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giovedì, 29 Gennaio 2026

Direttiva Nitrati: da vincolo a opportunità 

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Per molti agricoltori la Direttiva Nitrati è sinonimo di limiti, controlli e burocrazia. Ma è davvero solo questo? Dietro una normativa spesso percepita come un freno alla produttività si nasconde, in realtà, una leva potente per innovare il modo di fare agricoltura e rendere le aziende più efficienti, sostenibili e competitive. Ne parliamo con Giovanni Cabassi, ricercatore del CREA Zootecnia e Acquacoltura (CREA ZA) attivamente impegnato in questo ambito.  

La Direttiva Nitrati dell’Unione Europea nasce per proteggere le acque superficiali e profonde dall’inquinamento causato da nitrati di origine agricola, ma oggi, grazie alla ricerca e alle nuove tecnologie, offre anche la possibilità di introdurre strumenti concreti per trasformare un obbligo in un’opportunità: nuove tecnologie nella gestione e stoccaggio dei reflui, produzione di biometano, e gestione agronomica dell’azoto a bilancio con strumenti di agricoltura di precisione. Ridurre gli sprechi, migliorare le concimazioni e tutelare l’ambiente non significa rinunciare alle rese, ma ripensare la gestione aziendale in chiave moderna. 

In questo percorso di trasformazione, il CREA è in prima linea con progetti che dimostrano come la normativa possa diventare un motore di innovazione, passando da vincolo ad alleato strategico dell’agricoltura del futuro. Ne parliamo con Giovanni Cabassiricercatore del CREA Zootecnia e Acquacoltura. 

Cos’è la Direttiva Nitrati? 

La Direttiva Nitrati è una normativa dell’Unione Europea, precisamente la Direttiva 91/676/CEE, che ha l’obiettivo di proteggere le acque superficiali e sotterranee dall’inquinamento causato dai nitrati di origine agricola. Si tratta di uno strumento fondamentale per la tutela dell’ambiente e della salute umana. 

Essa nasce dalla necessità di contrastare gli effetti negativi derivanti dall’uso eccessivo di fertilizzanti chimici e dalla gestione non corretta dei reflui zootecnici, responsabili di un progressivo deterioramento della qualità delle risorse idriche. L’accumulo di nitrati nelle acque rappresenta, infatti, un rischio significativo sia per l’ambiente sia per la salute umana. Da un lato, la contaminazione delle falde compromette la potabilità dell’acqua; dall’altro, l’eccesso di nutrienti nei fiumi e nei laghi favorisce fenomeni di eutrofizzazione, con gravi conseguenze per gli ecosistemi acquatici, poiché ne altera gli equilibri naturali e riduce la biodiversità. 

In Italia la Direttiva Nitrati è stata recepita a livello nazionale, ma la sua applicazione concreta è affidata alle Regioni e alle Province autonome. Questo comporta differenze territoriali nelle modalità di attuazione, pur nel rispetto dei principi e degli obiettivi stabiliti dall’Unione Europea. 

Nel complesso, la Direttiva Nitrati rappresenta un importante strumento di equilibrio tra le esigenze produttive del settore agricolo e la necessità di salvaguardare le risorse idriche, promuovendo pratiche agricole più sostenibili e responsabili. 

Quali ricadute e quali opportunità per l’agricoltura? 

La Direttiva Nitrati ha prodotto e continua a produrre ricadute significative sull’agricoltura, ma al tempo stesso ha aperto importanti opportunità di miglioramento nella gestione aziendale e ambientale. Un elemento centrale della direttiva è l’obbligo, per ogni Stato membro, di individuare le Zone Vulnerabili ai Nitrati (ZVN), ossia le aree in cui le acque risultano inquinate e a elevato rischio di inquinamento. In queste zone vengono applicati specifici programmi d’azione che regolano in modo stringente l’uso dell’azoto in agricoltura, fissando limiti precisi e modalità operative obbligatorie. 

In Italia, tali programmi d’azione sono implementati dalle singole Regioni, che hanno definito norme dettagliate in base alle caratteristiche del territorio e ai risultati dei monitoraggi delle acque profonde. Uno degli strumenti fondamentali previsti è il Piano di Utilizzazione Agronomica dei reflui (PUA), che impone alle aziende una gestione programmata e tracciabile degli effluenti zootecnici. Il PUA si basa sull’applicazione del metodo della concimazione secondo bilancio, che prevede il calcolo del fabbisogno reale delle colture, la valutazione degli apporti già presenti nel suolo e la conseguente distribuzione dell’azoto in modo mirato ed equilibrato, evitando eccessi e perdite. 

Attraverso questo approccio, l’uso dei reflui viene ricondotto a una logica agronomica e non più solo di smaltimento, valorizzando le aree agricole effettivamente disponibili e idonee allo spandimento. Sulla base dei dati di monitoraggio delle acque, ogni Regione ha quindi individuato le ZVN, nelle quali è stato imposto il limite massimo di 170 kg di azoto per ettaro all’anno di origine zootecnica, mentre nelle aree non vulnerabili il limite è generalmente più elevato, fino a 340 kg di azoto per ettaro. 

Dal punto di vista delle ricadute, questo sistema comporta per le aziende agricole una maggiore complessità gestionale, con obblighi di pianificazione, registrazione e adeguamento strutturale, che possono incidere sui costi e sull’organizzazione del lavoro, soprattutto nelle aziende zootecniche. Tuttavia, tali vincoli favoriscono anche una gestione più efficiente dei nutrienti, riducendo sprechi, migliorando l’efficacia delle concimazioni e contribuendo alla tutela delle risorse idriche. 

In termini di opportunità, l’applicazione dei piani di azione regionali e del PUA stimola l’adozione di pratiche agricole più sostenibili e innovative, rafforza l’integrazione tra allevamento e superficie agricola disponibile e consente alle aziende di accedere più facilmente a misure di sostegno e incentivi legati alla Politica Agricola Comune 

Quali scenari e prospettive per la ricerca?

Nel contesto della Direttiva Nitrati, gli scenari e le prospettive per la ricerca assumono un ruolo strategico, poiché la sfida futura non consiste solo nel rispettare i limiti normativi, ma nel migliorare l’efficienza dell’uso dell’azoto, riducendo ulteriormente l’impatto ambientale senza compromettere la produttività agricola. In questo quadro, la necessità di applicare i piani di azione regionali e i piani di utilizzazione agronomica ha spinto le aziende agricole ad affrontare il tema dell’azoto non più come un semplice vincolo, ma come una leva di innovazione tecnica e gestionale, stimolando nuovi filoni di ricerca. 

    Un primo scenario riguarda lo sviluppo e il perfezionamento di modelli previsionali e strumenti di supporto alle decisioni. La ricerca è sempre più orientata a integrare dati climatici, pedologici e colturali per rendere i metodi di concimazione secondo bilancio più dinamici e aderenti alle reali esigenze delle colture e alle condizioni ambientali. Questo approccio consente di ridurre le perdite di azoto verso le acque e l’atmosfera, migliorando al contempo l’efficienza economica delle aziende. 

    Un secondo ambito di grande interesse è quello dell’agricoltura di precisioneLe tecnologie digitali, la sensoristica in campo, il telerilevamento e l’uso di immagini satellitari aprono nuove prospettive per monitorare in tempo reale lo stato nutrizionale delle colture e distribuire l’azoto in modo mirato, solo dove e quando serve. Questo è particolarmente rilevante nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati, dove una gestione uniforme delle concimazioni risulta inefficace e potenzialmente rischiosa dal punto di vista ambientale. 

    Un ulteriore scenario chiave riguarda la valorizzazione dei reflui zootecnici, tema su cui la ricerca si è intensamente concentrata anche grazie all’applicazione dei piani di azione. L’innovazione tecnologica si è sviluppata sul fronte della gestione, dello stoccaggio e del trattamento dei reflui, sia a livello aziendale, con la separazione solido–liquido, sia attraverso la realizzazione di impianti più complessi, come quelli di digestione anaerobica per la produzione di biometano. Questi sistemi consentono non solo di produrre energia rinnovabile, ma anche di migliorare la qualità del refluo finale, il digestato, che presenta una frazione di azoto minerale più elevata e quindi più facilmente gestibile dal punto di vista agronomico. 

    L’aumento della quota di azoto minerale nel digestato permette una migliore sincronizzazione tra il fabbisogno delle colture e la distribuzione dell’azoto, riducendo il rischio di perdite e di inquinamento delle acque. La separazione delle frazioni solida e liquida, combinata con nuove tecnologie di distribuzione, consente, inoltre, l’utilizzo dei reflui anche nelle concimazioni di copertura, sia tramite spandimento con rapido interramento, sia mediante fertirrigazione, ampliando in modo significativo le possibilità di impiego agronomico. 

    Accanto a questi aspetti, si è sviluppato un ambito di ricerca particolarmente attivo legato al monitoraggio dell’azoto. L’attenzione è rivolta sia alla determinazione del contenuto di azoto nei reflui, sia al controllo dell’azoto minerale nel suolo, attraverso l’impiego di sensoristica avanzata, installata a bordo delle macchine di distribuzione o utilizzata per il monitoraggio diretto del terreno. A ciò si affianca lo studio di nuovi sistemi di trattamento, come la microfiltrazione, che consente di ottenere una frazione liquida del digestato idonea anche all’uso in fertirrigazione. 

    Infine, la ricerca svolge un ruolo fondamentale nel supporto alle politiche pubbliche, fornendo basi scientifiche solide per l’aggiornamento dei piani di azione regionali e per una possibile evoluzione della normativa. In questa prospettiva, il futuro è caratterizzato da una crescente integrazione tra ricerca scientifica, sperimentazione in campo e trasferimento dell’innovazione alle aziende agricole. 

    Il ruolo del CREA: cosa stiamo facendo e cosa possiamo ancora fare? 

    Il CREA gioca un ruolo centrale nell’attuazione della Direttiva Nitrati in Italia, combinando ricerca scientifica, sperimentazione pratica e trasferimento tecnologico alle aziende agricole. Attualmente, stiamo portando avanti a Lodi il progetto VIDEO, che mira a valutare come, attraverso buone pratiche agronomiche e tecnologie innovative di agricoltura di precisione, sia possibile ottimizzare l’uso dell’azoto anche nelle Zone Vulnerabili ai Nitrati. Un obiettivo chiave del progetto è testare la possibilità di superare il limite di 170 kg di azoto per ettaro nelle zone vulnerabili, introducendo la fertilizzazione in copertura con la frazione chiarificata del digestato, più ricca di azoto ammoniacale prontamente assimilabile dalle colture. Questo approccio consente di migliorare l’efficienza dell’azoto, riducendo le perdite e aumentando la sostenibilità delle concimazioni. 

    Contestualmente, stiamo esplorando le potenzialità delle tecniche combinate di distribuzione, utilizzando sia strumenti meccanici tradizionali sia fertirrigazione con digestati microfiltrati, che permette di distribuire l’azoto in modo più uniforme e mirato. Queste pratiche, integrate con l’uso di inibitori della nitrificazione, offrono ulteriori vantaggi: gli inibitori rallentano la trasformazione dell’azoto ammoniacale in nitrato, prolungando la disponibilità dell’azoto in forma assimilabile per le colture. Questo potrebbe essere importante per utilizzare reflui zootecnici e digestati in inverno, poiché l’azoto ammoniacale, altrimenti facilmente trasformato e perso come nitrato, rimane trattenuto nel suolo fino a quando la coltura non è pronta ad assorbirlo. 

    Parallelamente al progetto VIDEO, anche il progetto MEDEA contribuisce allo sviluppo di sistemi integrati per la gestione dei reflui, combinando trattamento, microfiltrazione e distribuzione controllata. Insieme, queste iniziative puntano a creare soluzioni innovative e replicabili, che migliorano l’efficienza dell’azoto, riducono l’impatto ambientale e aumentano la sostenibilità economica delle aziende agricole. 

    Oltre alla sperimentazione pratica, il CREA continua a svolgere attività di monitoraggio dei suoli e dei reflui, di sviluppo di tecnologie di trattamento avanzate e di supporto tecnico-scientifico alle Regioni, contribuendo all’aggiornamento dei piani di azione e alla diffusione di pratiche agricole innovative. In prospettiva, il nostro ruolo può ancora crescere, spingendo verso un’agricoltura sempre più precisa, efficiente e sostenibile, dove la ricerca, la tecnologia e la pratica si integrano per ridurre l’impatto ambientale senza penalizzare la produttività. 

    VIDEO 

    Valorizzazione innovativa del digestato per l’efficienza e l’ottimizzazione della nutrizione azotata 

    Progetto finanziato dal MASAF con CREA ZA capofila (IT CI e AA partner CREA) e con l’università di Milano come partner (DISAA, Prof. Fabrizio Adani e prof Alessia Perego).  Prevede la realizzazione di prove agronomiche sviluppo di modellistica colturale nelle Regioni Lombardia e Lazio per valutare tecnologie innovative di distribuzione e di gestione agronomica che permettano di utilizzare il digestato agrozootecnico e le sue frazioni liquide chiarificate oltre il limite di 170 kg/ha anche nelle zone ZVN.  

    Il finanziamento del progetto da parte del MASAF è di 700’000 euro; a supporto e ampliamento delle prove previste dal progetto sono stati attivati anche finanziamenti al CREA da parte di ERSAF Lombardia (300k)  e ARSIAL Lazio (100k). 

    MEDEA 

    Meccatronica ed Ecosistemi Digitali per l’Evoluzione dell’Agricoltura 

    Il progetto finanziato dal MASAF (1200k complessivi) con CREA IT capofila prevede nel WP4 (“Sistemi meccatronici per l’ottimizzazione della distribuzione dei reflui zootecnici per salvaguardare l’ambiente”, capofila CREA ZA, con un finanziamento di 300k euro) lo sviluppo e la validazione di sistemi meccatronici e sensoristici avanzati per migliorare l’efficienza e la sostenibilità della distribuzione di digestato agrozootecnico. In particolare, saranno condotte prove di campo per valutare l’efficienza agronomica dell’azoto delle frazioni liquide del digestato, in relazione alla riduzione delle perdite di nitrati, utilizzando tecnologie automatizzate di microfiltrazione e fertirrigazione. Le attività comprendono la valutazione comparativa di sensori commerciali e innovativi (NIR imbarcati, XRF portatili) per la caratterizzazione rapida del contenuto di azoto e fosforo di liquami e digestati, con la definizione di linee guida operative per la loro gestione.   

    Micaela Conterio
    Ufficio stampa CREA

    Giornalista pubblicista dalla comprovata professionalità sia come addetto stampa, con particolare riguardo ai social media (relations, strategy, event e content) e al web, sia come redattrice di articoli presso diverse redazioni di testate giornalistiche nazionali. Fotografa e scrittrice per passione.

    #lafrase Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi (Marcel Proust)

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