Sotto la guida del MASAF, il CREA amplia le sue competenze in pesca e acquacoltura, consolidando il ruolo dell’ente come hub nazionale “terra-mare” per innovazione e sostenibilità. Dal monitoraggio degli stock ittici alla precision aquaculture, passando per filiere circolari e valorizzazione di specie aliene come il granchio blu, il CREA integra ricerca, tecnologia e politiche pubbliche. L’obiettivo: rafforzare la blue economy italiana, ridurre le importazioni di prodotti ittici e garantire occupazione qualificata lungo le coste. Con modelli produttivi sostenibili e collaborazioni internazionali, l’ente punta a una filiera marina resiliente, competitiva e certificata secondo standard globali.
Sotto la vigilanza del MASAF, che coordina le politiche nazionali per pesca e acquacoltura, il CREA sta ampliando le sue competenze nel settore pesca e acquacoltura per consolidare il suo ruolo centrale nel settore primario che include terra e mare, valorizzando la blue economy e affrontando in modo proattivo sfide come l’adattamento e la resilienza ai cambiamenti climatici e i loro effetti sugli ecosistemi e sulle filiere, come la diffusione di specie aliene, grazie a una massa critica di ricerca già diffusa tra i suoi centri. Questo approccio garantisce piena coerenza culturale e istituzionale con la missione del CREA e con il suo documento di visione strategica integrando pesca e acquacoltura come “aziende agricole marine” sostenibili.
Perché ampliare le competenze su acquacoltura e pesca
L’agricoltura non si ferma alla terra: include pesca e acquacoltura, pilastri della blue economy italiana, che hanno prodotto nel 2024 rispettivamente 125.000 e 100.000 tonnellate di prodotti da acquacoltura per circa 700 e 500 milioni di euro, con consumi pro-capite tra 25 e 30 kg, dato fra i più alti in Europa.
Sia la pesca che l’acquacoltura emergono come settori strategici per il futuro, essenziali per la riduzione delle importazioni dei prodotti ittici (ad oggi circa il 70% viene importato in Italia) e al contempo per la resilienza alimentare nazionale di fronte ai cambiamenti climatici, alla diminuzione delle risorse marine selvatiche e alla necessità di adottare pratiche sempre più sostenibili che preservino stock ittici ed ecosistemi costieri, continuando a garantire occupazione qualificata nelle aree costiere, comprese le aree marine protette.
Il CREA, con il suo Centro Zootecnia e Acquacoltura (CREA-ZA) a Monterotondo (RM) e competenze trasversali in altri centri, è naturalmente posizionato per guidare l’innovazione, coprendo dall’allevamento alla valorizzazione economica dei prodotti. Già oggi la ricerca di CREA dimostra una solida massa critica. Le attività spaziano dallo sviluppo di modelli produttivi sostenibili all’individuazione di nutrienti e composti bioattivi nei prodotti ittici, dalle tecnologie ingegneristiche a supporto della pesca e dell’acquacoltura (incluse precision aquaculture, modellistica basata su AI e sistemi di monitoraggio degli ambienti sottomarini per la gestione degli stock ittici) alle analisi fenotipiche ed economiche delle specie, fino all’analisi e alla valorizzazione degli aspetti nutrizionali delle produzioni ittiche.
Altri esempi rilevanti includono le draghe idrauliche vibranti innovative per la pesca della vongola lupino, che riducono l’impatto ambientale migliorando la selettività, frutto di collaborazioni con enti come ISPRA e con le università. E ancora: l’esplorazione di un modello di acquacoltura integrata (IMTA) che affianca l’allevamento di specie tradizionali con organismi di basso livello trofico (come molluschi, alghe e altri estrattori), con l’obiettivo di aumentare diversificazione e produzioni, riducendo al contempo l’impatto ambientale degli impianti. Questa esperienza è particolarmente significativa, perché si basa non solo sulla collaborazione con istituzioni scientifiche straniere, ma anche sul coinvolgimento attivo del MASAF e delle principali associazioni di categoria, garantendo la partecipazione diretta delle istituzioni competenti e degli stakeholders.
Infine, il recente ingresso nel Piano straordinario sul granchio blu, coordinato dal Commissario straordinario per il granchio blu, Enrico Caterino, con MASAF, ISPRA, CNR, Regioni e università esemplifica come il CREA – in partnership con queste istituzioni – possa contribuire a trasformare emergenze in filiere ad alto valore, proponendo usi innovativi per specie aliene.
Queste attività collaborative rafforzano la rete nazionale, permettendo al CREA di presidiare politiche come la Politica Comune della Pesca e fondi blue economy, rispondendo a crisi settoriali con evidenze scientifiche per competitività, sostenibilità e sicurezza alimentare di imprese costiere, lagunari e interne.

Modalità e ricadute attese (breve, medio, lungo periodo)
L’ampliamento avviene integrando la rete interna CREA-ZA per allevamento e benessere, con competenze tecnologiche per AI/sensoristica, conoscenze di alimentazione e nutrizione per la qualità e la sicurezza dei prodotti, competenze in ambito di politiche per analisi economiche, in programmi di ricerca, progetti pilota territoriali e tavoli istituzionali, che vedono la stretta collaborazione con università, enti locali, enti di ricerca come ISPRA e CNR e imprese della filiera per co-progettazione e trasferimento rapido.
Si punta sullo sviluppo di tecnologie nell’ottica della precision aquaculture (Sensoristica, IoT e AI), di attrezzi selettivi come draghe vibranti per Chamelea gallina, di filiere circolari (es. trasformazione granchio blu) e di sistemi per il monitoraggio della biodiversità acquatica e della valutazione degli stock ittici (rete internazionale dei cabled observatories).
Nel breve periodo, si prevede un supporto immediato a emergenze come quelle del granchio blu o del ripristino riproduttivo di specie autoctone tramite monitoraggio avanzato, ma anche valutazioni d’impatto in partnership con enti locali, cooperative della pesca, centri di ricerca e università e la definizione di linee guida nutrizionali per valorizzare il pescato italiano, rafforzando la resilienza immediata del settore.
Nel medio periodo, la competitività crescerà con allevamenti ottimizzati e tecnologie diffuse in rete con atenei per formazione specialistica, diversificazione delle filiere tramite specie sottoutilizzate e prodotti ad alto valore (inclusi sottoprodotti ittici) e dati condivisi per politiche resilienti, che integrano blue growth e biodiversità UE, favorendo occupazione nelle zone costiere e nelle aree interne, anche attraverso le misure previste dal FEAMPA (Fondo Europeo Affari Marittimi Pesca Acquacoltura) per investimenti produttivi volti all’aumento delle produzioni e alla transizione energetica.
Sul lungo periodo, il CREA ha l’ambizione di posizionarsi come hub nazionale “terra-mare” per la transizione ecologica, con acquacoltura a basse emissioni ed economia circolare sviluppata in consorzi pubblico-privati e universitari, filiere radicate che generano occupazione qualificata e certificazioni sostenibili per pesca e allevamenti e standard internazionali su qualità, tracciabilità e benessere animale, che elevano la reputazione italiana, contribuendo a una blue economy matura e integrata.

Direttore tecnico scientifico CREA
Professore di Chimica Analitica presso l’Università degli Studi di Ferrara
#lafrase “Il futuro è già qui. Solo che non è equamente distribuito.” (cit. William Gibson)


