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giovedì, 29 Gennaio 2026

Al pascolo alpino col GPS  

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Il pascolo alpino è un presidio fondamentale per la tutela del territorio, della biodiversità e della qualità delle produzioni, oltre che una tradizione secolare. L’uso di tecnologie come collari GPS e immagini satellitari permette di monitorare animali e vegetazione, migliorando la gestione di pascoli e abbeveratoi e favorendo il benessere animale, grazie alla rilevazione precoce di problematiche sanitarie.

Nell’areale alpino, il pascolo non è solo una tradizione secolare: è un vero presidio per il territorio e il paesaggio. Garantisce la tutela della biodiversità, il benessere degli animali e permette di ottenere alimenti di qualità. Grazie all’introduzione di nuove tecnologie, questa pratica può affrontare meglio le sfide poste dal cambiamento climatico, permettendo agli allevatori di ottimizzare risorse sempre più scarse. Inoltre, questo approccio può contribuire ad attirare i giovani ed incentivare il ricambio generazionale, costituendo un’opportunità per far tornare il pascolo alpino ad essere non solo un’eredità del passato, ma anche una risorsa strategica per il futuro delle comunità montane. 

Il monitoraggio degli animali al pascolo rappresenta oggi uno strumento fondamentale per comprendere il comportamento della mandria e il modo in cui le superfici vengono effettivamente utilizzate. Queste informazioni consentono di migliorare la gestione delle aree di pascolo, in particolare in ambiente alpino, e di garantire al contempo elevati standard di benessere animale. Tra le tecnologie disponibili, i collari attivometrici svolgono un ruolo centrale. Questi dispositivi sono dotati di accelerometri che registrano in continuo i movimenti del collo dell’animale e li elaborano classificandoli in tre principali comportamenti: alimentazione, ruminazione e riposo. Se integrati con sistemi di tracciamento GPS, i collari permettono non solo di ricostruire gli spostamenti degli animali, ma anche di sapere quale attività viene svolta nelle diverse zone del pascolo. L’elaborazione di questi dati consente di realizzare mappe di utilizzo del pascolo, che forniscono una rappresentazione spazializzata dell’intensità di pascolamento, evidenziando le aree maggiormente utilizzate dalla mandria per alimentarsi. Queste informazioni possono essere ulteriormente arricchite dal monitoraggio della vegetazione tramite immagini satellitari multispettrali, messe a disposizione gratuitamente dalla European Space Agency. A differenza delle comuni immagini, quelle multispettrali includono anche bande del vicino infrarosso, fondamentali per il calcolo di indici vegetazionali. Tali indici si basano sulla quantità di luce riflessa dalla vegetazione a diverse lunghezze d’onda e permettono di valutarne lo stato di salute e sviluppo. Un esempio è l’indice NDRE (Normalized Difference Red Edge), che utilizza le informazioni del vicino infrarosso e della cosiddetta “red-edge”, una regione dello spettro sensibile al contenuto di clorofilla: l’NDRE fornisce quindi indicazioni sulla vigoria della vegetazione. Calcolando questo indice per ogni pixel dell’immagine satellitare è possibile ottenere mappe che mostrano le differenze nello sviluppo della copertura vegetale all’interno dell’area di pascolo. Poiché le immagini satellitari sono disponibili con una frequenza di circa cinque giorni, il monitoraggio può essere effettuato in modo dinamico nel tempo

L’analisi congiunta delle mappe di utilizzo del pascolo e delle mappe NDRE costituisce un valido supporto alle decisioni dell’allevatore. Questi strumenti possono aiutare a individuare il periodo ottimale per il caricamento degli animali al pascolo, sempre più variabile a causa dei cambiamenti climatici che inducono un anticipo della ripresa vegetativa in primavera e una riduzione della stagione vegetativa a causa dell’aumento delle temperature e della riduzione delle precipitazioni estive. L’analisi degli indici vegetazionali può essere utilizzata poi per migliorare la gestione dei recinti valutando l’utilizzo da parte degli animali, la ricrescita dopo il primo pascolamento, lo stress idrico dei cotici erbosi e il loro disseccamento. Nei prati alpini dove si effettua il taglio a fieno e il pascolo sulla ricrescita, l’analisi multispettrale può essere di supporto per identificare il momento più idoneo allo sfalcio per la produzione di foraggio destinato al periodo invernale

Oltre agli aspetti gestionali, il monitoraggio fornisce indicazioni preziose per il benessere animale. Il tracciamento GPS permette di stimare le distanze percorse dagli animali, un fattore che influisce sul dispendio energetico e che può essere considerato nella pianificazione dell’integrazione alimentare, riducendo il rischio di malnutrizione durante il periodo di pascolo. Inoltre, l’analisi dei movimenti consente di monitorare l’utilizzo degli abbeveratoi, fornendo indicazioni sullo stato di idratazione della mandria e sugli orari di maggiore consumo d’acqua. Infine, questi sistemi favoriscono l’identificazione precoce di eventuali problematiche sanitarie. Riduzioni anomale dei movimenti possono indicare zoppie o problemi agli zoccoli, mentre variazioni nei tempi di alimentazione e ruminazione possono essere associate a disturbi metabolici. Una diagnosi tempestiva consente interventi rapidi ed efficaci, contribuendo in modo significativo alla salute e al benessere degli animali al pascolo. 

Dario Benedini 
Collaboratore Tecnico degli Enti di Ricerca presso il CREA – Zootecnia e Acquacoltura di Lodi e Dottorando presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. 

La sua attività di ricerca abbraccia l’intera filiera lattiero-casearia, dall’applicazione di sistemi di zootecnia di precisione al pascolo a sperimentazioni relative alle trasformazioni casearie, con particolare riferimento allo sviluppo di tecnologie analitiche per il monitoraggio in tempo reale del processo produttivo. 

#lafrase “In natura tutto è collegato” (Alexander Von Humboldt) 

Milena Povolo 
Prima ricercatrice CREA – Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura nella sede di Lodi 

Mi occupo dello studio di latte e derivati relativamente alla composizione chimica e volatile ai fini della loro valorizzazione e tracciabilità. 

#lafrase “Ciò che cresce lentamente mette radici profonde” (antico proverbio africano) 

Giovanni Cabassi 
Primo ricercatore presso il CREA, Centro di ricerca in Zootecnia e Acquacoltura di Lodi.

Ha competenze nell’ambito della gestione con metodi di agricoltura di precisione dei reflui e nell’utilizzo di tecniche spettroscopiche NIR, MIR e XRF nell’analisi di suoli, reflui zootecnici, matrici vegetali e lattiero casearie. Biotecnologie in agricoltura

#lafraseThe best time to plan an experiment is after you’ve done it” (R. A. Fisher) 

 

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