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giovedì, 29 Gennaio 2026

La zootecnia nel Sistema Italia 

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Con una crescita di valore della produzione superiore al 60 % nell’arco di circa un ventennio, il comparto zootecnico rafforza e conferma il suo ruolo strategico nell’ambito del sistema agroalimentare nazionale. E lo dimostra anche la straordinaria varietà e ricchezza delle produzioni tipiche di origine animale: ben 11 tra i 15 prodotti certificati più importanti sono formaggi, salumi e carni, per un valore vicino agli 8 miliardi di euro, pari all’85% del totale dei prodotti DOP e IGP (esclusi i vini). Senza dimenticare il contributo fondamentale che i sistemi zootecnici apportano alla tutela del territorio e dell’ambiente. 

La zootecnia italiana si trova oggi al centro di una trasformazione profonda. L’aumento dei costi di produzione, le nuove regole in materia ambientale e di benessere animale, stanno ridefinendo gli equilibri del settore.  

Il patrimonio zootecnico italiano 

Secondo i dati forniti dal Sistema Informativo Veterinario, aggiornati al 2024, nel nostro Paese si contano circa 20,5 milioni di capi appartenenti alle principali specie allevate: bovini, bufalini, ovini, caprini e suini (fig.1). 

Figura 1 Distribuzione dei capi per Regione 

La distribuzione di questi animali sul territorio nazionale non è uniforme. Oltre la metà (circa il 57%) degli allevamenti si concentra nel Nord Italia, che rappresenta quindi l’area a più alta densità zootecnica.  

Il valore della produzione zootecnica 

Nel 2024 il valore della produzione degli allevamenti zootecnici italiani supera i 22,7 miliardi di euro, segnando un aumento complessivo del 62% rispetto al 2005 (ISTAT, serie storica 2005-2024). Tale crescita conferma il ruolo strategico del comparto all’interno del sistema agroalimentare nazionale. Tuttavia, nello stesso arco temporale, i costi per mangimi e spese varie per il bestiame registrano un incremento ancora più marcato, pari a circa +82%. Questa dinamica ha determinato una crescente pressione sui margini delle aziende zootecniche, soprattutto a partire dal 2021, quando l’aumento dei prezzi delle materie prime, dell’energia e dei trasporti ha inciso in modo significativo sui costi operativi. La crescita dei costi registra un picco nel 2022, che ha rappresentato un anno di forte stress economico per il comparto. Solo nel biennio successivo si osserva un parziale rientro dei costi, senza però un ritorno ai livelli pre-pandemici (fig.2).  

Figura n.2 Evoluzione costi mangimi e spese varie per il bestiame 

Le produzioni: carni, latte, uova e miele 

Per quanto riguarda i singoli prodotti (ISTAT, serie storica 2005-2024) le carni appartenenti alle specie bovina, suina, ovicaprina e avicola, costituiscono la principale componente della produzione zootecnica italiana, con un aumento di valore pari a 46% tra il 2005 e il 2024 arrivando a raggiungere 12,6 miliardi di euro. Il pollame e carni suine mostrano gli aumenti più marcati (+88% e +85%), mentre le carni bovine crescono più lentamente (+23%) e il comparto ovi-caprino registra una contrazione strutturale (-25%).  

Figura n.3 Evoluzione del valore della produzione delle carni per tipologia animale (2005–2024) 

Il valore della produzione di latte ha registrato un aumento pari a 74%, trainato dal latte di vacca e bufala, con una crescita ancora più marcata per il latte ovino e caprino (+81%), a conferma del ruolo delle filiere di qualità. Nello stesso arco temporale il valore della produzione delle uova è più che raddoppiato (+124%) e il miele registra una crescita di sette volte (+736%).  

Zootecnia e DOP economy 

La zootecnia italiana nel 2024 ha generato una quota rilevante legata alle produzioni DOP e IGP di origine animale. Formaggi, salumi e carni certificate raggiungono un valore vicino agli 8 miliardi di euro, pari a circa l’85% del totale dei prodotti DOP e IGP (esclusi i vini). All’interno della cosiddetta DOP economy, la componente zootecnica è largamente predominante e tra i 15 prodotti certificati più importanti, ben 11 sono di origine animale. I formaggi generano oltre 5,5 miliardi di euro, i prodotti a base di carne più di 2,2 miliardi, e le carni fresche oltre 100 milioni, offrendo lavoro a oltre 500 mila addetti lungo l’intera filiera. 

L’Italia detiene il primato mondiale per numero di certificazioni, con ben 856 prodotti DOP e IGP, a dimostrazione della straordinaria varietà e ricchezza delle sue produzioni tipiche. È importante sottolineare che alcune razze autoctone, come la Chianina, la Marchigiana, la Romagnola, la Piemontese o l’Agnello di Sardegna, contribuiscono alle produzioni IGP, valorizzando le specificità dei territori del nostro Paese. 

Biodiversità, razze autoctone e presidio del territorio 

Oltre alla produzione di alimenti, i sistemi zootecnici svolgono un ruolo fondamentale nella tutela del territorio e dell’ambiente. Gli allevamenti (soprattutto quelli estensivi) contribuiscono alla conservazione del paesaggio rurale, alla salvaguardia della biodiversità e all’erogazione di servizi ecosistemici. In Italia sono riconosciute oltre 140 razze tra bovini, ovini, caprini e suini, molte delle quali classificate come Tipo Genetico Autoctono (TGA) che ben si adattano alle condizioni ambientali specifiche dei diversi territori di origine. Tuttavia, molte di queste razze sono oggi considerate a limitata diffusione e si trovano a competere con poche razze cosmopolite, selezionate per massimizzare le produzioni di latte o carne. Per tale motivo sono attuate a livello nazionale azioni volte a monitorarne lo stato di conservazione. Uno strumento funzionale a tale scopo, riconosciuto a livello internazionale è la banca dati della FAO denominata DAD-IS Domestic Animal Diversity Information System (https://www.fao.org/dad-is) che fornisce l’accesso a database riportanti informazioni relative alla razza e collegamenti sulla biodiversità animale. Inoltre, consente di analizzare il livello di rischio di perdita della biodiversità animale.  

Giulia Pastorelli
Ricercatrice CREA Centro Politiche e Bioeconomia

Ricercatrice III livello presso il CREA Politiche e Bioeconomia, svolge attività di studio e ricerca sulle politiche comunitarie per i settori agricolo e zootecnico, con particolare attenzione al benessere animale, all’attuazione, al monitoraggio e alla valutazione degli interventi della PAC. 

Giacomo Contò
Tecnologo CREA Centro Zootecnia e Acquacoltura

Tecnologo III livello presso il CREA Zootecnia e Acquacoltura, svolge attività di ricerca e supporto tecnico presso l’ufficio Valorizzazione biodiversità animale del Masaf per le politiche di sviluppo rurale nazionale.  


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