Il gambero rosso della Louisiana, invasore delle acque italiane, minaccia specie autoctone e ecosistemi, ma il CREA di Monterotondo trasforma il problema in opportunità. Grazie al progetto SUSHIN, oltre 400 kg di crostacei rimossi dalle riserve naturali diventano farina ricca di astaxantina, arricchendo i mangimi e migliorando la qualità di pesci come le orate. Monitoraggio, contenimento e ricerca scientifica si uniscono a un modello di economia circolare innovativo, che protegge la biodiversità, valorizza la biomassa recuperata e apre nuove prospettive per un’acquacoltura più sostenibile e resiliente.
Il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), arrivato in Italia ormai da diversi decenni e oggi diffuso in molti ambienti d’acqua dolce, è una delle specie aliene invasive più problematiche del nostro Paese. La sua elevata capacità di adattamento e competitività lo rende in grado di soppiantare le specie autoctone, creando un serio pericolo per gli ecosistemi.
Per rispondere a questa emergenza, dal 2019 il gruppo di acquacoltura del CREA – ha avviato un programma di studio e contenimento su larga scala. Il progetto SUSHIN, primo nel suo genere, ha avuto l’obiettivo di valutare l’effettiva diffusione della specie nel Parco Nazionale del Circeo e nella Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa, analizzandone al contempo gli impatti sull’ecosistema. Le attività di monitoraggio effettuate hanno permesso di ricostruire la struttura e la dinamica delle popolazioni presenti e di stimarne la capacità di espansione, fornendo i dati in uno studio scientifico pubblicato nel 2021, da allora punto di riferimento per gli interventi di gestione.
SUSHIN – “SUstainable fiSH feeds INnovative ingredients”
Partecipanti
Università degli Studi di Udine (Capofila), Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “Giuseppe Caporale”, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Fondazione Edmund Mach, Università degli Studi di Firenze, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA), Università Politecnica delle Marche.
Ente Finanziatore
Fondazione Ager
Durata
5 anni (2017-2021)
Obiettivi
Il progetto SUSHIN, con la partecipazione scientifica del CREA, si propone di sviluppare e testare ingredienti innovativi di origine animale e vegetale per l’alimentazione delle principali specie ittiche allevate in Italia (branzino, orata e trota), valutandone il valore nutritivo, l’impatto sulla crescita, la salute e il benessere dei pesci e la qualità e sicurezza alimentare dei prodotti. Mira, inoltre, a garantire la sostenibilità ambientale delle diete sperimentali, tutelare produttività e redditività degli allevamenti e studiare la percezione dei consumatori nei confronti di pesci allevati con nuove formulazioni mangimistiche, trasferendo conoscenze scientifiche aggiornate alla filiera dell’acquacoltura
Ricadute
Le ricadute attese comprendono l’introduzione di soluzioni alimentari più sostenibili che possano ridurre l’uso di farine di pesce e soia, valorizzare materie prime alternative (come farine di insetti, crostacei, micro-alghe e sottoprodotti avicoli) e favorire un miglior profilo ambientale complessivo delle produzioni ittiche. Inoltre, il progetto fornisce strumenti e conoscenze per ottimizzare le diete in funzione della remuneratività e del benessere animale, supportare le imprese nel processo di innovazione dei mangimi e contribuire a un’offerta di prodotti ittici più sostenibile e competitiva per il mercato e i consumatori.


Ma non ci si è limitati solo alle stime. Grazie a queste ricerche, in pochi anni, dalla Riserva sono stati rimossi oltre 400 kg di gambero rosso. Invece di smaltire questa biomassa con procedure costose e poco sostenibili, i ricercatori hanno scelto una via alternativa: trasformare il “rifiuto” in risorsa. I crostacei sono stati essiccati e convertiti in farina, un prodotto naturalmente ricco di astaxantina, noto pigmento antiossidante molto richiesto in acquacoltura e utilizzabile come alternativa ai pigmenti sintetici nei mangimi certificati come biologici, in cui è vietato l’uso di prodotti di sintesi.

Su questa intuizione è stato sviluppato un ulteriore studio sperimentale, pubblicato nel 2025, per valutare se la farina ottenuta dal gambero rosso potesse migliorare la qualità del pesce allevato. L’esperimento, condotto su orate allevate in un impianto di maricoltura toscano, ha messo a confronto diversi aspetti zootecnici e nutrizionali di pesci allevati con una dieta tradizionale ed una arricchita al 12% di farina di P. clarkii. I risultati sono stati sorprendenti: nessuna differenza nei tassi di crescita e un netto miglioramento della qualità dei filetti nei pesci alimentati con la dieta sperimentale, che presentavano un contenuto più elevato di omega-3 e una minore ossidazione di proteine e lipidi. Questo effetto è stato attribuito alla spiccata attività antiossidante dell’astaxantina naturalmente presente nella specie invasiva.
Le attività sono proseguite grazie a un finanziamento della Regione Lazio nel 2023 e sono tuttora in corso. In collaborazione con la Riserva Naturale di Nazzano Tevere-Farfa, una delle due aree RAMSAR del Lazio, il CREA continua sia il monitoraggio che il contenimento di P. clarkii, valorizzando al tempo stesso la biomassa rimossa attraverso nuovi studi sul possibile utilizzo della farina di gambero rosso nei mangimi. In particolare, i ricercatori stanno valutando gli effetti dell’astaxantina sui riproduttori di trota, per verificare se l’integrazione alimentare possa migliorare la qualità delle uova e delle larve. Parallelamente, viene monitorato anche lo stato delle popolazioni residue di gambero autoctono Austropotamobius pallipes, oggi in forte declino, anche a causa del fungo Aphanomyces astaci, agente patogeno traslocato in Italia proprio dal P. clarkii che ne è portatore sano.
CLARKII – “Contenimento del P. clarkii e valutazione del suo utilizzo come ingrediente funzionale in acquacoltura”
Partecipanti
Centro Zootecnia e Acquacoltura (CREA)
Ente Finanziatore
Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere Farfa, Regione Lazio
Durata
2 anni (2024-2026)
Obiettivi
Il progetto, con il coinvolgimento scientifico del CREA, ha l’obiettivo di proseguire e rafforzare le azioni di contenimento del gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii), specie aliena invasiva di rilevanza unionale, all’interno della Riserva Naturale Regionale Nazzano Tevere-Farfa. In parallelo, il progetto mira a monitorare la dinamica di popolazione della specie invasiva e del gambero autoctono (Austropotamobius pallipes), verificare la presenza del patogeno Aphanomyces astaci e valutare il potenziale riutilizzo delle biomasse catturate come ingrediente funzionale per l’alimentazione di salmonidi allevati, in un’ottica di economia circolare e sostenibilità dell’acquacoltura.
Ricadute
Le ricadute attese includono il miglioramento dello stato di conservazione degli ecosistemi acquatici della Riserva attraverso il contenimento di una specie invasiva ad alto impatto ecologico, la disponibilità di dati aggiornati e trasferibili sulla gestione di P. clarkii in aree protette e la possibilità di replicare il modello di intervento in altri contesti regionali. Inoltre, la valorizzazione delle biomasse di gambero come ingrediente funzionale per l’acquacoltura può contribuire alla riduzione degli sprechi, allo sviluppo di filiere più sostenibili e al miglioramento della qualità riproduttiva dei salmonidi allevati, rafforzando l’integrazione tra tutela ambientale e produzione acquicola.
Le attività svolte tra il 2019 e il 2025, e tuttora in corso, consentono la rimozione di una specie aliena invasiva, il gambero rosso della Luisiana, riducendo la pressione sugli ecosistemi, mentre la biomassa recuperata diventa materia prima per mangimi più sostenibili e funzionali. Si tratta di un modello innovativo di gestione integrata, dove si è scelto di adottare soluzioni non convenzionali e basate sulla conoscenza scientifica: ricerca applicata, tutela ambientale ed economia circolare che collaborano per affrontare il problema delle specie aliene con strumenti nuovi, efficaci e replicabili.
E il percorso non si ferma. Un nuovo progetto CREA, presentato nell’ambito del FEAMPA, mira ad ampliare le attività nella Riserva di Nazzano Tevere-Farfa, estendendole ai Laghi Lungo e Ripasottile. L’obiettivo è proseguire il contenimento del gambero rosso, valorizzare la biomassa rimossa e rafforzare il monitoraggio del gambero autoctono, contribuendo allo stesso tempo a rendere più sostenibili i mangimi in acquacoltura e a preservare la biodiversità delle aree protette italiane.
Il Gruppo di lavoro di Acquacoltura è composto da sette unità: due primi ricercatori strutturati (Fabrizio Capoccioni e Domitilla Pulcini), tre ricercatori e tecnologi a tempo determinato (Arianna Martini, Marco Martinoli e Nicolò Tonachella), una assegnista post-doc (Teresina De Iorio) e uno studente di dottorato (Riccardo Napolitano). Lavoriamo con passione, competenza e spirito di collaborazione ai diversi progetti di ricerca dedicati all’acquacoltura, con l’obiettivo di crescere insieme e contribuire allo sviluppo sostenibile e innovativo del settore.

Frase: “Il modo migliore per avere una buona idea è avere tante idee.” Linus Pauling, scienziato e vincitore di due premi Nobel per la Chimica (1954) e per la Pace (1962)


