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domenica, 12 Aprile 2026

Quale futuro per la politica UE del vino? 

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Il vino si conferma pilastro dell’agroalimentare italiano, trainando produzione, export e occupazione lungo tutta la filiera. Accanto ai risultati positivi, emergono però alcune criticità dal passato e nuove sfide legate a clima, mercati e cambiamenti nei consumi. Il dibattito si concentra sul futuro della politica UE, che negli anni ha sostenuto il settore in modo significativo. Le proposte di riforma dopo il 2027 aprono scenari di possibile cambiamento. Una fase di transizione che richiede attenzione per preservare l’equilibrio del comparto. 

Il ruolo strategico del vino nel sistema agro-alimentare italiano 

Non c’è dubbio che il vino sia un settore strategico per il sistema agro-alimentare italiano, da molteplici punti di vista. Il suo ruolo emerge con evidenza, sia quando si misura la dimensione della filiera vino, in termini di operatori coinvolti, dalla fase agricola a quella della ristorazione. Altrettanto accade quando si considera il suo peso sul valore della produzione agricola, come anche quando si tiene conto della quota rivestita sul commercio con l’estero di prodotti agro-alimentari. Il vino caratterizza, in una posizione di primato assoluto, il comportamento dell’interno comparto delle bevande, come componente più robusta e dinamica della nostra industria alimentare.   

Le criticità emergenti e le nuove sfide del settore 

Data la straordinaria rilevanza del settore, desta preoccupazione il riaffiorare dal passato di alcune criticità, soprattutto legate alla formazione di eccedenze, che sembravano superate, anche grazie all’azione assicurata dalla politica UE del vino. Queste si sommano alle già complesse sfide future, tra le quali quelle legate alle modifiche strutturali nei gusti e nelle preferenze e dei consumatori, agli impatti prodotti dai cambiamenti climatici in atto e alle complessità che caratterizzano i mercati internazionali, esasperate dalle tensioni globali che stanno condizionando questo decennio.  

L’architettura della politica UE per il vino 

Nell’interrogarsi sul futuro della politica UE per il vino occorre partire dalla sua particolare architettura, che presenta caratteristiche del tutto originali nell’ambito della PAC, senza corrispondenti in altri settori. Dall’inizio del nuovo millennio, il vino ha potuto contare su un complesso sistema di interventi specificatamente destinati e disegnati sulle caratteristiche ed esigenze del settore, cha hanno coniugato le due anime fondamentali della PAC: le misure di mercato del I pilastro, e quelle di natura strutturale del II pilastro. A queste si associa un imponente apparato regolamentare, fatto di norme tecniche e di regole stringenti in vigna, in cantina e per l’etichettatura dei prodotti.   

I risultati raggiunti e i rischi per il futuro 

Questo approccio, pur avendo contribuito a riconfigurare il sistema di produzione del vino europeo e a collocare l’UE ai vertici di qualunque graduatoria mondiale – che si tratti di superfice, di produzione, o di export –, corre il rischio essere messo in discussione dalle proposte sul futuro assetto della PAC per il post 2027.  

Tra le questioni più sensibili se ne possono citare alcune di natura finanziaria, altre di natura organizzativa degli interventi; entrambe, comunque, in grado di determinare cambiamenti radicali.  

Sul fronte finanziario, l’attenzione è posta sull’eliminazione dell’obbligatorietà dell’attuazione dell’intervento settoriale per il vino nei paesi tradizionali produttori; una costante del passato, che ha fornito garanzie a tutela dei sistemi produttivi dei paesi vitivinicoli dell’UE. Ne consegue anche la mancata indicazione di un plafond di spesa preassegnato all’interno della dotazione generale per la PAC, che costituisce un evidente fattore di indebolimento, aprendo la strada alla competizione sulle future risorse che andranno condivise con gli altri settori agricoli. Tanto più che le proposte prevedono anche la copertura di una quota pari al 30% dell’eventuale dotazione tramite fondi nazionali (obbligo di cofinanziamento). Non da ultimo, il vino è uno dei pochi settori (insieme al tabacco) esclusi dal regime di sostegno accoppiato alla produzione. 

Dal punto di vista dell’organizzazione e collocazione degli interventi settoriali, la maggior parte delle attuali misure vitivinicole viene riconfermata nell’ambito di un generico menù di misure della PAC. L’introduzione di un menù unificato, oltre alla competizione sulle risorse, determina anche una sorta di uniformazione degli interventi e, quindi, una riduzione del valore identitario della politica del vino. Peraltro, le ulteriori misure al di fuori di questo menù, come ad esempio quella sull’enoturismo, dovranno trovare collocazione e finanziamento al di fuori della PAC stessa, collocandosi in competizione con le ulteriori iniziative della politica di coesione.  

In ultimo, ma non meno importante, resta opaco il futuro del sistema di controllo allo sviluppo delle superfici vitate, periodicamente posto in discussione, ma costantemente rinnovato, nonostante alcune criticità ripetutamente sollevate. Unico elemento di assoluta eccentricità della politica del vino che sembra destinato a resistere in un sistema in cui, se non tutto, molto potrebbe cambiare. 

Roberta Sardone
Ricercatrice CREA Centro Politiche e Bioeconomia

Laurea in economia e commercio, è Dirigente di ricerca al CREA-Politiche e Bioeconomia. I principali ambiti di ricerca riguardano il sistema agroalimentare italiano, la sostenibilità dell’agricoltura, la struttura dell’industria alimentare e lo studio della filiera del vino. È responsabile dell’Annuario dell’agricoltura italiana. È docente presso il corso di Scienze e culture enogastronomiche dell’Università di Roma Tre.

#lafrase L’umorismo va distinto dall’ironia. Quando si fa dell’ironia si ride degli altri. Quando si fa dell’umorismo si ride con gli altri
(Carlo M. Cipolla)

 

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