Meno chimica, più natura: la sostenibilità agricola passa anche dalle molecole bioattive di origine naturale. Il CREA studia estratti vegetali di erba medica e sulla come alternative green agli agrofarmaci di sintesi. Saponine, flavonoidi e tannini mostrano effetti antifungini, antivirali e nematocidi, con risultati paragonabili ai prodotti chimici, ma senza impatti sull’ecosistema. Un approccio integrato che unisce ricerca, innovazione e rispetto dell’ambiente per una difesa delle colture più efficace e sostenibile.
La sostenibilità in agricoltura è oggi una priorità per ridurre l’impatto delle attività produttive sugli ecosistemi e rispondere alla crescente richiesta di alimenti sicuri e ottenuti con metodi rispettosi dell’ambiente. Tra le strategie più importanti rientra la diminuzione dell’uso di agrofarmaci di sintesi, responsabili nel tempo di contaminazione delle acque, perdita di biodiversità, comparsa di resistenze e residui sulle colture. Anche l’Unione Europea sostiene questo cambiamento, fissando obiettivi stringenti di riduzione dei pesticidi e promuovendo pratiche di biocontrollo basate su prodotti naturali.
In questo scenario cresce l’interesse verso le molecole bioattive di origine naturale, composti estratti da piante, microrganismi o altri organismi, capaci di svolgere azioni biostimolanti e/o protettive sulle colture. Queste sostanze naturali, biodegradabili e compatibili con l’ambiente, possono operare stimolando le difese della pianta oppure agendo direttamente contro patogeni, riducendo la necessità di interventi chimici.
Il contributo del CREA
Il gruppo di biochimica vegetale del Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura di Lodi studia da anni i composti bioattivi estratti principalmente da specie foraggere, come erba medica (Medicago sativa) e sulla (Hedisarum coronarium), valutandone le potenzialità come alternative green agli agrofarmaci. Questi estratti hanno potenzialità biocide e sono stati, quindi, utilizzati in test contro diversi agenti patogeni. Alcuni esempi:
- Le saponine di erba medica hanno mostrato un’elevata attività antifungina, riducendo del 50% la crescita di funghi patogeni, Alternaria alternata e Botrytis cinerea, responsabili di gravi danni nel pomodoro e in molte altre colture, senza però causare fitotossicità alla pianta. Le stesse molecole hanno evidenziato efficacia contro insetti invasivi, quali il coleottero giapponese (Popillia japonica), esercitando un effetto repellente e deterrente all’alimentazione e aumentando la mortalità in prove in campo. Un aspetto fondamentale è che queste molecole sembrano essere compatibili con alcuni insetti utili impiegati nella lotta biologica, come alcune specie di acari predatori.
- I flavonoidi di erba medica hanno mostrato un’elevata capacità antivirale, riducendo in modo drastico il titolo del virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro, portando a un miglioramento dello stato sanitario delle piante senza dare segno di fitotossicità.
- I tannini condensati di sulla hanno mostrato un effetto nematocida contro i nematodi fitoparassiti (Meloidogyne incognita) di specie orticole con una mortalità in vitro del 89%.
Biomasse di erba medica e sulla, aggiunte nel terreno come ammendanti (test su patata e pomodoro), hanno mostrato un’interessante azione nematocida (riduzione delle galle radicali superiore al 60%) con risultati comparabili a quelli ottenuti con prodotti chimici di sintesi comunemente utilizzati. L’utilizzo di queste biomasse ha indotto un effetto benefico sulla crescita della pianta.
Come tutti i composti naturali, queste sostanze risultano facilmente degradabili nel terreno, rendendole strumenti promettenti per una difesa delle colture che integri efficacia e rispetto dell’ecosistema.

La transizione verso un’agricoltura meno dipendente dalla chimica non può basarsi su un unico strumento, ma su un approccio integrato: buone pratiche agronomiche, monitoraggio preciso delle colture, innovazione digitale e, appunto, nuove soluzioni naturali.
C’è ancora strada da fare prima di vederle ampiamente utilizzate: servono prodotti standardizzati, formulazioni stabili e prove in campo su larga scala. Ma la direzione è chiara: le molecole bioattive rappresentano uno strumento importante per un’agricoltura più moderna e sostenibile, capace di proteggere le colture riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente e sulla salute.
Articoli di riferimento per approfondire gli argomenti riportati nel testo:
- Taglienti, A; Tava, A; Bertin, S; Biazzi, E; Vincenzo, C; Corrado, CL; Simoni, S; Pane, C. Biopesticidal potential of alfalfa extracts against tomato diseases and assessment of their nontarget effects. Pest Management Science, 2025. 81(10), 7197-7209.https://doi.org/10.1002/ps.70069
- Iovinella, I; Barbieri, F; Biazzi, E; Sciandra, C; Tava, A; Mazza, G; Marianelli, L; Cini, A; Roversi, PF; Torrini, G. Antifeedant and insecticidal effects of alfalfa saponins in the management of the Japanese beetle Popillia japonica. Journal of Applied Entomology, 2023. 147(8),651-660. https://doi.org/10.1111/jen.13153
- D’Addabbo, T; Tava, A; Argentieri, MP; Biazzi, E; Candido, V; Avato, P. Nematicidal potential of sulla (Hedysarum coronarium L.) against the root-knot nematode Meloidogyne incognita. Plants, 2022. 11 (19), 2550. https://doi.org/10.3390/plants11192550
- D’Addabbo, T.; Argentieri, M. P.; Żuchowski, J.; Biazzi, E.; Tava, A.; Oleszek, W.; Avato, P. Activity of saponins from Medicago species against phytoparasitic nematodes. Plants, 2020. 9(4): 443. https://doi.org/10.3390/plants9040443

Ricercatore presso il Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura di Lodi.
Mi occupo dello studio dei metaboliti secondari di piante di interesse agricolo, in particolare foraggere, con potenziale impiego come alternative sostenibili agli agrofarmaci, in ambito nutraceutico e come biostimolanti. Inoltre, mi sono occupata dello studio e identificazione dei geni coinvolti nella biosintesi delle sapogenine nel genere Medicago.

Ricercatore presso il Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura di Lodi.
Dirigente di ricerca CREA-ZA Lodi. Gli obiettivi principali del suo lavoro sono focalizzati sullo studio dei metaboliti primari e secondari coinvolti negli aspetti qualitativi delle piante foraggere, con particolare interesse per i composti naturali che mostrano proprietà antinutrizionali, tossiche, nutraceutiche e farmacologiche.


