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giovedì, 29 Gennaio 2026

Intervista a Paolo Zanetti

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Abbiamo chiesto a Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, (l’Associazione Italiana Lattiero Casearia, che raccoglie il 90% del le imprese del comparto), di guidarci tra i numeri, il presente e il futuro del settore, pilastro dell’agricoltura italiana e del made in Italy a tavola. Con uno sguardo particolare al rapporto con la ricerca pubblica e con i cittadini. 

Settore lattiero-caseario italiano: qual è lo scenario? 

Il nostro settore fattura più di 26 miliardi di euro ed è tra i primissimi comparti dell’industria alimentare nazionale. Le nostre imprese danno lavoro a più di 35.000 famiglie che diventano più di 150.000, se consideriamo l’indotto. 

Un settore fatto da marchi internazionali, alcuni grandi gruppi italiani privati o cooperativi e da tante PMI diffuse in tutto il territorio nazionale e in grado di lavorare tutto il latte prodotto nel nostro Paese. 

Le nostre imprese sono fortemente legate ai territori, con una forte specializzazione nei prodotti di qualità, che coniugano sicurezza, tradizione e innovazione. 

Ogni anno, i nostri stabilimenti lavorano quasi 15 milioni di tonnellate di latte – per lo più bovino – che danno vita a quasi 1 milione e 400 mila tonnellate di formaggi, 2,5 milioni di tonnellate di latte alimentare, 260 mila tonnellate di latti fermentati, 100 mila tonnellate di burro. Con questi numeri, il sistema lattiero caseario italiano è una colonna portante dell’agricoltura nazionale. 

Per ragioni sostanzialmente demografiche, il mercato interno mostra una sostanziale stabilità, per cui sviluppo e crescita del settore dipendono fortemente dall’export, che coinvolge poco meno della metà della produzione casearia nazionale, con tassi di crescita davvero importanti: negli ultimi dieci anni 10 anni abbiamo messo a segno un eccezionale +100% in volume, +150% in valore. Una crescita incredibile, che ci ha portato al quarto posto della classifica mondiale e al primo posto di quella europea. 

Mozzarella, Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Gorgonzola, Mozzarella di Bufala Campana, Mascarpone, Burrate, Gorgonzola, Pecorino Romano rappresentano quasi il 90% del nostro export, con Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti che assorbono più del 50% delle nostre vendite all’estero e con alcune destinazioni, europee ed extraeuropee, che apprezzano sempre di più i formaggi made in Italy. 

Un settore con innumerevoli punti di forza, quindi, ma che presenta anche alcuni problemi. 

Mi riferisco, in particolare, al quadro normativo con cui le nostre imprese devono confrontarsi, una normativa che da tempo chiediamo di aggiornare per rendere il sistema più efficiente e capace di competere ad armi pari con la concorrenza dei colleghi degli altri Paesi sul mercato nazionale e all’estero. 

Non dimentico, poi, il tema dell’Italian sounding, una forma di concorrenza sleale che insidia il nostro export e che trova negli accordi internazionali, come il CETA o il recente accordo con il Mercosur, la sola arma a nostra disposizione. 

Vorrei menzionare infine una questione che attiene più da vicino il lavoro: la difficoltà nel reperire manodopera, specializzata e no. 

Quali sono i temi su cui come Associazione vi state impegnando di più? 

Il tema della rappresentanza del settore è la nostra mission principale.  

A questa affianchiamo un’assistenza alle imprese su tutti i temi economici, sanitari, giuridico-normativi. 

Ci assorbe molto anche l’attività di comunicazione, sia in Italia che all’estero, con una collaborazione costante con ICE, agenzia con cui collaboriamo da anni, concordando le strategie d’azione sui diversi mercati. 

Cosa vi aspettate dalla ricerca pubblica e dal CREA in particolare dal punto di vista delle vostre imprese associate? 

Le imprese del settore lattiero caseario operano in un contesto in cui disinformazione e narrazioni distorte sull’alimentazione hanno un impatto diretto sulla reputazione dei prodotti, dei marchi e sulle scelte dei consumatori. 

Su questo tema, le aspettative verso la ricerca pubblica sono diverse. In particolare, la realizzazione di ricerca di alta qualità, che contribuisca a chiarire il ruolo nutrizionale del latte e dei derivati. 

Bisognerebbe poi “fare sistema” per contrastare le fake news che riguardano i nostri prodotti e diffondere sempre di più una corretta informazione, intervenire con posizioni chiare e tempestive quando emergono notizie infondate o allarmismi, contribuire alla divulgazione con linguaggio accessibile e inclusivo. 

A questo si unisce ovviamente la richiesta di una collaborazione strutturata con il sistema produttivo, capace di orientare la ricerca anche verso temi di interesse industriale, come sostenibilità, qualità nutrizionale, innovazione tecnologica.  

Una sorta di ecosistema nel quale ricerca pubblica e imprese lavorino insieme per migliorare competitività e credibilità del settore. 

Cosa servirebbe per facilitare il dialogo tra consumatore, ricerca e impresa, rendendo l’innovazione più facile da comprendere e da accettare? 

L’esperienza che abbiamo maturato con il progetto Lattendibile – la newsletter mensile che curiamo da tanti anni per diffondere la corretta informazione sul ruolo nutrizionale di latte e derivati – ci ha insegnato che per arrivare alle persone la scienza deve cambiare linguaggio e formato. I risultati della ricerca devono essere narrabili, meno tecnici e più orientati ai bisogni reali dei consumatori.  

Anche l’innovazione è accettata quando è trasparente, spiegata e contestualizzata. Va raccontata non come qualcosa di astratto, ma come un beneficio concreto per la salute, l’ambiente e la filiera produttiva. Solo così si riducono paure e resistenze. 

   ASSOLATTE 

Nata nel 1945, l’Associazione Italiana Lattiero Casearia è una libera associazione di imprenditori che operano nel settore lattiero caseario. 

Assolatte riunisce      centinaia di marchi di aziende piccole, medie e grandi realtà nazionali, private e cooperative, alle grandi imprese internazionali — il cui fatturato rappresenta oltre il 90% di quello dell’intero comparto. 

Assolatte rappresenta tutti i prodotti che “nascono” dal latte, sia tradizionali che innovativi, comunque portatori di grande qualità, bontà e sicurezza: il latte da bere, in tutte le sue tipologie, lo yogurt e tutti i prodotti fermentati, il burro e, naturalmente tutti i formaggi, sia vaccini che caprini, bufalini, ovini o a latte misto. 

Oltre alla funzione di rappresentanza, attività che resta la sua mission principale, l’associazione svolge attività di consulenza/assistenza a supporto delle imprese nella loro operatività quotidiana e nelle loro scelte strategiche e promuove la corretta informazione su latte e derivati. 

Cristina Giannetti
Direttrice Responsabile CREA Futuro e Capo Ufficio Stampa CREA

Storica per formazione, giornalista per vocazione e comunicatrice per passione

#laFrase
vivere per raccontarla
(Gabriel García Márquez)

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