Lo sviluppo delle filiere energetiche, attraverso la produzione di biogas e biometano a partire da scarti agricoli e liquami zootecnici, è la chiave per coniugare le esigenze alimentari con quelle ambientali e climatiche. In questo contesto, la filiera di produzione del biogas e biometano rappresenta un esempio virtuoso di economia circolare e una promettente opportunità di reddito integrativo per gli imprenditori agricoli. Nel 2025 in Italia risultano operativi già oltre 2200 impianti.
Un’opportunità di diversificazione dei redditi per gli allevamenti zootecnici arriva grazie alla spinta del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che ha puntato allo sviluppo delle filiere energetiche, attraverso la produzione di biogas e biometano a partire da scarti agricoli e liquami zootecnici, al fine di coniugare le esigenze alimentari con quelle ambientali e climatiche. Un approccio integrato, basato su modelli di produzione più sostenibili, che costituisce una rilevante opportunità di crescita per le imprese. Infatti, ad oggi, l’agricoltura italiana guarda alle bioenergie come fattore di innovazione, in una fase di cambiamento dovuta anche alle politiche green. Nel 2023 il settore zootecnico, in base ai dati economici nazionali, ha subìto una riduzione dello 0,8% dei volumi di produzione rispetto all’anno precedente.

A tirare il freno è stata sia la linea carni (-1%), in particolare quelle bovine (-2,5%), sia le altre produzioni (-0,5%), con un meno 1,2% per il latte (ISTAT, 2023), pertanto, puntare alla diversificazione dei redditi può rappresentare una soluzione vincente per il comparto.
In questo nuovo scenario, dove l’agricoltura è portata ad avere un ruolo sempre più multifunzionale, gli imprenditori agricoli sono chiamati a valorizzare anche gli usi “non alimentari” delle colture e la necessità di ridurre le emissioni di CO2 attraverso un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili di energia (FER). Non a caso, il crescente fabbisogno di energia, la necessità di proteggere l’ambiente e gli elevati i costi energetici, stanno spingendo il sistema agricolo italiano ad un più deciso ricorso alle FER, variando le proprie produzioni, da una parte quella alimentare e dall’altra quella energetica, per ottenere una maggiore diversificazione dei nostri agroecosistemi.
In questo contesto, la filiera di produzione del biogas e biometano rappresenta senza ombra di dubbio un esempio virtuoso di economia circolare. Il concetto di economia circolare prevede sistemi in cui le risorse sono utilizzate in modo più efficiente, gli scarti sono ridotti al minimo e i materiali sono recuperati e riutilizzati: una visione in cui il biogas prodotto tramite digestione anaerobica si inserisce naturalmente.
Per digestione anaerobica si intende il processo di degradazione biologica della sostanza organica indotto dall’attività microbica anaerobica e condotto all’interno dei digestori.
La filiera bioenergetica della digestione anaerobica non solo è corta e tecnologicamente matura, ma si caratterizza anche per una maggiore capacità produttiva in termini di energia primaria per ettaro di superficie agricola adoperata – con una riduzione consistente delle emissioni di gas serra e di ammoniaca – e per la capacità di chiudere il ciclo biologico naturale dell’azienda.
La valorizzazione dei reflui zootecnici, dei residui colturali e degli scarti di lavorazione rappresenta l’elemento fondamentale per realizzare un modello virtuoso di bioeconomia circolare e sostenibile, in grado di restituire sostanza organica ai terreni e di ridurre le emissioni di metano, ammoniaca e protossido di azoto in atmosfera, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dal Green Deal, tra cui la diminuzione dell’impiego di fertilizzanti di sintesi e il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.
In Italia, nel 2025, sono operativi oltre 2.200 impianti di biogas di cui 1.800 ubicati in ambito agricolo (CIB, 2024) e, prevalentemente, nelle Regioni del Bacino Padano. Ad oggi, gli oltre 2.000 impianti presenti garantiscono una produzione di biogas pari a 2,5 mld. (fonte Annuario agricoltura CREA, 2024). Gli impianti di biogas, in Italia, sono alimentati da oltre 40 milioni di tonnellate di biomasse agricole trattate (circa il 60% da effluenti zootecnici, il 30% da colture dedicate e il 10% da sottoprodotti agroindustriali) e producono circa 2.2 miliardi di m3 standard di biometano e circa 3 milioni di tonnellate di digestato, sottoprodotto utilizzato come ammendante agricolo (fonte CIB, 2024).
Questa valorizzazione degli scarti agricoli e forestali non solo favorisce l’indipendenza energetica, ma offre anche benefici economici e sociali concreti. La creazione di una filiera efficiente di raccolta, trasporto e lavorazione delle biomasse genera occupazione, contribuendo a contrastare fenomeni di spopolamento delle aree rurali e creando nuove opportunità di reddito per gli agricoltori. Inoltre, questo processo favorisce lo sviluppo di tecnologie innovative e offre uno strumento utile per la gestione sostenibile delle risorse naturali.
Ad oggi, la crescita di sistemi agroenergetici sostenibili, come la filiera del biogas, può rappresentare lo strumento più efficace per conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione del Paese nei diversi settori di produzione ed un volano per la nostra economia (agricoltura, industria, servizi).
Le imprese agricole che hanno investito in questi anni nella diversificazione delle proprie produzioni, puntando sulla produzione di FER (transizione energetica), hanno evidenziato migliori performance (Annuario CREA, 2024). Ma questo non basta: puntare ad un modello virtuoso di produzione di energia da fonti naturali, realizzata secondo modelli di trasformazione autoproduttiva delle aziende, significa perseguire obiettivi energetici, ambientali ed economici a livello di sistema Paese. Una transizione agro-ecologica del sistema produttivo agricolo consente di rafforzare il legame tra agricoltura, energia, territorio e risorse naturali e, se adeguatamente valorizzato, può trasformarsi in un motore di innovazione. Sfruttando le interazioni tra questi ambiti, si aprono opportunità per sviluppare nuove soluzioni che promuovano l’efficienza energetica, la sostenibilità e la resilienza dei sistemi produttivi. Le soluzioni tecnologiche, infatti, non riguardano solo l’utilizzo delle biomasse per la produzione di energia. In questo contesto, l’integrazione di tecniche energetiche innovative può offrire risposte efficaci, soprattutto attraverso il riutilizzo delle risorse agricole in un’ottica di economia circolare.
La transizione agroenergetica rappresenta, quindi, una sfida complessa ma estremamente promettente. Integrare agricoltura, energia e tecnologie innovative può contribuire a ridurre la dipendenza energetica e contrastare il cambiamento climatico, offrendo l’opportunità di implementare nuovi modelli economici, sociali e ambientali che possano migliorare la qualità della vita nelle aree rurali, creare occupazione e promuovere la sostenibilità a lungo termine.
Possiamo concludere che la digestione anaerobica è quindi uno strumento concreto e già ampiamente applicato per supportare la trasformazione energetica e agroecologica dell’agricoltura italiana, così da renderla più competitiva e apprezzata dai consumatori. Produrre cibo e FER (biogas), prendendosi cura del suolo e del clima non è solo teoria ma è già pratica concreta in linea con gli obiettivi di Sviluppo Rurale e Carbon Farming.

Primo Tecnologo CREA
Responsabile RETE PAC per la Regione Emilia-Romagna. Agronoma per formazione, con un approccio alla sostenibilità a 360 gradi
#lafrase Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato. [Leave this world a little better than you found it.]


