Il settore ittico italiano si muove tra crisi e necessità di cambiamento: con una flotta in calo costante da due decenni, è alla continua ricerca di un bilanciamento tra tutela dell’ambiente, difesa del reddito e nuove prospettive di sviluppo. Scopriamo insieme il comparto alla base della blu economy: dalle caratteristiche delle catture delle diverse specie agli indicatori di equilibrio relativi a flotte e risorse disponibili; dal ruolo svolto dal Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura fino alle attività del CREA per promuovere lo sviluppo sostenibile del settore ittico, tra ricerca scientifica, analisi economica e supporto alle politiche pubbliche.
Il mare è una risorsa preziosa, ma non inesauribile. La pesca italiana vive una fase di profonda trasformazione: meno barche, più regole e nuove sfide economiche. Tra riduzione della capacità, tutela degli stock ittici e ricerca di equilibrio tra ambiente e reddito, il settore sta cambiando rapidamente.
La flotta da pesca
Nel 2024 la flotta italiana attiva nel Mediterraneo conta circa 11.600 imbarcazioni, per una capacità complessiva di 136.900 tonnellate di stazza lorda e 903.500 kW di potenza motrice. Il calo rispetto al 2023 è contenuto sebbene, confrontando l’attuale situazione con quella di vent’anni fa, emerga una riduzione consistente: oltre 3.000 barche in meno (-22%).

Questi cambiamenti derivano dalle politiche di contenimento dello sforzo di pesca, che hanno sostenuto e incentivato la fuoriuscita dei pescherecci attraverso le misure di arresto definitivo.
Sforzo di pesca
Lo sforzo di pesca è un indicatore che misura la pressione esercitata da un peschereccio o da una flotta sulle risorse ittiche, espresso dal rapporto tra la capacità di pesca e l’attività di pesca, dove: la capacità è misurata principalmente in tonnellate di stazza lorda (GT) e potenza del motore (kW) e l’attività di pesca è misurata in giorni trascorsi in mare.
La flotta è costituita in gran parte dalla piccola pesca artigianale (il 69% delle unità), caratterizzata da imbarcazioni di dimensioni ridotte, operative nelle aree costiere. Il ruolo principale è svolto dallo strascico, che, pur rappresentando il 17% delle imbarcazioni, concentra il 60% della stazza complessiva e quasi la metà della potenza motrice. Seguono le draghe idrauliche, utilizzate soprattutto per le vongole, e le volanti, specializzate nella cattura di alici e sardine.

Le catture
Nel 2024 sono state sbarcate dalla flotta mediterranea 117.500 tonnellate di prodotto ittico, per un valore complessivo di 635,8 milioni di euro. Lo strascico rappresenta il segmento dominante, con 36.900 tonnellate e il 47% dei ricavi, grazie alla presenza di specie ad alto valore come gamberi rossi e scampi. La piccola pesca, pur lavorando su volumi inferiori, contribuisce per il 23% del valore economico, segnalando un pescato caratterizzato da qualità elevata.
Le specie più comuni sono vongole e alici, che insieme rappresentano circa un terzo delle catture totali. Le alici si distinguono inoltre per valore commerciale, superando i 56 milioni di euro.
Gli indicatori di equilibrio
La valutazione dell’equilibrio tra flotta e risorse disponibili si basa su indicatori biologici, economici e tecnicooperativi. Le analisi mostrano che circa il 30% dei segmenti di flotta esercita un livello di attività superiore a quello sostenibile e che diversi stock, tra cui nasello e pesce spada, risultano sovrasfruttati.
I segmenti di flotta
I segmenti di flotta sono sottogruppi omogenei di imbarcazioni classificati in base a caratteristiche tecniche e operative analoghe. Servono a descrivere e monitorare in modo più accurato le attività della flotta da pesca. Un segmento di flotta viene definito generalmente sulla base di tre fattori: Tipo di attrezzo usato, Classe dimensionale dell’imbarcazione, Area geografica di attività.
Dal punto di vista economico, non tutte le unità sono in grado di garantire la redditività nel lungo periodo: il 20% dei segmenti presenta condizioni economiche critiche e molti risentono anche delle difficoltà nel breve termine. Si osserva, inoltre, un aumento delle imbarcazioni inattive o sottoutilizzate, soprattutto nella piccola pesca, a causa dei crescenti costi operativi, in particolare del carburante.
Il ruolo del FEAMPA
Il FEAMPA – Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura è lo strumento finanziario dell’Unione Europea 2021-2027 dedicato alla gestione sostenibile delle risorse marine, allo sviluppo dell’acquacoltura e al sostegno delle comunità costiere. Il Fondo finanzia interventi per ridurre l’impatto della pesca sugli stock, migliorare la selettività degli attrezzi, modernizzare la flotta, potenziare la sicurezza e sostenere innovazione e transizione ecologica dell’acquacoltura. Promuove la diversificazione economica nelle aree costiere e il rafforzamento della raccolta dati e dei sistemi di controllo, in linea con la Politica Comune della Pesca. Per l’Italia è operativo un Programma Nazionale da 987 milioni di euro, cofinanziato da risorse UE e nazionali.
Cosa sta facendo il CREA?
Il Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA svolge un ruolo centrale nel promuovere lo sviluppo sostenibile del settore ittico, integrando ricerca scientifica, analisi economica e supporto alle politiche pubbliche.
Un esempio significativo riguarda il Piano di gestione del rossetto (Aphia minuta) nel Mar Ligure e nel Tirreno centro-settentrionale, una pesca che affonda le sue radici in una lunga tradizione locale. Negli ultimi anni quest’attività aveva rischiato di scomparire a causa di nuove norme europee, introdotte per proteggere gli ecosistemi marini. Il Piano di gestione — sviluppato grazie alla collaborazione tra istituzioni, pescatori, loro rappresentanti e comunità scientifica — è oggi al suo quarto rinnovo e rimarrà in vigore fino al 2026. La sua adozione ha permesso di continuare a pescare il rossetto in modo sostenibile, evitando un’interruzione che avrebbe avuto conseguenze rilevanti per molte famiglie. Il monitoraggio socioeconomico, condotto dal CREA-PB, ha consentito di definire le caratteristiche del settore, mettendo in luce l’importanza di questa pesca per le comunità coinvolte – pescatori, cooperative e nuclei familiari – per le quali rappresenta una componente significativa, anche se non esclusiva, del reddito.

Ricercatrice CREA Centro Politiche e Bioeconomia
Dirigente di ricerca presso il CREA Politiche e Bioeconomia, svolge attività di studio e ricerca sulle politiche comunitarie per i settori agricolo e ittico, con particolare attenzione all’attuazione, al monitoraggio e alla valutazione degli interventi.
#lafrase The future belongs to those who believe in the beauty of their dreams ‒ Eleanor Roosevelt


