L’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano (ASCAL), gestito dal CREA a Monterotondo dal 1955, conserva un nucleo unico al mondo della razza, con 92 esemplari e oltre 120 anni di genealogie documentate. Originari di Lipizza, i Lipizzani discendono da sei stalloni capostipiti e sono allevati per mantenere le caratteristiche del cavallo barocco. Il CREA applica metodi scientifici avanzati per la selezione e la conservazione genetica, mentre i cavalli sono impiegati in alta scuola, dressage, spettacoli e attività culturali. La tradizione dell’allevamento è riconosciuta patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO, rendendo ASCAL un vero museo vivente della storia equestre.
La storia
L’Allevamento Statale del cavallo Lipizzano (ASCAL) è l’erede dell’equile fondato a Lipizza nel 1580 (ora in Slovenia) dall’Arciduca Carlo II d’Asburgo che voleva un allevamento destinato a rifornire di cavalli la corte imperiale, attraverso un ambizioso programma di incroci. Il sito fu scelto per il clima favorevole, i pascoli di qualità e la vicinanza al porto di Trieste, che facilitava l’importazione di cavalli spagnoli, allora molto ricercati. Nei decenni successivi, anche grazie all’interesse dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria e del consorte Francesco di Lorena, la razza si definì sempre più. Nel corso del Settecento, furono selezionati sei stalloni capostipiti — Pluto, Conversano, Maestoso, Favory, Neapolitano e Siglavy — da cui discendono ancora oggi tutte le linee classiche della razza. Anche le genealogie femminili furono tracciate con rigore, garantendone la purezza.
Lipizza divenne italiana alla fine della Prima guerra mondiale e il 17 luglio 1919 buona parte della mandria originale venne consegnata all’Italia. E sempre a Lipizza (divenuta parte del Regno d’Italia) i cavalli rimasero, fino al settembre 1943, quando vennero rapiti dall’esercito tedesco. Dopo un rocambolesco salvataggio del Generale americano Patton, furono riconsegnati (in parte) all’Italia a fine 1947. Nel 1955, per consentirne la conservazione, i riproduttori Lipizzani vennero trasferiti al Ministero dell’Agricoltura e tenuti nell’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano (ASCAL) a Casali Nuovi di Montemaggiore, vicino a Montelibretti, a pochi chilometri da Roma, affidato al CREA. Negli anni del boom economico la mandria cadde nell’oblio finché, nel 1996, il Ministero dell’Agricoltura chiese a Luca Buttazzoni di collaborare con l’allora Istituto Sperimentale di Zootecnia per valorizzare l’allevamento ed iniziò così un lungo periodo di studio, rapporti internazionali e riorganizzazione dell’equile.

Cosa fa il CREA?
Dal 1955, quello che oggi è il Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura del CREA gestisce l’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano (ASCAL). Attualmente l’allevamento conta 92 esemplari, di cui 60 femmine e 32 maschi, con un tasso medio annuo di nascite di circa 15 puledri. A prendersi oggi cura di loro c’è un team dedicato e altamente qualificato di 7 persone. I cavalli qui allevati rappresentano un vero e proprio “nucleo di conservazione” della razza, che non ha eguali al mondo per integrità e valore genetico. Si tratta, infatti, di un gruppo di animali mantenuto in completo isolamento genetico da oltre 120 anni, con genealogie perfettamente documentate, che risalgono per 23 generazioni fino al XVIII secolo. Le linee di sangue presenti nell’allevamento derivano tutte (con una sola parziale eccezione) dagli esemplari allevati nella storica scuderia imperiale di Lipizza prima del 1919, rendendo l’ASCAL l’unico allevamento al mondo che conserva in purezza queste origini. L’obiettivo dell’allevamento è la tutela del cavallo di tipo barocco, unendo tradizione e innovazione. La segregazione genetica aumenta la consanguineità e solo piani di accoppiamento intelligenti possono rallentarne l’aumento: tuttavia, finora non è stata osservata alcuna perdita di resilienza o fertilità dei cavalli. Il CREA applica metodologie scientifiche avanzate, come la genetica di popolazione, la genomica, lo studio del DNA mitocondriale, per garantire la selezione dei migliori riproduttori, il mantenimento della variabilità genetica e l’attribuzione delle fattrici ad una specifica famiglia femminile. L’Allevamento Statale del Cavallo Lipizzano non è solo un centro di selezione, ma un vero museo vivente, che unisce scienza, cultura e passione per uno dei cavalli più affascinanti della storia.
La pratica “La tradizione dell’allevamento del Cavallo Lipizzano” presentata dal CREA – Centro di Ricerca Zootecnia Acquacoltura, è iscritta al Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali (D.M. n 0002949 del 20/03/2020). Il 2 dicembre 2022 la «Tradizione dell’allevamento del cavallo Lipizzano» è stata iscritta nella Lista UNESCO del Patrimonio Immateriale dell’Umanità a seguito della domanda presentata da otto Paesi in qualche modo «eredi» dell’Impero Austro Ungarico (Austria, Bosnia Erzegovina, Croazia, Ungheria, Italia, Romania, Slovacchia, Slovenia).
Nella settimana dal 12 al 16 Febbraio 2024, il CREA-ZA di Monterotondo ha ospitato 30 studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Statista Aldo Moro” nell’ambito del progetto educativo “Sapere fare sapere” sul patrimonio culturale immateriale, ideato e realizzato dal Ministero della Cultura (Servizio II Ufficio UNESCO del Segretariato Generale), dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, per far conoscere loro il valore e la funzione di uno dei 19 elementi del patrimonio culturale immateriale iscritto nelle liste UNESCO: “La tradizione dell’allevamento dei Cavalli Lipizzani”. Gli studenti sono stati impegnati sia in lezioni frontali sia con la realizzazione di foto, video, interviste e, con tutto il materiale raccolto, hanno realizzato un’interessante ed innovativa mostra virtuale, fruibile al pubblico tramite il link:
https://app.lapentor.com/sphere/la-tradizione-dellallevamento-del-cavallo-lipizzano
L’Italia, grazie al suo allevamento, partecipa alla Lipizzaner International Federation (LIF), associazione privata con sede a Bruxelles che unisce Allevamenti statali e privati e allevatori di cavalli di razza lipizzana di tutto il mondo.
I cavalli di Monterotondo sono utilizzati per parate e semplici spettacoli, vengono ceduti alla polizia e venduti per essere utilizzati nel turismo equestre, nell’attacco o anche solo per essere tenuti in libertà per la loro bellezza


I cavalli più fortunati vengono ceduti ad altre scuderie statali: Neapolitano Quintilia è nato a Lipica nel 2009 da genitori di Monterotondo ed è stato per anni, ed è tuttora, uno degli stalloni della “quadriglia” negli spettacoli di equitazione classica a Lipica.

Identikit della razza
I Lipizzani sono più di semplici cavalli: sintetizzano mirabilmente, da secoli, cultura e natura, forza e bellezza. Creati dall’uomo attraverso selezioni mirate, sono celebri per il loro portamento maestoso e il legame profondo con le tradizioni classiche dell’equitazione di alta scuola. Alla nascita presentano un mantello scuro – morello, baio o sauro – che con il tempo si schiarisce, fino a diventare completamente grigio (cioè bianco candido per chi guarda), uno dei tratti più iconici della razza.

Il cavallo Lipizzano è tra i più apprezzati al mondo, grazie al suo temperamento equilibrato che combina docilità, energia ed intelligenza, permettendogli di instaurare un forte legame con il proprietario, di rispondere con sensibilità all’addestramento e di apprendere rapidamente. Di taglia media, si distingue anche per l’andatura alta ed elastica, caratterizzata da una marcata azione del ginocchio e da un’eccezionale leggerezza nei movimenti che gli conferiscono una andatura armoniosa ed una naturale eleganza. È robusto, resistente e longevo ed eccelle nelle discipline classiche dell’equitazione come alta scuola, dressage e attacchi leggeri.
L’allevamento del Cavallo Lipizzano è una pratica estremamente tradizionale e tradizionalista: i cavalli sono di tipo «barocco»: diametri trasversi molto sviluppati, garrese poco rilevato, atteggiamento naturale di riunione, testa importante. Già ad un primo sguardo appaiono molto diversi dai cavalli moderni. La razza è dotata di una straordinaria cavalcabilità ed è particolarmente portata all’impiego negli attacchi (traino di carrozze), dimostrando una naturale accettazione dei finimenti, affidabilità, disponibilità, resistenza alla fatica e sicurezza. Sia per naturale inclinazione, sia per l’accrescimento all’ASCAL, in gruppi lasciati liberi che garantiscono il corretto sviluppo dei comportamenti sociali, il cavallo Lipizzano presenta un comportamento particolare verso l’umano: da un lato non eccede in confidenza fisica, dall’altro è in grado di stabilire un profondo rapporto con chi lo gestisce, manifestandosi con un linguaggio corporeo sottile e raffinato, ma estremamente preciso per chi sa interpretarlo.

Il Lipizzano è un museo vivente, cavallo rinascimentale mantenuto in vita grazie all’Alta Scuola di equitazione praticata ininterrottamente in Austria dal XVI Secolo ad oggi.

• La Francia ristabilì la propria Scuola Militare di Equitazione a Saumur già nel 1815, e il Cadre Noir nel 1825;
• La Spagna ha istituito la Real Escuela Andaluza del arte Ecuestre nel 1973;
• Il Portogallo ha istituito la Escola Portuguesa de Arte Equestre nel 1979.
Forse un giorno anche in Italia si potrà aprire un’accademia di equitazione classica che recuperi, in chiave nazionale, le lontane tradizioni del XVI Sec., anche a fini turistici

Ricercatore CREA-Zootecnia e Acquacoltura, sede di Monterotondo (RM)
Le sue attività riguardano principalmente l’applicazione di metodiche di biologia molecolare, genetica, genomica, trascrittomica, bioinformatica per studi di biodiversità, e dei caratteri produttivi e funzionali ai fini del miglioramento genetico in diverse specie di animali domestici.
#lafrase Non smetterò di meravigliarmi dei meccanismi molecolari che regolano il funzionamento di ogni singola cellula.


