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giovedì, 29 Gennaio 2026

Dove nasce l’acquacoltura sostenibile del futuro 

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A Monterotondo, il CREA guida la rivoluzione blu italiana: scienza e tecnologia per un’acquacoltura sostenibile e ad alto valore. Con il Life Cycle Assessment, il Centro misura gli impatti ambientali e individua le fasi critiche da migliorare. Progetti come BLUEBOOST sperimentano sistemi multitrofici che trasformano scarti in risorse, mentre l’acquacoltura di precisione, con sensori e intelligenza artificiale, monitora pesci e qualità dell’acqua in tempo reale, ottimizzando alimentazione e gestione. Anche il caviale diventa sostenibile grazie al riconoscimento precoce delle femmine di storione, riducendo sprechi e mangime. Tradizione e innovazione si incontrano, creando un modello italiano di acquacoltura efficiente, intelligente e rispettosa dell’ambiente. 

La sede di Monterotondo del CREA Zootecnia e Acquacoltura è tra le più attive realtà in Italia nello sviluppo di tecnologie innovative per l’acquacoltura. Qui scienza e tecnologia affrontano la sfida di produrre “cibo blu” in modo sostenibile, riducendo gli impatti ambientali e sostenendo le economie locali. L’acquacoltura è strategica per la sicurezza alimentare globale e deve rispondere alla domanda crescente di proteine ittiche, rispettando gli ecosistemi. Il CREA sperimenta soluzioni innovative per questo equilibrio. 

Misurare per migliorare, il ruolo del Life Cycle Assessment nell’acquacoltura sostenibile  

Come valutare le performance ambientali dei sistemi che producono proteine ittiche e ridurne gli impatti? Il CREA usa il Life Cycle Assessment (LCA), metodologia che stima i potenziali impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita di un prodotto. Il LCA costruisce un modello dettagliato del sistema produttivo e associa gli impatti generati dalle diverse fasi: dalle risorse per i mangimi al consumo energetico degli impianti, fino allo smaltimento dei rifiuti. Gli indicatori coprono molte tematiche, dal contributo al cambiamento climatico all’eutrofizzazione, dal consumo di suolo a quello di acqua. Il risultato è una vera “ECOgrafia” del sistema: non solo quantifica gli impatti, ma individua le fasi più critiche. Conoscere questi punti permette di intervenire in modo mirato e puntuale, di introdurre innovazioni e di rendere l’intera filiera dell’acquacoltura più sostenibile e compatibile con gli ecosistemi. 

BLUEBOOST: accelerare la sostenibilità dell’acquacoltura 

Tra i modelli più promettenti per un’acquacoltura sostenibile c’è l’IMTA, acquacoltura multitrofica integrata, un sistema circolare che unisce pesci, invertebrati e alghe, trasformando scarti, residui di mangime e deiezioni in risorsa per molluschi, echinodermi e macroalghe, riducendo impatti ambientali e diversificando le produzioniLa sfida è portarlo su scala commerciale: questo è l’obiettivo di BLUEBOOST, progetto UE con otto centri di ricerca internazionali.  

BLUEBOOST – “Culture of a wide range of low trophic species to boost sustainable production of Blue Food and reduce environmental footprint” 

Partecipanti 

IRTA – Institut de Recerca i Tecnologia Agroalimentàries (Capofila, Spagna), S2AQUA – Collaborative Laboratory, Association for a Sustainable and Smart Aquaculture (Portogallo), ZUT – West Pomeranian University of Technology in Szczecin (Polonia), IMC – International Marine Centre (Italia), FURG – Federal University of Rio Grande (Brasile), CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Italia), UFSC – Marine Fish Farming Laboratory, Federal University of Santa Catarina (Brasile), RISE – Research Institutes of Sweden (Svezia), UH – University of Helsinki (Finlandia). 

Ente Finanziatore 

MUR e UE nell’ambito della Sustainable Blue Economy Partnership di Horizon Europe (SBEP) 

Durata 

3 anni (2024-2027) 

Obiettivi 

BLUEBOOST ha l’obiettivo di dimostrare che l’acquacoltura multi-trofica integrata (IMTA), ovvero la co-coltura di specie a basso livello trofico insieme a specie già consolidate, può aumentare la produzione di blue food sostenibili, diversificare i sistemi produttivi europei e ridurre l’impronta ambientale verso un’economia blu a emissioni ridotte, utilizzando approcci come il Life Cycle Assessment (LCA) e analisi economiche per quantificare benefici ambientali e socio-economici. Il consorzio internazionale coinvolge partner di otto Paesi e opera su sistemi IMTA in ambienti marini e d’acqua dolce per sviluppare tecniche di produzione innovative e prodotti “blu” a basso impatto. 

Ricadute 

Le ricadute attese includono l’adozione di nuovi metodi di allevamento sostenibili, la riduzione dell’impatto ambientale complessivo delle produzioni acquicole, l’aumento della diversificazione e competitività delle filiere, la creazione di conoscenze e strumenti di supporto per decisori politici e stakeholder del settore e un contributo concreto alla transizione verso un’economia blu climaticamente neutra. Il progetto è stato riconosciuto anche come Ocean Decade Action dall’UNESCO, sottolineando il suo valore per la ricerca e la sostenibilità marina a livello globale. 

Il CREA valuta gli impatti ambientali con LCA e nutrient recycling. In Sardegna, con l’International Marine Centre di Oristano, si studia l’integrazione dell’allevamento di ostriche piatte con altre specie marine per valutare fattibilità logistica, vantaggi economici e benefici ambientali. In Polonia, con l’Università ZUT di Szczecin, si analizzano sistemi che combinano carpe, gamberi e crescione d’acqua per ridurre nutrienti nei corsi d’acqua, abbattere impatti ambientali e migliorare la resa economica.  

Diversi modelli, un’unica direzione: dimostrare come biologia, economia e ambiente possano convergere per un’acquacoltura più efficiente e sostenibile, aprendo nuove prospettive per il cibo blu. 

Dati e sensori: la rivoluzione della precisione 

L’acquacoltura di precisione, o precision farming, è un pilastro della “trasformazione blu”. Basata su sensori e modelli predittivi, monitora in tempo reale qualità dell’acqua, alimentazione e benessere animale, ottimizzando la gestione dell’allevamento. Il Centro ha sviluppato un sistema subacqueo con stereo camera e intelligenza artificiale, che stima automaticamente taglia e peso dei pesci senza manipolazioni. Testato in Toscana, Puglia e Umbria, ha un errore medio del 4%, e permette di programmare vendite, alimentazione e gestione gabbie con precisione. Questa è sostenibilità applicata: meno sprechi significano minore impatto ambientale e migliori margini economici. 

Un esempio pratico di come la ricerca del CREA si integra con le necessità aziendali! 

Il gruppo di ricerca del CREA ha studiato i costi ambientali della produzione di caviale in una storionicoltura italiana, evidenziando un punto critico: la quantità di mangime necessaria per far crescere gli storioni fino alla maturità sessuale, processo lungo e costoso. Solo le femmine producono caviale, mentre i maschi, nutriti per anni senza poter essere distinti precocemente, finiscono sul mercato della carne (a basso prezzo), raddoppiando di fatto le risorse impiegate. Il CREA ha, quindi, avviato un progetto per riconoscere precocemente il sesso degli storioni, selezionando solo le femmine e riducendo il mangime necessario. I primi calcoli stimano una riduzione del 20% degli impatti ambientali, dimostrando come la ricerca renda sostenibile il caviale senza comprometterne la qualità (Progetti INNOFISHFARM e OPTIFARM).. 

INNOFISHFARM – “Ricerca partecipata e trasferimento tecnologico per la crescita sostenibile dell’itticoltura italiana” 

Partecipanti 

Centro Zootecnia e Acquacoltura (CREA) 

Ente Finanziatore 

Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MASAF 

Durata 

3 anni (2021-2024) 

Obiettivi 

INNOFISHFARM ha avuto come obiettivo principale l’individuazione e lo sviluppo condiviso con il settore produttivo delle priorità di ricerca applicata più rilevanti per l’itticoltura italiana, attraverso attività di Life Cycle Assessment, valutazioni di qualità e shelf-life dei prodotti, studi sul sistema immunitario dei pesci e strumenti innovativi per il supporto alle decisioni aziendali, favorendo un trasferimento tecnologico concreto e direttamente applicabile alle imprese. 

Ricadute 
Le ricadute del progetto consistono nella disponibilità di strumenti scientifici e operativi per la riduzione dell’impronta ambientale e il miglioramento dell’efficienza economica delle filiere ittiche, nell’adozione di strategie sostenibili per mangimi, energia e benessere animale, nel rafforzamento delle competenze delle imprese attraverso linee guida e protocolli condivisi e nel supporto alle politiche nazionali di sviluppo sostenibile dell’acquacoltura basate su evidenze scientifiche e risultati sperimentali. 

OPTIFARM – “Ricerca scientifica e applicata per una maggiore efficienza produttiva ed una adeguata risposta ai cambiamenti climatici dell’acquacoltura italiana” 

Partecipanti 

CREA (capofila), Alma Mater Studiorum Università di Bologna 

Ente Finanziatore 

Direzione generale della pesca marittima e dell’acquacoltura del MASAF 

Durata 

3 anni (2024-2027) 

Obiettivi 

Il progetto ha l’obiettivo di migliorare l’efficienza produttiva, la sostenibilità ambientale e la resilienza al cambiamento climatico dell’acquacoltura italiana, attraverso lo sviluppo di tecniche genomiche innovative per la storionicoltura e l’individuazione di strategie di adattamento per la mitilicoltura. 

Ricadute 

Le ricadute attese comprendono la riduzione degli impatti ambientali e dei costi di produzione, il miglioramento del benessere animale, il supporto decisionale per imprese e amministrazioni pubbliche e il trasferimento di conoscenze operative utili a rafforzare la competitività e la sostenibilità delle principali filiere acquicole nazionali. 

Il CREA, in collaborazione con università, aziende e istituzioni, guida l’innovazione in acquacoltura, rafforzando competenze e opportunità economiche. L’acquacoltura diventa gestione intelligente delle risorse: il futuro del cibo blu italiano unisce innovazione e sostenibilità, trasformando un settore tradizionale in una frontiera tecnologica. 

Il Gruppo di lavoro di Acquacoltura è composto da sette unità: due primi ricercatori strutturati (Fabrizio Capoccioni e Domitilla Pulcini), tre ricercatori e tecnologi a tempo determinato (Arianna Martini, Marco Martinoli e Nicolò Tonachella), una assegnista post-doc (Teresina De Iorio) e uno studente di dottorato (Riccardo Napolitano). Lavoriamo con passione, competenza e spirito di collaborazione ai diversi progetti di ricerca dedicati all’acquacoltura, con l’obiettivo di crescere insieme e contribuire allo sviluppo sostenibile e innovativo del settore. 

#Frase: Il modo migliore per avere una buona idea è avere tante idee. Linus Pauling, scienziato e vincitore di due premi Nobel per la Chimica (1954) e per la Pace (1962)  

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