sei anni, attraverso pratiche che riducono le emissioni o aumentano il sequestro del carbonio. Le riduzioni saranno certificate tramite una metodologia comune MRV, consentendo agli allevatori di generare e cedere crediti di carbonio ad altri settori economici e promuovendo al contempo una rete e un quadro comune a livello europeo.

Ricercatore Associato, CREA Centro di Zootecnia e Acquacoltura Lodi
Ricercatore dell’Istituto Sperimentale per la Zootecnia prima, poi dirigente di ricerca del CREA presso il Centro di ricerca per la zootecnia e Acquacoltura. Ritiratosi nel 2021, attualmente Associato per il progetto LIFE BEEF CARBON. Da anni impegnato nei programmi di riduzione degli impatti ambientali dell’allevamento animale.
#lafrase If you care about the poor, you should care about agriculture. And if you care about agriculture, you care about livestock. (Bill Gates)

Assegnista di Ricerca, CREA Centro di Zootecnia e Acquacoltura Lodi
Laureata in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali (LM-86), con specializzazione in biosicurezza della filiera zootecnica. Da due anni lavora sull’impatto ambientale degli allevamenti bovini italiani grazie al progetto di ricerca europeo LIFE Carbon Farming, di cui fa parte, che le ha permesso di approfondire questo aspetto della zootecnia. Si occupa di raccolta ed elaborazione dei dati con strumenti come il CAP’2ER®, utilizzati per calcolare l’impronta di carbonio degli allevamenti italiani. Inoltre, organizza eventi di divulgazione nell’ambito del progetto a cui partecipa.
#lafrase La natura non fa nulla di inutile (Aristotele)

Ricercatore, CREA Centro di Zootecnia e Acquacoltura
I suoi campi di interesse vanno dall’alimentazione dei bovini da latte alla valutazione dell’impatto ambientale negli allevamenti zootecnici. E’ coordinatore in Italia del progetto “LIFE Carbon Farming” finanziato dal programma LIFE della Commissione Europea attraverso il programma per l’ambiente e l’azione per il clima e il presente articolo fa parte delle attività di comunicazione del progetto.
#lafrase Un vincitore è un sognatore che non si è arreso. (Nelson Mandela)


